inserito in Diritto&Diritti nel maggio 2003

Sentenza n. 79 del 17 marzo  2003

 

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Pubblica udienza del: 29 gennaio 2003

Pres: Bruno dr. Amoroso

Relatore: Luigi dr. Ranalli

TESTO:

              “SENTENZA

sui seguenti ricorsi riuniti:

1)- n.603 del 2001 proposto dalla s.r.l. C.***, con sede in Maltignano, in persona dell’Amministratore unico e legale rappresentante, sig. I.***, rappresentato e difeso dagli avv.ti Giancarlo Mengoli e Claudio Ascoli ed elettivamente domiciliato in Ancona, Piazza Cavour n.29;

contro

il COMUNE di MALTIGNANO, in persona del Sindaco pro-tempore, rappresentato e difeso dall’avv. Sandro Pelillo ed elettivamente domiciliato in Ancona, Via Lata n.3, presso lo studio dell’avv. Giorgio Barletta;

e nei confronti

dell’A.N.A.S. (Azienda Nazionale Autonoma Strade), con sede in Roma, in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Ancona, presso il cui Ufficio è per legge domiciliato;

per l’annullamento

- del provvedimento 17.5.2001 con cui il Responsabile del Servizio edilizia privata del Comune di Maltignano ha sospeso l’iter della concessione edilizia, chiesta dalla ricorrente per un impianto di distribuzione carburanti;

- delle note dell’A.N.A.S. del 24.2.1995, 6.6.2000, 21.9.2000, e 8.5.2001;

- di ogni altro atto presupposto, conseguente e connesso;

nonché

per la condanna del Comune al risarcimento dei danni;

2)- n.955 del 2001 proposto dalla s.r.l. C.***, con sede in Maltignano, in persona dell’Amministratore unico e legale rappresentante, sig. I.***, come sopra rappresentato, difeso e domiciliato;

contro

il COMUNE di MALTIGNANO, in persona del Sindaco pro-tempore, come sopra rappresentato, difeso e domiciliato;

e nei confronti

della ditta A.***, in persona dell’omonimo titolare, rappresentato e difeso dall’avv. Gerardo Villanacci ed elettivamente domiciliato in Ancona, Piazza Cavour n.2, presso lo studio dell’avv. Maurizio Miranda;

per l’annullamento

- del provvedimento 18.9.2001 con cui il Responsabile del Servizio commercio del Comune di Maltignano ha respinto la domanda della società ricorrente e del provvedimento 10.9.2001 con cui ha autorizzato la ditta Accaramboni ad installare ed ad esercitare sulla S.S. n.4 un impianto di distribuzione carburanti;

nonché

per la condanna del Comune al risarcimento dei danni;

3)- n.997 dell’anno 2002 proposto dalla ditta A.***, con sede in Tolentino, in persona dell’omonimo titolare, come sopra rappresentato, difeso ed domiciliato;

contro

- l’A.N.A.S. - Ente nazionale per le strade, con sede in Roma, in persona del Presidente pro-tempore, come sopra rappresentato, difeso e domiciliato;

per l’annullamento

- del parere negativo espresso il 17.6.2002 dall’Ente nazionale per le strade, del diniego 2.9.2002 del Compartimento della viabilità per le Marche, del provvedimento 2.10.2002 della Direzione generale del-l’Ente;

- di ogni altro atto presupposto, conseguente e connesso.

OMISSIS                       DIRITTO

I.- Ai sensi dell'art.52 del R.D. 17 agosto 1907, n.642, richiamato dall'art.19 della legge 6 dicembre 1971, n.1034, i tre ricorsi vanno riuniti ai fini della decisione con unica sentenza, attesa la loro connessione oggettiva ed, in parte, soggettiva.

II.- La società C***, con il primo ricorso (n.603/2001), ha impugnato la nota del 17.5.2001 con cui il Responsabile del Servizio edilizia privata del Comune di Maltignano ha comunicato la sospensione dell’iter relativo alla domanda di concessione edilizia, chiesta dalla società l’1.3.2001 per la realizzazione di un impianto di distribuzione carburanti sul raccordo autostradale “Ascoli - Porto d’Ascoli”; ha altresì impugnato i relativi pareri negativi dell’A.N.A.S..

