Gli avvocati dell’Ordine di Cagliari hanno indetto uno sciopero a oltranza

Gli avvocati dell’Ordine di Cagliari hanno indetto uno sciopero a oltranza

Alessandra Concas Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia

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L’Assemblea Straordinaria degli iscritti all’Ordine degli Avvocati di Cagliari riunitasi il 7 febbraio, ha deciso di indire uno sciopero a oltranza a fare data dall’11 febbraio.

Lo sciopero prevede l’astensione degli iscritti da ogni attività nelle udienze civili, penali, amministrative e tributarie, sino a quando il Ministro della Giustizia e il Governo non manifesteranno concreti segnali rivolti alla volontà di instaurare un confronto e una concertazione con gli Organi Istituzionali e politici dell’Avvocatura sulle riforme e i temi della Giustizia.
Gli Avvocati invitano i loro colleghi a richiedere la cancellazione dalle liste del patrocinio a spese dello Stato e delle difese d’ufficio, di proporre l’integrazione dell’ordine del giorno dell’assemblea  indetta dall’Unione Regionale delle Curie il 18 Febbraio 2014 con la richiesta di invito ai Consigli degli Ordini degli Avvocati della Sardegna e gli Organi ed Organismi rappresentativi dell’Avvocatura a rassegnare, in segno di protesta, le proprie dimissioni.
I giovani avvocati del Foro di Cagliari, sottolineano di essere in lotta per affermare i propri propositi dal 2012, e nel corso dell’assemblea straordinaria del 7 febbraio scorso sono riusciti a concertare e concretare la loro protesta con la decisione dello sciopero a oltranza.

Con l’intento di realizzare un più preciso dovere di cronaca riportiamo di seguito il testo della delibera dei lavori a firma del Presidente dell’Ordine  degli avvocati di Cagliari.

 

Delibera Assemblea Straordinaria del 7 Febbraio u.s.

L’Assemblea Generale Straordinaria degli iscritti all’Ordine degli Avvocati di Cagliari
riunitasi il 7 febbraio 2014,
RILEVATO
• che il diritto di difesa costituzionalmente garantito sta subendo un attacco senza precedenti;
• che anche gli ultimi provvedimenti governativi, presentati come di riforma del processo civile, confermano la oramai consolidata tendenza a comprimere sotto diversi profili i diritti costituzionali. In questo senso vanno, tra gli altri: l’introduzione di filtri discrezionali sull’ammissibilità delle impugnazioni, la mortificazione del principio costituzionale di motivazione dei provvedimenti giurisdizionali; la previsione di una responsabilità solidale dell’Avvocato rispetto all’esito della causa; la sostanziale cancellazione del sistema delle impugnazioni attraverso l’abolizione del divieto di reformatio in peius, l’esclusione del controllo di legittimità sulla motivazione in caso di doppia decisione conforme nel merito e la conseguente tendenziale cristallizzazione degli orientamenti giurisprudenziali, la crescit a esponenziale, costante, progressiva, incontrollata ed incontrollabile dei costi di accesso alla giustizia, cui non ha corrisposto alcun effettivo e concreto reinvestimento delle somme per migliorare il funzionamento del sistema, già da troppo tempo gravato da pesantissime carenze di mezzi e di organici, cui non è dato segno di voler porre alcun rimedio.

CONSIDERATA

la gravissima compressione dei diritti dei non abbienti attuata attraverso la drastica ed ingiustificata riduzione delle risorse da dedicarsi alla loro difesa, da sempre assicurata ai più deboli in modo pieno e qualificato dall’Avvocatura, cui si è ritenuto da ultimo di imporre, senza preventiva concertazione, un ulteriore taglio dei compensi, in alcun modo commisurati alla quantità e qualità dell’opera prestata.

RITENUTO

intollerabile, poiché gratuito e rispondente a deplorevole demagogia, il malcelato tentativo di addossare la maggiore responsabilità del cattivo funzionamento della giustizia e dell’eccessiva durata dei procedimenti giudiziari principalmente agli Avvocati, senza tenere in alcuna considerazione il servizio da loro reso quotidianamente per assicurare a tutti una effettiva difesa e le risorse economiche che costantemente l’Avvocatura immette per tentare di ovviare alle gravi carenze di mezzi, strumenti e perfino materiali d’uso comune, i cui oneri dovrebbero essere assicurati dai pesanti costi richiesti per l’accesso alla giustizia. Con totale svilimento della funzione difensiva, determinato e reso ancor più sensibile, quanto intollerabile, dalla pratica giudiziaria quotidiana, nella quale all’Avvocato si chiede di assumere un ruolo di supplenza rispetto alle carenze organizzative degli uffici.

