inserito in Diritto&Diritti nel novembre 2000

SENTENZA CIVILE N.806/2000

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale civile di Ragusa, in persona del dr. Michele Palazzolo, G.I. in funzione di Giudice Unico, ha emesso la senguente

SENTENZA

 

Nei giudizi civili in primo grado riuniti, iscritti ai nn. ******** anno 1999

Promossi da

§§§§§§§§§§§§§, rappresentato e difeso dagli avv.ti Gaetano e Guglielmo Barone, elett. Dom. presso il di loro studio in Ragusa

attore

***************, rappresentato e difeso da ****** e °°°°°°°°°°

convenuti

…OMISSIS…

Svolgimento del processo

 

Con atto di citazione del 24.3.99, §§§§§ conveniva in giudizio, avanti al Tribunale di Ragusa, la società ****** s.r.l., in persona del legale rappresentante pro-tempore, esponendo:

che egli operava professionalmente, da anni, in campo fotografico, conseguendo rilevanti riconoscimenti in campo nazionale ed internazionale e producendo opere fotografiche pubblicate in Italia e all’estero, anche con autorevolissime recensioni;

che egli, proprio in ragione di dette qualità artistiche e della notorietà acquisita nel campo, nel corso dell’anno 1995, era stato contattato dall’Azienda Autonoma Provinciale per l’Incremento Turistico di XXXX (A.A.P.I.T.), per la fornitura di una serie di fotografie relative al patrimonio ambientale ed artistico della provincia di Ragusa, da utilizzare anche per la stampa del calendario 1998 dell’Azienda;

che lo scopo dell’iniziativa era quella di promuovere le bellezze artistiche e panoramiche della terra iblea e di contribuire, con il suo apporto, alla promozione turistica dell’intera provincia;

che egli, attese le finalità dell’iniziativa e la competenza dell’ente richiedente, aveva accettato la proposta ed aveva fornito 12 fotografie, tutte indicanti il nome dell’autore, le quali erano state inserite, ciascuna per ogni mese dell’anno, nel suddetto calendario, oltre ad essere riprodotte quali manifesti per la promozione dei luoghi in esse raffigurate;

che egli, nel corso dell’anno 1998, aveva poi scoperto che alcune di dette fotografie erano state inserite, senza alcuna sua autorizzazione, anche in un calendario stampato per conto della *********** e diffuso dalla stessa;

che tale comportamento era certamente lesivo dei suoi diritti d’autore, atteso che tali fotografie, per l’alto grado di livello tecnico e per la loro originalità e creatività, dovevano considerarsi opere dell’ingegno ai sensi dell’art. 2 della legge n. 633/41 e perciò suscettibili solo di utilizzazione da parte dell’autore, nelle forme di cui all’art. 12 della suddetta legge;

che la società convenuta, utilizzando tali fotografie per fini pubblicitari e con impaginazione e coloritura che egli non avrebbe mai autorizzato, aveva violato il diritto morale d’autore di cui all’art. 20 della legge n. 633/41.

Ciò premesso, egli chiedeva che il Tribunale ritenesse e dichiarasse violato, da parte della società convenuta, il suo diritto d’autore sulle fotografie in premessa indicate e, per l’effetto, condannasse la stessa, in persona del legale rappresentante pro-tempore, al risarcimento, in suo favore, dei danni morali e materiali, da liquidarsi in via equitativa, con la rivalutazione monetaria e con gli interessi legali dalla data dell’abusiva pubblicazione delle predette fotografie o che, in subordine, ritenesse illegittima la riproduzione delle fotografie in questione nel calendario prodotto dalla società convenuta e condannasse quest’ultima, in persona del legale rappresentante pro-tempore, al pagamento, in suo favore, di un equo corrispettivo ai sensi degli artt. 90, 91 e 98 della legge n. 633/41, per violazione del diritto previsto nell’art. 87 stessa legge e che, in entrambi i casi, ordinasse la pubblicazione della sentenza di accoglimento delle sue domande, per la parte dispositiva, su uno o più giornali, con relative spese a carico della soccombente, ai sensi dell’art. 166 della legge in questione, con vittoria di spese.