            Questi i motivi di impugnazione:

1)- violazione dell’art.3 della legge n.241/1990 e dell’art.4 della legge n.493/1993, in quanto si tratta di un provvedimento non previsto dalla legge, né è stato indicato in base a quale disposizione il procedimento possa avere esito negativo.

            Il Collegio considera il motivo infondato.

            E’ noto che l’atto amministrativo deve essere considerato nel suo contenuto sostanziale e l’impugnata comunicazione comunale è, a tutti gli effetti, un provvedimento di diniego di concessione edilizia, per nulla immotivato, dal momento che la ragione del diniego è chiaramente indicata nei richiamati pareri dell’A.N.A.S., a sua volta giustificati con la classificazione del raccordo “Ascoli-Porto d’Ascoli” come autostrada senza pedaggio e con la conseguente impossibilità, ai sensi dell’art.45, I comma, del regolamento di esecuzione al codice della strada (D.P.R. 16 dicembre 1992, n.495), di realizzarvi accessi privati;

2)- eccesso di potere per contraddittorietà con i precedenti pareri favorevoli del Sindaco (nota del 21.7.2000, diretta all’A.N.A.S.), della Commissione edilizia e della Regione Marche (nota 30.11.2000), peraltro immotivatamente disatteso;

3)- violazione delle norme urbanistiche vigenti, in quanto l’accesso sul raccordo autostradale è un evento successivo alla costruzione dell’impianto, che, però, dovrà insistere su terreno di proprietà privata: di conseguenza, il rilascio della concessione edilizia non poteva essere subordinato al parere dell’A.N.A.S..

            Il Collegio considera infondati entrambi i gravami.

            Nella domanda di concessione edilizia è stato espressamente precisato che l’impianto di distribuzione carburanti sarebbe stato costruito “lungo il raccordo autostradale Ascoli-Porto D’Ascoli al Km.8+ 851, lato sx”: del resto dalla planimetria di progetto risulta interessata in gran parte la fascia di rispetto stradale e sono previste due corsie, una in entrata e l’altra in uscita dalla zona del distributore. L’impianto da realizzare, quindi, avrebbe comunque interferito con il raccordo  autostradale ed è noto che – sia se tratta di costruire nella fascia di rispetto dello strada, sia di realizzarvi degli accessi o delle pertinenze di servizio - è comunque necessaria la preventiva autorizzazione dell’Ente proprietario (v.si artt.16, 22 e 24 del D.Lgs. n.285/1992).

            Inoltre, premesso che la contraddittorietà tra atti amministrativi è ravvisabile solo se adottati dalla stessa Autorità e nell’esercizio dello stesso potere amministrativo, nel caso specifico tanto non è ravvisabile tra il provvedimento conclusivo del Comune ed i suoi precedenti atti – intervenuti o acquisiti nel corso dell’istruttoria – dal momento che il Comune, allorché ha ravvisato la necessità di acquisire il parere dell’A.N.A.S., ha implicitamente, ma chiaramente subordinato a questo parere la sua decisione finale;

4)- la violazione del D.Lgs. n.461/1999 che, modificando la precedente classificazione, ha definito il raccordo autostradale “Ascoli Porto d’Ascoli” come strada di interesse nazionale, non come autostrada, e la sopravenuta disposizione legislativa prevale ed è immediatamente operante, né si può validamente sostenere, come ritenuto dall’A.N.A.S., che si tratti di classificazione “amministrativa” e non “tecnico-funzio-nale”, demandata agli Enti proprietari delle strade.

            Il Collegio considera, al riguardo, che la “individuazione” della “S.S. n.4 – R.A. Ascoli/Porto d’Ascoli – intero percorso” nell’ambito della “rete stradale di interesse nazionale”, anziché nell’ambito della “rete autostradale di interesse nazionale”, con la conseguente esclusione del suo trasferimento al demanio degli Enti locali, è stata effettuata dal D.Lgs. 29 ottobre 1999, n.461 in esplicita attuazione dell’art. 98, II comma, del D.Lgs. 31 marzo 1998, n.112, a sua volta relativo al trasferimento di funzioni e compiti amministrativi dallo Stato alle Regioni ed agli Enti locali, e nulla di diverso hanno poi disposto i sopravvenuti decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri 21 febbraio 2000 e 21 settembre 2001.