 

PRESO ATTO

che il Ministro della Giustizia ha disatteso ogni tentativo degli organi rappresentativi dell’Avvocatura di intraprendere un dialogo, gli interventi sopra richiamati costituiscono l’unica risposta che il Governo ha ritenuto di dover rendere ai cittadini, noncurante dei continui richiami della Corte Europea dei Diritti dell’ Uomo avverso la constata inefficienza ed inefficacia del “sistema giustizia” che, si ribadisce, “impediscono di fatto l’effettiva tutela dei diritti dei Cittadini, quali la dignità sociale e l’uguaglianza davanti alla legge, con riflessi negativi in merito al pieno sviluppo della persona”, ledendo i principi fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana, della Convenzione di Tutela dei Diritti Umani e della Carta Europea dei Diritti dell’Uomo.

CONSIDERATO

più specificamente e con viva preoccupazione, che i citati interventi, troppo di frequente attuati attraverso l’illegittimo ricorso alla decretazione d’urgenza, con riflessi negativi sotto il profilo sostanziale, processuale e sistematico, comportano la palese e grave vi olazione:

• degli artt. 3 e 24 comma 1 della Costituzione, che garantiscono a tutti i Cittadini l’effettiva possibilità di agire in giudizio per la “tutela dei propri diritti ed interessi legittimi”;
• dell’art. 111 della Costituzione, per l’intenzione di consentire che la sentenza venga resa senza una motivazione subordinando quest’ultima al pagamento di un contributo.
• dell’art. 6 della “Carta Europea dei Diritti dell’Uomo”, che sancisce per “tutti i cittadini europei il diritto ad un “equo processo” garantendo il diritto che la causa sia esaminata equamente, pubblicamente, ed entro un termine ragionevole da un Tribunale indipendente ed imparziale, costituito per legge” […].
• dell’art. 14 della “CEDU” e dell’art. 1 del Protocollo 12 della “CEDU”, i quali garantiscono che i diritti e le libertà riconosciute dalla Con venzione, nonché il godimento dei diritti previsti dalla legge siano assicurati senza nessuna discriminazione, in particolare quelle fondate sul sesso, razza, religione opinioni politiche di altro genere, l’origine nazionale e sociale, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, la ricchezza, la nascita o ogni altra condizione”.

CONSIDERATO ALTRESÌ

• che l’art. 2 comma 7 della legge 146 del 1990, come modificata dalla legge 83/2000, stabilisce che “le disposizioni relative al rispetto dei termini di preavviso minimo e di indicazione della durata dell’astensione non si applicano nei casi di astensione dal lavoro in difesa dell’ordine costituzionale”.
• che nel caso di specie l’Assemblea dell’Ordine degli Avvocati di Cagliari ha ravvisato un fondato, serio, grave, attuale, pregiudizio ai diritti della persona costituzionalmente garantiti e tutelati dalle convenzioni e tra ttati internazionali sui diritti dell’uomo cui lo stato italiano aderisce;
• che la gravità della situazione impone di assumere, con senso di responsabilità e per il rispetto nutrito dall’Avvocatura per le Istituzioni, ogni più ferma iniziativa,

DELIBERA
• l’astensione degli Iscritti da ogni attività nelle udienze civili, penali, amministrative e tributarie, a decorrere dal giorno 11 Febbraio 2014 ad oltranza, fino a quando non saranno manifestati da parte del Ministro della Giustizia e del Governo segni concreti di voler instaurare un confronto ed una concertazione con gli Organi Istituzionali e politici dell’Avvocatura sulle riforme ed i temi della Giustizia;
• di invitare i Colleghi a richiedere la cancellazione dalle liste del patrocinio a spese dello Stato e delle difese d’ufficio;
• di proporre l’integrazione dell’ordine del giorno dell’assemblea già indetta dall’Unione Regionale delle Curie per il 18 Febbraio 2014 con la richiesta di invito ai Consigli degli Ordini degli Avvocati della Sardegna ed a tutti gli Organi ed Organismi rappresentativi dell’Avvocatura a rassegnare, in segno di protesta, le proprie dimissioni.
• con espresso invito a tutti gli Iscritti, stante l’importanza delle questioni da discutere;
• a partecipare all’assemblea straordinaria del 18.02.2014;
• ad assumere ogni iniziativa utile a diffondere ed illustrare il contenuto della presente delibera.

Cagliari, lì 7 Febbraio 2014

Il Consigliere Segretario
Aldo Luchi

Il Presidente
Ettore Atzori

 

L’auspicio è che la situazione si risolva al più presto, in modo che la macchina della giustizia possa essere in grado di essere sempre al servizio dei cittadini, a qualunque strato sociale essi appartengano, senza nessuna distinzione di sorta.

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