La ******** s.r.l., costituitasi in giudizio in persona del legale rappresentante pro-tempore, eccepiva:

che le fotografie in questione erano state fornite ad essa, tramite la signora xxxxxxxx, dalla A.A.P.I.T. di Ragusa, con il preciso suo intento, rivelato ai dipendenti dell’Azienda per il Turismo, i quali avevano dichiarato che nulla ostava a ciò, di utilizzare le stesse per l’annuale calendario, che, negli anni precedenti, aveva avuto per oggetto sempre fotografie raffiguranti i luoghi più belli e suggestivi della provincia, ma in bianco e nero;

che, pertanto, essa era in assoluta buona fede, anche per la pregressa esperienza maturata negli anni precedenti con la divulgazione di calendari raffiguranti fotografie similari;

che, comunque, tali fotografie non potevano essere considerate opere dell’ingegno e non rientravano tra i beni protetti dalla legge n. 633/41, anche perché raffiguranti soggetti molto spesso fotografati anche da altri fotografi non professionisti;

che l’attore non aveva dato prova di essere proprietario di tali fotografie, pubblicate dalla AAPIT, che ne appare proprietaria, potendolo essere ai sensi dell’art. 11 della legge n. 633/41;

che non ricorreva, infine, neppure l’ipotesi di cui all’art. 90 della legge in questione, attesa la sua buona fede.

Ciò premesso, la convenuta chiedeva che il Tribunale rigettasse la domanda contro di essa proposta, con rimborso delle spese processuali.

Frattanto, con atto di citazione notificato in data 8.4.99, l’odierno attore conveniva in giudizio, avanti al Tribunale di Ragusa, la °°°°°°°° s.r.l., in persona del legale rappresentante pro-tempore, esponendo i fatti di cui alla precedente citazione della ******** ed aggiungendo di avere scoperto, subito dopo l’avvio di azione giudiziaria contro quest’ultima società, che analogo calendario, contenente le sue fotografie, era stato diffuso anche dalla °°° S.R.l., senza suo consenso.

Ciò premesso, egli chiedeva che il Tribunale ritenesse e dichiarasse violato, da parte della società convenuta, il suo diritto d’autore sulle fotografie in premessa indicate e, per l’effetto, condannasse la stessa, in persona del legale rappresentante pro-tempore, al risarcimento, in suo favore, dei conseguenti danni morali e materiali, da liquidarsi in via equitativa, con la rivalutazione monetaria e con gli interessi legali dalla data della pubblicazione o che, in subordine, ritenesse illegittima la riproduzione delle fotografie in questione nel calendario prodotto dalla società convenuta e condannasse quest’ultima, in persona del legale rappresentante pro-tempore, al pagamento, in suo favore, di un equo corrispettivo ai sensi degli artt. 90, 91 e 98 della legge n. 633/41, per violazione del diritto previsto nell’art. 87 stessa legge e che, in entrambi i casi, ordinasse la pubblicazione della sentenza di accoglimento delle sue domande, per la parte dispositiva, su uno o più giornali, con relative spese a carico della soccombente, ai sensi dell’art. 166 della legge in questione, con vittoria di spese.

La °°°°°°° s.r.l., costituitasi in giudizio in persona del legale rappresentante pro-tempore, spiegava analoga difesa di quella della ********* e concludeva, analogamente, per il rigetto della domanda nei suoi confronti proposta, con vittoria di spese.

Con ordinanza del 23.6.99, il G.I. disponeva la riunione delle due cause.

Ammessa la produzione documentale richiesta dall’attore, le cause riunite, all’udienza del 22.3.2000, sulle conclusioni in epigrafe trascritte, venivano poste in decisione, con assegnazione dei rituali termini per il deposito di scritti difensivi.

Motivi della decisione

 

Le proposte domande sono fondate e vanno, pertanto, entrambe accolte.