            La finalità del D.Lgs. n.461/1999 è, quindi, unicamente quella di individuare l’Ente proprietario della strada anzidetta e, quindi, l’Ente competente alla sua gestione: l’individuazione corrisponde pienamente alla classificazione c.d. amministrativa delle strade, nel senso stabilito dall’art.2, V comma, del D.Lgs. n.285/1992, e non può essere affatto intesa, neppure per implicito, come modifica della originaria classificazione tecnico-funzionale di “autostrada senza pedaggio”, a suo tempo disposta dal decreto 18.12.1990 del Ministero dei lavori pubblici. Infatti:

- la classificazione tecnico funzionale va effettuata in relazione alle caratteristiche “oggettive”, cioè in relazione alla presenza o meno di determinati requisiti tecnici e costruttivi che, ai sensi dell’art.2, II e III comma, del D.Lgs. n.285/1992 costituiscono, appunto, i criteri distintivi delle strade in autostrade, extraurbane principali o secondarie, urbane di quartiere o locali: peraltro, il D.Lgs. n.461/1999 riporta ancora la sigla “R.A.”, cioè di raccordo autostradale;

- la mancata inclusione nell’ambito della rete autostradale si giustifica chiaramente - tenuto conto di quelle effettivamente poi elencate come autostrade nell’ambito della Regione Marche - con la circostanza che non è previsto pagamento di pedaggio;

- la classificazione tecnico-funzionale deve essere effettuata, ai sensi dell’art.13, IV comma, del D.Lgs. n.285/1992 con un procedimento del tutto diverso ed affatto assimilabile alla classificazione amministrativa ed il passaggio da un categoria all’altra, cioè da autostrada a strada extraurbana e simili, può essere effettuata solo se, nel corso del tempo, sono modificati i parametri tecnici di riferimento: orbene, nessun accenno, neppure indiretto è contenuto nel D.Lgs. n.461/1999 a queste modifiche;

- per la variazione della classificazione tecnico-funzionale, soprattutto se si tratta di un’autostrada, è comunque necessario un esplicito provvedimento amministrativo a causa della connessa, diversa disciplina della circolazione e dei conseguenti obblighi imposti agli utenti.

            Anche il terzo motivo di gravame risulta, dunque, infondato ed il ricorso n.603/2001, proposto dalla società CALTEM, deve essere respinto: di conseguenza, va respinta anche la domanda di risarcimento danni.

            Sussistono motivi per compensare le spese di giudizio.

III.- Con il secondo ricorso (n.955/2001) la società C.*** ha impugnato l’autorizzazione amministrativa rilasciata il 10.9.2001 dal Responsabile del Servizio commercio del Comune di Maltignano alla ditta A.*** per installare ed esercitare sulla S.S. n.4 Ascoli - Porto d’Ascoli, in corrispondenza del Km.8+238, corsia nord, un impianto di distribuzione carburanti.

            Ha impugnato, altresì, il provvedimento 18.9.2001, di diniego di analoga autorizzazione alla società ricorrente, tenuto conto dell’anteriorità della domanda della ditta A.*** e della necessità del rispetto della distanza di Km.15 tra siffatti impianti sulle strade a scorrimento veloce e sullo stesso senso di marcia.

            Il Collegio considera preliminarmente che, diversamente da quanto eccepito dalla difesa della ditta A.***:

- sussiste la legittimazione processuale del sig. I.***, in quanto dallo statuto della società C.*** e dal certificato 12.12.2001 della C.C.I.A. di Ascoli Piceno, depositati agli di causa, risulta amministratore unico della società ed ai sensi dell’art.19 dello statuto l’ammini-stratore unico è autonomamente autorizzato (attesa la “o” disgiuntiva con il Consiglio di amministrazione) anche agli atti di straordinaria amministrazione, con l’espressa previsione, tra l’altro, di promuovere azioni giudiziarie per ogni grado di giurisdizione;

- la ditta A.*** è effettiva controinteressata, in quanto è pur sempre impugnata l’autorizzazione amministrativa alla medesima rilasciata, così che dal suo eventuale annullamento conseguirebbe senz’altro un pregiudizio.

