Gli alimenti alla ex moglie che non può lavorare

Gli alimenti alla ex moglie che non può lavorare

di Concas Alessandra, Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia

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Quando una coppia divorzia, all’ex moglie che  non ha un reddito sufficiente a garantirle un’adeguata autonomia economica, spetta ricevere l’assegno di mantenimento

La donna deve anche meritare l’aiuto economico, e questo significa che per lei deve essere impossibile lavorare.

L’incapacità dovrebbe derivare da una crisi del mercato occupazionale, da sopraggiunti limiti di età, da una malattia invalidante oppure dal fatto che durante il matrimonio, si sia dedicata alla casa e ai figli, perdendo i contatti con il mondo del lavoro.

La Suprema Corte di Cassazione, con una recente ordinanza (Cass. ord. n. 18548/20), si è occupata  del mantenimento in presenza di determinate circostanze.

Ci si è chiesti se un titolo di studio e l’abilitazione professionale possano essere condizioni sufficienti per ritenere che sussista la necessaria potenzialità lavorativa che per legge escluda la possibilità di ricevere gli alimenti.

Gli alimenti e il loro ruolo

Gli alimenti rappresentano una misura che il giudice dispone al fine garantire, al coniuge che possiede un reddito meno elevato, di potere essere autosufficiente anche in seguito al divorzio.

Questa autosufficienza viene valutata in relazione al luogo e alla condizione sociale delle parti, ma soprattutto prendendo in considerazione il reddito del coniuge al quale è rivolto il pagamento.

Se le sue possibilità economiche non glielo consentono, non può essere costretto a garantire all’ex un tenore di vita dignitoso.

Il fatto che lo stesso sia molto ricco, non attribuisce all’ex il diritto a percepire un assegno di importo maggiore, essendo la misura rivolta a garantire l’indipendenza economica, senza tenere conto di quanto guadagna l’altro coniuge.

 

Quando il giudice valuta l’ammontare del mantenimento, deve valutare due cose molto importanti.

La prima, che potrebbe comportare la riduzione o l’annullamento, è la “meritevolezza” del richiedente.

Una moglie ancora giovane, che può lavorare, non ha diritto al mantenimento anche se disoccupata.

La seconda, che ne può comportare l’aumento, è il ruolo che il richiedente ha avuto nella famiglia prima della separazione.

La moglie che non ha mai lavorato per  fare la casalinga, badando alla casa e ai figli, ha diritto a un mantenimento più elevato in ragione del suo sacrificio.

Chi rinuncia al lavoro per dedicarsi alle faccende domestiche e il coniuge è d’accordo, consente  allo stesso di dedicarsi di più alla carriera e di arricchirsi, e a questa ricchezza ha diritto di partecipare in caso di scioglimento del matrimonio.

Il diritto agli alimenti si presenta esclusivamente  quando l’ex coniuge , di solito la donna, non possiede un reddito sufficiente al fine di potersi mantenere e un’età elevata da impedirle di potere stare dentro il mercato del lavoro.

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Le circostanze nelle quali l’ex moglie non ha diritto al mantenimento

Ritorniamo indietro nel tempo, ricordando che cosa è derivato dalle sentenze della Suprema Corte di Cassazione 2017 e del 2018 (Cass. sent. n. 11504/17 e Cass. S.U. sent. n. 8287/18), che hanno determinato uno stravolgimento nel metodo di quantificazione dell’assegno divorzile.

Secondo i Supremi Giudici, l’assegno non ha più la funzione di conservare lo stesso tenore di vita che l’ex coniuge aveva durante il matrimonio.

Serve a garantirle indipendenza e autosufficienza, indipendentemente dalle condizioni economiche di chi paga.

In questo modo è caduta la proporzione tra alimenti e redditi di chi paga.

Ad esempio, se un ricco imprenditore con un reddito annuo di 300 mila euro, paga all’ex moglie un assegno di mantenimento di 1.000 euro, oppure che la donna non abbia diritto a percepire nessuna somma perché ha uno stipendio da dipendente pubblico.

Il mantenimento non è più automatico.

Questo vuol dire che non consegue esclusivamente per il fatto che uno dei due coniugi non si possa mantenere in modo autonomo.

Lo stesso deve dimostrare che la condizione d’ incapacità non dipende da lui.

In presenza di simili circostanze, una persona giovane, con una formazione scolastica o con precedenti lavorativi, non ha nessun diritto al mantenimento perché ha le condizioni per trovare un’occupazione, da lavoratore dipendente o autonomo.

L’ex moglie che vanta pretese economiche nei confronti dell’ex marito, dovrà essere in grado di  fornire la prova di essere meritevole.

Questo vuol dire avere cercato lavoro e non esserci riuscita a causa del mercato dell’occupazione, a questo scopo, si dovrà evidenziare di avere richiesto colloqui di lavoro, di avere partecipato a bandi e concorsi, di avere inviato il suo curriculum vitae e di essersi iscritta alle liste di collocamento, di avere una malattia che pregiudica, in modo parziale o completo, le capacità lavorative, oppure essersi dedicata per diversi anni ai lavori domestici, occupandosi delle vicende della famiglia, della casa e dei figli d’accordo con il marito e perdendo ogni legame con il mondo del lavoro.

È evidente che, in presenza di simili circostanze, la donna deve avere maturato un’età da escluderla da ogni possibile impiego in un’altra attività lavorativa.

L’età di solito coincide con i 45-50 anni.

Ex professionista e mantenimento

Essere una professionista con un titolo di studio, non consente di richiedere l’assegno di mantenimento.

Questo accade perché l’attività di lavoro autonomo offre delle potenzialità di reddito che non sono compatibili con gli alimenti.

Il discorso è diverso se l’ex coniuge possiede il titolo, ma non uno studio, e non ha esercitato l’attività per diversi anni a causa della scelta, condivisa con l’ex marito, di seguire la famiglia.

Ad esempio, una donna ingegnere, commercialista o avvocato che ha preferito svolgere lavori saltuari e senza nessun impegno, perché il suo interesse primario è stato quello di dedicarsi ai figli e alla casa.

La Corte di Cassazione sottolinea che, in presenza di una simile situazione, il diritto al mantenimento sussiste.

Una volta assodata la questione, per l’ex moglie professionista che non ha mai esercitato, scatta il pagamento dell’assegno divorzile, ed è più meritato se non ha abbastanza soldi per aprire un suo studio professionale.

Le vicende del matrimonio hanno un peso, si deve accertare il rapporto tra le scelte che la coppia ha adottato.

Ad esempio, la decisione della donna di dedicarsi ai figli e alla casa, e quale sia la situazione economica di chi chiede l’assegno di mantenimento quando  si scioglie il matrimonio.

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Concas Alessandra

Giornalista iscritta all’albo dell’Ordine di Cagliari e Direttore responsabile di una redazione radiofonica web. Interprete, grafologa e criminologa. In passato insegnante di diritto e lingue straniere, alternativamente. Data la grande passione per il diritto, collabora dal 2012 con la Rivista giuridica on line Diritto.it, per la quale è altresì Coautrice della sezione delle Schede di Diritto e Referente delle sezioni attinenti al diritto commerciale e fallimentare, civile e di famiglia.


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