1. Va premesso, in linea di principio, che anche le opere fotografiche (che sono comprese nell’elencazione di cui all’art. 2 del D.P.R. N. 19/79), quando presentino valore artistico e connotati di creatività, godono della piena protezione accordata dalla legge n. 633/41, mentre beneficiano della più limitata tutela di cui agli artt. 87 e seguenti della stessa legge, in tema di diritti connessi a quello d’autore, quando rivestano le caratteristiche di atti meramente riproduttivi e privi dei suddetti requisiti (Cass. 27.4.98, n. 4273; Cass. 7.5.98, n. 4606 e Cass. 21.6.2000, n. 8425).

Nel caso di semplici fotografie, a norma dell’art. 92 legge citata, il diritto di esclusiva sulle stesse è previsto per venti anni dalla produzione, la data della quale è onere del fotografo provare (Cass. 10.5.91, n. 5237).

Sullo stesso incombe pure, sempre che si verta in tema di tutela di diritti connessi a quello d’autore, ove altri soggetti diversi dal cessionario abbiano utilizzato la fotografia, l’onere di provare che egli non abbia ceduto la proprietà della stessa, ma solo il più limitato diritto di pubblicazione per un determinato periodo, con la conseguenza di dover presumere la buona fede del terzo utilizzatore ed il totale difetto di legittimazione attiva del fotografo che rivendichi il suo diritto, nel caso che manchi tale prova in ordine al contenuto del contratto (Cass. 27.4.98, n. 4273) o alla malafede del terzo (Cass. n. 5237/91 e Cass. 2.6.99, n. 5360).

2. Ciò posto in linea di principio e avuto riguardo alle eccezioni di parte convenuta, deve accertarsi, anzitutto, nel caso di specie, se le fotografie in questione possano essere considerate soggette alla speciale protezione accordata alle opere d’autore ovvero a quella più tenue in tema di diritti connessi e quale sia il contenuto del contratto intercorso tra il §§§§§§ e l’A.A.P.I.T., rilevando le suddette questioni sull’onere probatorio solo nel caso in cui si affermi ricorrere la fattispecie della più tenue tutela riservata alle semplici fotografie.

3. Con riguardo alla prima questione, ritiene il decidente che le fotografie in questione abbiano sicuramente quei requisiti di creatività e quel valore artistico che sono richiesti dalla legge sul diritto d’autore, per la qualità intrinseca di esse, come emerge dalla documentazione allegata e dai requisiti soggettivi dell’odierno attore.

Costui, com’è notorio in questa provincia e per come è documentato dalle numerose pubblicazioni di sue opere, prodotte in giudizio, molte delle quali di diffusione nazionale e recensite o inserite in opere curate da uomini di cultura di levatura nazionale (Sciascia, Cervellati e Bufalino), le quali rivelano che il §§§§ non è un fotografo "qualunque", è un artista noto e stimato nel settore.

Inoltre, quando la fotografia non è eseguita a fini meramente documentali di un oggetto o di un evento, ma è volta alla realizzazione di un’immagine che, astraendo dal soggetto che riproduce e dal contesto temporale in cui essa viene eseguita, acquista una valenza universale ed un valore obiettivo che prescinde da quello dell’oggetto in essa rappresentato, in quanto riesce a trasmettere sensazioni trascendenti quelle derivanti da tale oggetto, rivela certamente creatività nell’autore ed acquisisce valore artistico.

Di tanto non può dubitarsi nel caso di specie, essendosi l’autore, fotografo di chiara fama locale e di notorietà nazionale, preoccupato di estrapolare luoghi e beni della provincia iblea in grado trasmettere, per la peculiare tecnica di ripresa usata nella realizzazione e per la scelta dei soggetti riprodotti, un’immagine tutta speciale di particolari artistici di questa terra.

In altri termini, il valore delle fotografie in oggetto non è dato dai beni artistici in esse rappresentati e documentati, ma dalla peculiarità delle immagini che ne sono derivate, obiettivamente dotate di autonomo valore artistico.

Non è certo l’apprezzamento soggettivo del decidente che conduce al riconoscimento del valore artistico di tali fotografie e della creatività con esse espressa dal suo autore, ma esso consegue alla qualità e notorietà di quest’ultimo (che finiscono inevitabilmente per attribuire valore artistico alle sue opere) e all’obiettiva constatazione che alcune delle fotografie in esame sono già state pubblicate in riviste e libri di nazionale diffusione.