            Tanto premesso, nel ricorso in esame sono stati dedotti i seguenti motivi di impugnazione:

1)- la violazione del D.Lgs.n.32/1998, in quanto sia l’autorizzazione amministrativa che la concessione edilizia per la realizzazione e l’e-sercizio di un impianto di distribuzione carburanti hanno natura “oggettiva”, cioè necessita tener conto unicamente delle qualità oggettive dell’opera: poiché la realizzazione dell’impianto sull’area di proprietà C.*** era stata già chiesta dalla s.p.a. I.P. sin dal 1986, tant’è che il Comune aveva modificato il P.R.G., la domanda della ricorrente è di gran lunga antecedente a quella della ditta A.***.

            Premette, al riguardo, il Collegio che la Giunta regionale Marche, con deliberazione  20.12.1999, n.3331, ha stabilito i “criteri, requisiti e caratteristiche delle aree sulle quali possono essere installati i distribu-tori di carburanti” ai sensi dell’art. 2, I comma, del D.Lgs. n.32/1998 e successive modifiche: nel dispositivo della deliberazione si precisa che questi criteri, adottati in via sostitutiva, devono essere applicati dai Comuni sino all’approvazione di una propria ed analoga regolamentazione e, come risulta dalla disposta istruttoria, il Comune di Maltignano non ha ancora adottato un proprio regolamento in materia.

            Il punto XI dell’allegato alla suindicata deliberazione regionale - relativo alla disciplina delle domande concorrenti - ha stabilito che “le pratiche, complete della documentazione, sono valutate secondo l’or-dine cronologico di presentazione a mezzo lettera raccomandata”.

            Il precedente punto X - relativo alle modalità di presentazione delle domande - ha, però, espressamente ribadito che vanno presentate al Comune: di conseguenza, perché possano essere dal medesimo esaminate e decise anche nel rispetto dell’ordine cronologico di pre-sentazione, non è possibile fare riferimento alle domande eventualmente presentate ad Enti diversi, se non altrimenti inviate, a tal fine ed in tempo utile, al Comune territorialmente competente, dal momento che non è possibile configurare alcun onere da parte del Comune stesso di acquisire direttamente ciò di cui non ha conoscenza.

            Dagli atti depositati a seguito della disposta istruttoria, risulta che la domanda della ditta A.*** per l’installazione di un distributore di carburanti sul lato sinistro della S.S. 4 Ascoli-Porto D’Ascoli al Km.8+200 è stata inviata al Comune di Maltignano ed è stata acquisita al relativo protocollo l’8.8.2000.

            Orbene, prima dell’8.2.2000 e per la stessa strada, come meglio riassunto nella nota 23.7.2001 n.4831 del Servizio commercio della Regione Marche, risultano:

- la domanda in data 12 marzo 1990 della ditta C.***, diretta alla Regione Marche (non al Comune di Maltignano), per l’installazione al Km.8+600 di un impianto di distribuzione di solo “metano”, esaminata dalla Commissione consultiva regionale nelle sedute del 29/30 luglio 1991, con parere negativo: questa domanda, quindi non può ritenersi valida ai fini della ritenuta anteriorità rispetto a quella della ditta A.***, in quanto limitata al solo “metano”, diretta ad un Ente diverso dal Comune, né al medesimo trasmessa prima della domanda della ditta A.*** per il completamento del relativo procedimento ed essendo stata, per di più, già negativamente definita dalla Regione Marche;

- la domanda in data 10.7.1991 della s.p.a. Italiana Petroli, diretta al Comune di Maltignano ed alla Regione Marche, per il trasferimento e l’installazione di un impianto di distribuzione carburanti al Km.8+550 del raccordo e su area di proprietà della società C.***.

            Su questa domanda, attesa la natura della strada, la Commissione consultiva regionale aveva disposto di accertare se la competenza era regionale o ministeriale, mentre il Sindaco di Maltignano, con nota dell’11.2.1992 aveva comunicato alla società Italiana Petroli (non alla C.***) il parere favorevole di massima della Commissione edilizia, subordinato all’adeguamento del P.R.G. ed all’acquisizione dei preventivi pareri favorevoli degli altri Enti interessati.

            La domanda è stata rinnovata il 10.6.1992 dalla s.p.a. Italiana Petroli nei confronti del Ministero dell’industria che, successivamente, ha rinviato il fascicolo alla Regione Marche con l’annotazione “annullato”, annotazione che, ad avviso del Dirigente del Servizio commercio regionale, equivale a non accoglimento.