Pertanto, è infondata la eccezione delle convenute, le quali hanno sostenuto che il §§§§§ non avrebbe provato il carattere creativo delle fotografie in questione, essendosi limitato ad "autoesaltarsi", senza neppure chiedere una consulenza tecnica.

Invero, quest’ultima non appare necessaria, visto che il carattere della creatività delle fotografie in questione non viene tratto da una valutazione delle stesse (che il decidente non sarebbe in grado di esprimere), ma da due dati obiettivi: la qualità e la notorietà dell’autore e la precedente diffusione di alcune delle stesse fotografie attraverso pubblicazioni di portata nazionale.

Ne consegue che le stesse vanno ritenute soggette alla speciale protezione accordata dalla legge n. 633/41 alle opere d’autore e non alla più tenue tutela in materia di diritti connessi a quello d’autore.

4. E’ poi evidente che il contratto intercorso tra l’Azienda Provinciale del Turismo ed il §§§§§ non aveva ad oggetto la proprietà di dette fotografie, ma solo il diritto di diffondere le stesse, previamente stampate, nel numero di esemplari richiesti dal committente, a cura dell’autore, che ne è dunque rimasto proprietario, con la conseguente preclusione, per il committente, di stampare o far stampare altre copie di tali fotografie e di diffonderle, senza il consenso dell’autore e senza ulteriore compenso allo stesso (Cass. 25.9.99, n. 10612).

Infatti, dalla corrispondenza intercorsa tra le parti (vedi le lettere del 22.5.95, del 30.12.95 e del 23.1.96 del §§§§§§, quelle del 14.6.95 e del 16.1.96 dell’Azienda Turistica, nonché quelle della tipografia XXXXX, tutte prodotte in atti) si evince chiaramente che obiettivo e volontà dell’Azienda non era quello di ottenere la proprietà delle fotografie, ma la stampa di un certo numero di esemplari delle stesse, a cura del §§§§§, con l’apposizione della scritta "Azienda Provinciale Turismo Ragusa", per la successiva diffusione a sua cura.

E’ così evidente che la predetta Azienda non ha assolutamente acquistato la proprietà delle fotografie (gli originali), ma solo le copie di esse, realizzate - nel numero richiesto - a cura dello stesso §§§§§, che ne ha così garantito l’ottima qualità.

Egli ha dunque fornito la prova del diritto di proprietà sugli originali, senza che possa essere dato spazio a quelle argomentazioni difensive delle convenute, le quali hanno affermato (in comparsa conclusionale) che controparte avrebbe dato prova che le fotografie diffuse dall’Azienda Provinciale siano sue, solo per una di esse, non trovandosi riferimento alle altre in nessuno dei preventivi prodotti.

Infatti, esaminando la questione, occorre tenere distinte due aspetti: il primo è quello della provenienza di tali fotografie dal §§§§ ed il secondo è quello relativo all’interpretazione del contratto intercorso tra lo stesso e l’Azienda provinciale (il §§§§ è rimasto proprietario non di tali fotografie?).

In ordine al primo aspetto, deve osservarsi che mai le convenute avevano posto in dubbio, prima della loro comparsa conclusionale, la circostanza che le fotografie in questione provenissero dal Leone, avendo solo contestato che costui, dopo il contratto concluso con la citata Azienda Provinciale, ne avesse conservato la proprietà.

Pertanto, avuto riguardo a tale mancata originaria contestazione e alle risultanze dei dati documentali (la commissione di copie della fotografia riproducente l’Arco dell’Annunziata di Chiaramonte Gulfi, di quella riproducente il Duomo di S. Giorgio a Ragusa Ibla e di quella riproducente la via Grimaldi di Modica, emergente dalla lettera del 16.11.96), appare certo che le fotografie in questione provengono dal §§§§§, il quale (e qui si considera il secondo aspetto), per quanto sopra detto, non ne ha trasferito la proprietà all’ente committente, al quale si è limitato a fornire solo un numero determinato di copie.