            In definitiva, l’unica effettiva domanda, corredata di documentazione e non definita, che risulta inviata dalla società C.*** al Comune di Malignano per “l’installazione e l’esercizio” di un impianto di distribuzione carburati sulla strada “Ascoli Porto D’Ascoli” è quella (senza data) acquisita al protocollo del Comune il 1° marzo 2001, cioè in epoca successiva alla domanda della ditta A.***, né ai fini della dedotta anteriorità possono rilevare le precedenti domande della s.p.a. Italiana Petroli, perché non sono state affatto formulate anche e/o in nome e per conto della ditta C.***, quale proprietaria del terreno.

            Diversamente da quanto dedotto nel ricorso, infatti, sia l’autorizza-zione amministrativa che la concessione edilizia non possono che essere rilasciate al soggetto che le ha effettivamente richieste – se, ovviamente ne sussistono i presupposti – oppure a chi espressamente chieda e dimostri, nelle more del procedimento di rilascio, di aver titolo alla voltura dell’intestazione, ma la domanda della società C.*** dell’1.3.2001 non fa alcun riferimento alle precedenti domande della s.p.a. Italiana Petroli.

            In definitiva, il motivo di gravame risulta infondato;

2)- la violazione degli artt.1, 2 e 3 del D.Lgs. n.32/1998, perché sulla propria domanda si era formato il silenzio-assenso, essendo trascorsi oltre 60 giorni anche rispetto a quella presentata l’1.3.2001, nonché l’eccesso di potere a causa del contraddittorio comportamento tenuto dal Comune rispetto agli atti ed i pareri in precedenza adottati ed intervenuti.

            Considera, al riguardo, il Collegio che il termine previsto per la formazione del silenzio assenso sia per l’autorizzazione commerciale che per la concessione edilizia, quando si tratta di impianti di distribuzione carburanti, non è di sessanta giorni, ma di novanta, come si deduce, rispettivamente, dall’art.1, III comma, e dall’art.2, comma 2/bis, del D.Lgs.n.32/1998: tanto, peraltro, era stato espressamente comunicato dal Comune alla società C.*** con nota del 12.3.2001, con l’ulteriore avvertenza che il termine poteva essere interrotto se si fosse ravvisata la necessità di disporre integrazioni documentali nel corso dell’istruttoria.

            Orbene, ribadito che l’unica domanda validamente presentata dalla società C.*** è quella pervenuta al Comune l’1.3.2001, entro il suddetto termine di 90 giorni è pur sempre intervenuto un provvedimento esplicito, cioè quello adottato il 17.5.2001 dal Responsabile dell’edilizia privata del Comune così che nessun silenzio-assenso è configurabile né i provvedimenti impugnati con il ricorso in esame sono in contraddizione con gli atti ed i pareri intervenuti nel corso dell’istruttoria relativa alla domanda di concessione edilizia chiesta dalla C.***, proprio perché è stata respinta.

            Il motivo risulta, quindi, infondato;

3)- erronea valutazione dei presupposti, in quanto la società A.*** non poteva essere autorizzata, atteso che l’installazione dell’im-pianto:

a)- non è conforme alle previsioni del P.R.G., perché l’area interessata ha destinazione agricola e, quindi, in contrasto con l’art.10, II comma, lett. a) della deliberazione della Giunta regionale Marche 20.12.1990 n.3331 e dell’art.2 del D.Lgs. n.32/1998 e successive modificazioni.

            Anche questo profilo di illegittimità, ad avviso del Collegio, è infondato.

            Innanzi tutto perché la valutazione della conformità con le norme urbanistiche va effettuata in sede di rilascio della connessa, ma pur sempre distinta, concessione edilizia, mentre quella rilasciata dal Responsabile del Settore commercio del Comune di Maltignano il 10.9.2001 ed impugnata con il ricorso in esame è chiaramente un’autorizzazione amministrativa, tant’è che nelle premesse del provvedimento è espressamente fatta salva “la competenza dell’U.T.C. per quanto concerne il rilascio della concessione edilizia”.

                        Inoltre, ai sensi dell’art.2, comma 1/bis del D.Lgs 11 febbraio 1998 n.32, la “localizzazione degli impianti di distribuzione carburanti costituisce un mero adeguamento degli strumenti urbanistici in tutte le zone e sottozone del piano regolatore generale”, né risulta, poi, che l’area interessata sia sottoposta a particolari “vincoli paesaggistici, ambientali ovvero monumentali” o compresa “nelle zone territoriali omogenee A”.