E’ fuor di luogo il richiamo operato dalle convenute all’art. 11 della legge n. 633/41, visto che l’ente provinciale in questione non ha pubblicato, a suo nome, fotografie create, per suo conto, dal §§§§, ma si è limitato a richiederne allo stesso, per poi diffonderle, copie, in numero definito, di fotografie create dall’autore per suo conto.

In altri termini, l’art. 11 in questione può essere invocato solo quanto un ente abbia commesso ad un fotografo la creazione di determinate fotografie che esso medesimo poi provveda a pubblicare e a diffondere e non quando, come nel caso di specie, l’incarico riguardi solo la fornitura di un definito numero di copie di fotografie già realizzate, per suo conto, dal fotografo.

5. A questo punto resta solo da esaminare il comportamento delle società convenute, le quali hanno riprodotto, senza il consenso dell’autore, in calendari da loro realizzati, le fotografie in questione, ottenute, a loro dire, dall’azienda turistica, i dipendenti della quale gliele avrebbero fornite, assicurando la possibilità (rectius: la legittimità) della riproduzione delle stesse a loro cura e spese.

Posto che le società convenute non hanno assolutamente provato di avere ottenuto tale formale assicurazione da parte dell’azienda (circostanza peraltro davvero sorprendente e poco credibile, oltre che irrilevante, ove si consideri che l’ente non era comunque proprietario e che tale "assicurazione" non risulta neppure essere stata resa nelle dovute forme), occorre verificare se le stesse fossero o meno in buona fede.

Orbene, escluso (perché inverosimile e non provato) che le società convenute abbiano ottenuto dall’A.A.P.I.T. le fotografie stampate sui calendari da loro realizzati e diffusi, pare al decidente che la utilizzazione delle stesse, quantunque su di esse fosse apposta la dizione "Azienda Provinciale Turismo Ragusa" e non fosse invece indicato il nome dell’autore, è avvenuta di certo illecitamente, perché è mancato il consenso del §§§§§.

In altri termini, era onere delle convenute accertarsi, prima di stampare sui loro calendari e poi diffondere le fotografie in questione, che ne fosse l’autore e procurarsi il consenso del medesimo.

Esse non possono ora addurre di essere state in buona fede per il semplice fatto che, sulle fotografie utilizzate, fosse impressa la dizione "Azienda Provinciale Turismo" (peraltro, omessa nelle copie riprodotte sui calendari), visto che non hanno assolutamente provato di avere ottenuto, come da loro dedotto, consenso all’utilizzazione da parte dell’Ente Provinciale.

Il §§§§, pertanto, ove ne dimostri la sussistenza, ha diritto al risarcimento dei danni conseguenti all’abusiva duplicazione e diffusione delle sue fotografie.

6. Alla liquidazione di tali danni va premesso che appare irrilevante la circostanza che tale diffusione sia avvenuta senza scopo di lucro e che è comunque evidente il vantaggio, anche economico, perseguito dalle due società con la pubblicazione e diffusione dei loro calendari pubblicitari, operazione di certo finalizzata al procacciamento di nuovi clienti.

Il diritto al risarcimento del danno subito da chi "venga leso nell’esercizio di un diritto di utilizzazione economica a lui spettante" è sancito dall’art. 158 della legge n. 633/41.

Tale danno può essere sicuramente liquidato in via equitativa, soprattutto ove manchi una quotazione di mercato dell’opera abusivamente utilizzata, ma è chiaro che tale possibilità non esime il preteso danneggiato dall’onere di provare la sussistenza del dedotto danno.

Orbene, posto che il §§§§ è un fotografo professionista e che la sua prestazione ha un valore di mercato, è evidente che le società convenute abbiano conseguito un risultato economicamente apprezzabile stampando sui loro calendari fotografie del §§§§§ senza corrispondere allo stesso alcun corrispettivo.

E’ pure evidente, però, che tale risparmio non può essere rapportato in toto alla spesa effettuata dall’Ente provinciale per la prestazione in suo favore effettuata dal §§§§ (circa lire 1.200.000 per ciascun gruppo stampati delle 12 foto), visto che, in tal caso, essa è stata comprensiva della stampa e della realizzazione di tutte le copie necessarie, che invece le società convenute hanno curato a loro spese.