            Di conseguenza, poiché, come in precedenza evidenziato, il Comune di Maltignano non ha adottato un proprio provvedimento di localizzazione, va applicata la deliberazione 20.12.1999 n.3331, adottata in via sostitutiva dalla Giunta regionale Marche, che, a sua volta, nel punto IV del relativo allegato ha così disposto “gli impianti di distribuzione carburanti sono realizzabili nelle aree 2, 3 e 4 del territorio comunale, così come individuate nell’art.5 del piano allagato alla legge regionale n.11/1991, nel rispetto delle dimensioni minime di cui al-l’art.7 del piano stesso”.

            Orbene, il citato art.5 del piano regionale indica come zona 4 la zone E, cioè quelle destinate ad usi agricoli;

b)- i mappali indicati nella domanda della ditta A.*** sono errati e non conformi alla realtà.

            Il gravame è da valutare inammissibile per genericità, in quanto non è stato specificato né la natura dell’errore né, soprattutto, la sua rilevanza ai fini della validità dell’autorizzazione amministrativa rilasciata alla ditta A.***, tenuto conto che, a parte la corretta indicazione dei mappali sulla domanda, nella documentazione progettuale allegata, corredata delle planimetrie catastali, l’area oggetto del-l’intervento costruttivo è stata pur sempre indicata in modo specifico;

c)- la domanda della società controinteressata è posteriore a quella della C.*** e, di conseguenza, viola le previste distanze tra gli impianti.

            Il motivo è infondato perché, per le ragioni in precedenza evidenziate, la domanda della società C.*** non è anteriore a quella della ditta controinteressata;

d)- l’impianto autorizzato non esiste e, quindi, non può ancora essere validamente considerato ai fini delle distanze.

            Anche questo motivo di gravame, da riferire, più correttamente, al provvedimento di diniego di rilascio dell’autorizzazione commerciale a favore della società ricorrente, è da valutare infondato, perché non è coerente con i principi di correttezza ed economicità dell’azione amministrativa consentire la realizzazione di un opera che non potrà, poi, essere autorizzata e, comunque, la stessa preferenza cronologica stabilita dalla deliberazione 20.12.1999 n.3331 della Giunta regionale delle Marche in caso di pluralità di domande pendenti, sarebbe inutile se si dovesse tener conto solo degli impianti materialmente già esistenti e non anche di quelli solo autorizzati;

4)- eccesso di potere per sviamento, contraddittorietà, disparità di trattamento ed ingiustizia manifesta, avendo in precedenza l’Amministra-zione richiesto dei pareri non necessari, sospeso l’iter della domanda di concessione edilizia, disatteso il suo precedente parere favorevole e modificato di conseguenza il P.R.G..

            Tutti questi profili di illegittimità, evidentemente riferiti all’impu-gnato provvedimento di diniego di rilascio dell’autorizzazione commerciale alla società C.***, sono sostanzialmente analoghi ai primi due motivi già dedotti con il primo ricorso per il diniego della concessione edilizia e sostanzialmente analoghi ad alcuni dei profili di illegittimità in precedenza esaminati ed il Collegio non può che considerarli infondati sia per le ragioni già evidenziate, tenuto conto, peraltro, che il procedimento per il rilascio dell’autorizzazione commerciale è diverso e distinto da quello relativo al rilascio della concessione edilizia.

            Il ricorso n.955/2001 va, dunque, respinto, unitamente alla contestale domanda di risarcimento danni, risultando in parte infondati ed in parte inammissibili tutti i motivi gravame.

            Sussistono motivi per compensare le spese di giudizio.

IV.- Con il terzo dei ricorsi in epigrafe indicati (n.977/2002), la ditta A.*** ha impugnato le note 6.6.2002 e 2.10.2002 della Direzione centrale dell’A.N.A.S. e del 2.9.2002 del relativo Compartimento viabilità per le Marche, con cui è stata disposta l’archiviazione della domanda, inoltrata dalla ditta stessa dopo il rilascio da parte del Comune di Maltignano della relativa autorizzazione amministrativa e nel corso dell’istruttoria della connessa domanda di concessione edilizia, diretta ad ottenere l’autorizzazione dell’Ente nazionale per le strade alla realizzazione di un impianto di distribuzione carburanti del raccordo autostradale “Ascoli - Porto d’Ascoli.

            Sono stati dedotti i seguenti motivi di gravame:

1)- è innanzi tutto erroneo l’iniziale presupposto a fondamento del parere 17.6.2002 della Direzione centrale dell’A.N.A.S., cioè che il raccordo “Ascoli–Porto D’Ascoli” sia da classificare come autostrada.

            Il Collegio considera infondato questo motivo di gravame, ribadendosi, al riguardo, le considerazioni enunciate allorché è stato esaminato il primo ricorso;

2)- in subordine, anche ipotizzando che si tratti di autostrada, le ulteriori argomentazioni contrarie addotte nel suindicato parere negativo, sono ugualmente erronee perché:

a)- il riferimento alla disciplina degli “accessi privati” non è pertinente, dal momento che gli impianti di distribuzione di carburanti o stazioni di servizio sono, ai sensi dell’art.61 reg. al cod. della strada, “aree di servizio” (v.si TAR Umbria, 26.11.2001, n.603), che, a loro volta, hanno una destinazione “pubblica” diversamente disciplinata;

b)- in ulteriore subordine, la richiamata disciplina del codice della strada per le stazioni di servizio sulle autostrade, cioè la possibilità di realizzarle “esclusivamente” su aree “all’uopo individuate dell’ente proprietario” della strada e dalla medesima poi date in “concessione”, non ha considerato la rilevanza delle modifiche legislative nel frattempo intervenute, atteso che:

- dette aree possono appartenere “anche a soggetti diversi” dall’Ente proprietario (v.si art.24, V comma, del cod. della strada, come modificato dal D.Lgs. n.360/1993);

- la loro individuazione non è più di esclusiva competenza dell’Ente proprietario e neppure è consentito stabilire il numero massimo dei distributori installabili, in quanto l’art.60, I comma, del reg., come modificato dall’art.50, I comma, del D.P.R. n.610/1996, dispone che le previsioni progettuali devono limitarsi a stabilirne il numero “minimo” in accordo con i piani regionali di riorganizzazione della rete di distribuzione dei carburanti;

- ai sensi dell’art.105, lett.f) del D.Lgs. n.112/1998 sono state trasferite alle Regioni le funzioni relative al “conferimento delle concessioni per l’installazione e l’esercizio degli impianti lungo le autostrade ed i raccordi autostradali” e la legge reg. Marche 17 maggio 1999, n.10 ha, a sua volta, trasferito queste funzioni ai Comuni.

            Premette, al riguardo, il Collegio che la domanda inoltrata dalla ditta A. all’A.N.A.S. sebbene diretta ad ottenere l’autorizzazione ad edificare “entro la fascia di rispetto stradale” ed “all’aper-tura di un accesso lungo la SS (ex raccordo autostradale) Ascoli –Porto d’Ascoli al Km.8+238 della corsia nord”, precisava espressamente che tanto era necessario per realizzare un “impianto di distribuzione carburanti con annesse attrezzature di ristoro”.

            Orbene, i distributori di carburanti, con le annesse attrezzature di ristoro, ubicati sulle strade sono chiaramente definite dall’art.24 del D.Lgs. n.285/1992 come “pertinenze di servizio” - poi disciplinate dall’art.60 e segg. del regolamento di esecuzione approvato con D.P.R. n.495/1992 – e sono altrettanto chiaramente distinte dagli “accessi” stradali previsti nel precedente art.22 del D.Lgs. n.285/1992 nonché dall’art.44 del D.P.R. n.495/1992 e disciplinati dai successivi artt.45 e 46.

            La distinzione è rilevante, perché se per gli accessi privati, ai sensi dall’art.45, I comma, del D.P.R. n.495/1992, vige il generale divieto di realizzazione sulle autostrade – preliminare impedimento opposto dal-l’A.N.A.S. – analogo divieto non sussiste per le aree di servizio.