Pertanto, va economicamente apprezzata solo la prestazione del consenso alla riproduzione o alla temporanea cessione degli originali per la riproduzione delle copie.

In secondo luogo, ai fini di procedere alla liquidazione del danno (in via equitativa), va apprezzato il fatto che le fotografie sono state pubblicate senza indicazione del nome dell’autore, circostanza che però neutralizza quell’altra (per la quale il §§§§§ ha mosso espressa doglianza) della pubblicazione di copie ridimensionate, tagliate o ridotte, visto che la mancata indicazione del nome dell’autore su di esse preclude o riduce il rischio di spregio alle sue opere.

In altri termini, il danno sofferto dal Leone sarebbe stato più grave ed incisivo ove sulle copie delle sue fotografie, pubblicate con tagli e ridimensionamenti e impaginate in modo difforme alle sue valutazioni artistiche, fosse comparso pure il suo nome.

Avuto riguardo a tali elementi, appare equo al Tribunale fissare in lire 4.000.000 l’ammontare del risarcimento dovuto da ciascuna delle società convenute, sia in considerazione del risparmio economico registrato in sede di stampa del calendario, sia in considerazione del "danno artistico" subito dal §§§§§ con la diffusione di detti calendari, mentre non possono venire in considerazione altri elementi di danno, non avendone l’attore fornito la prova.

Attesa la liquidazione equitativa, tali somme devono ritenersi comprensive della rivalutazione monetaria.

Pertanto, ciascuna delle due società convenute va condannata, in persona del rispettivo legale rappresentante pro-tempore, al pagamento, in favore dell’attore, della somma di lire 4.000.000.

Su tale somma sono dovuti gli interessi al tasso legale con decorrenza 1.1.99, considerato che l’illecito si è compiuto con la fine dell’anno 1998, durante il quale sono stati diffusi ed utilizzati i due "abusivi" calendari delle società convenute.

A norma dell’art. 166 della legge n. 633/41, va poi disposta, giusta conforme richiesta dell’attore, la condanna delle convenute, in solido tra loro, alla pubblicazione, per tre volte, sul quotidiano "LA SICILIA" di Catania, che rientra tra quelli più diffusi in provincia, il dispositivo della presente sentenza.

Le spese processuali seguono la soccombenza e, tenuto conto del valore della causa e dell’attività difensiva spiegata, si liquidano come da dispositivo.

Per questi motivi

 

il Tribunale, definitivamente decidendo, in persona del giudice istruttore, nelle cause civili riunite, promosse entrambe da §§§§§§, la prima contro la ******** s.r.l., in persona del legale rappresentante pro-tempore, con atto di citazione del 24.3.99 e la seconda contro la °°°°° s.r.l., in persona del legale rappresentante pro-tempore, con atto di citazione del dì 8.4.99:

CONDANNA, in accoglimento delle domande proposte, la ******* s.r.l. e la °°°°°°° s.r.l., ciascuna in persona del rispettivo legale rappresentante pro-tempore, al risarcimento, in favore dell’attore, dei danni dallo stesso subiti per l’abusiva utilizzazione e diffusione di sei fotografie di sua proprietà e, per l’effetto, ciascuna di esse al pagamento, in favore dell’attore, della somma di lire 4.000.000, equitativamente determinata, con gli interessi legali sulla stessa dal dì 1.1.99 al soddisfo;

CONDANNA, inoltre, le predette convenute, ciascuna in persona del rispettivo legale rappresentante pro-tempore, in solido tra loro, alla pubblicazione, per tre volte, del dispositivo della presente sentenza sul quotidiano "LA SICILIA" di Catania;

CONDANNA, infine, le predette convenute, ciascuna in persona del rispettivo legale rappresentante pro-tempore, in solido tra loro,

al rimborso, in favore dell’attore, delle spese processuali, che liquida in complessive lire 7.521.200, di cui lire 2.700.000 per competenze, lire 4.000.000 per onorario e lire 821.200 per spese vive, oltre I.V.A. e c.p.a.-

Così deciso in Ragusa, il 2.10.00

Il giudice

 

DEPOSITATO IN CANCELLERIA IL 20.10.2000