            Inoltre, allorché nel primo provvedimento dell’A.N.A.S. si afferma che le stazioni di servizio sulle autostrade possono essere realizzate “esclusivamente” su aree “all’uopo individuate dell’ente proprietario” della strada e dalla medesima poi date in “concessione”, effettivamente si tratta di presupposti non più conformi alle modifiche nel frattempo apportate al codice della strada perché il testo vigente dell’art.24, V comma, del citato D.Lgs. n.285/1992, a seguito delle modifiche introdotte dall’art.14 del D.Lgs. 10 settembre 1993, n.360, espressamente prevede che le “pertinenze di servizio” - finalizzate, ai sensi del precedente IV comma, al “rifornimento ed al ristoro degli utenti” – “possono appartenere anche a soggetti diversi dall’ente proprietario” (della strada), così che la successiva, confermata possibilità della “concessione a terzi” si riferisce, più correttamente, solo all’ipotesi che l’area interessata sia di proprietà dell’Ente, circostanza, nella fattispecie, ovviamente non ravvisabile.

            Di conseguenza, irrilevante si appalesa l’ulteriore rilievo contenuto nel parere della Direzione centrale dell’A.N.A.S., sul trasferimento delle funzioni amministrative dal Ministero dell’Industria alle Regioni relative alle concessioni per l’installazione dei distributori di carburante lungo le autostrade, perché tanto non implica affatto una permanente necessità dell’atto di concessione dell’area da parte dell’Ente proprietario e, comunque, il trasferimento di che trattasi si riferisce, più correttamente, all’autorizzazione amministrativa (ex concessione ai sensi dell’art.1 del D.Lgs. n.32/1998).

            L’erronea valutazione dei presupposti, dedotta con il gravame in esame, risulta fondato e, di conseguenza, risulta fondato anche il gravame di illegittimità derivata dei successivi e conformi provvedimenti del 2.9.2002 e del 2.10.2002, rispettivamente del Compartimento regionale e della Direzione centrale dell’A.N.A.S..

            Il ricorso va accolto e le decisioni dell’A.N.A.S. di cui alle note 6.6.2002, 2.9.2002 e 2.10.2002 devono essere annullate.

            Deve essere esaminata la domanda di risarcimento danni.

            La posizione della ditta ricorrente nel procedimento concluso con i suindicati provvedimenti dell’A.N.A.S. è, allo stato, ancora di interesse legittimo di natura “pretensiva” ed è noto che la recente giurisprudenza ammette, in generale, anche la risarcibilità del danno arrecato a posizioni di interesse legittimo, ma la responsabilità imputabile al-l’Amministrazione per l’adozione di atti illegittimi lesivi di siffatte posizioni va ricondotta a quella prevista dall’art.2043 del cod. civ. e, presuppone, notoriamente, la presenza di un comportamento quanto meno colposo, certamente non ravvisabile nella fattispecie, attesa le difficoltà interpretative conseguenti al ripetute modifiche apportate nel corso di pochi anni al codice della strada ed alla disciplina degli impianti di distribuzione carburanti.

            Inoltre, perché possa configurarsi un danno effettivo a causa di un illegittimo diniego di autorizzazione, è quanto meno necessario che dagli atti del procedimento in cui si inserisce l’atto annullato possa già dedursi che si sarebbe certamente concluso con l’effettivo rilascio: questa deduzione non è, però, allo stato possibile, né, per inciso, può essere direttamente accertato dal Tribunale Amministrativo, non essendo la sua giurisdizione in materia estesa al merito amministrativo.

            Infatti, le ragioni per le quali il ricorso della ditta Accaramboni deve essere accolto non implicano affatto che la negata autorizzazione debba essere “comunque” rilasciata dall’A.N.A.S., in quanto, anche considerando l’impianto di che trattasi come pertinenza di servizio e la possibilità di realizzarlo su area non di sua proprietà e senza necessità, quindi, di specifica concessione di area, l’autorizzazione è pur sempre subordinata al preventivo e positivo accertamento di ulteriori e diversi requisiti – quali, ad esempio, la presenza di ben definite caratteristiche tecniche, costruttive e di sicurezza della circolazione, nonché la conformità ai piani di riordino della rete di distribuzione carburanti - requisiti che l’Ente nazionale per le strade deve pur sempre valutare in sede di riesame della domanda a seguito dell’accoglimento del ricorso.

            La domanda di risarcimento è, dunque, infondata e deve essere respinta.

            Sussistono motivi per compensare le spese di giudizio.”