inserito in Diritto&Diritti nel febbraio 2002

Tribunale di Trento - Sezione Distaccata di Tione di Trento Sent. N.    70/01 del     17 gennaio   2002:  reato previsto dall’art. 163 D. L.vo 490/99.

 

SENTENZA A SEGUITO DI DIBATTIMENTO (Art. 546 C.P.P.)

***

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale di Trento - Sezione Distaccata di Tione di Trento in composizione monocratica nella persona del Giudice

Dott. GIUSEPPE SERAO

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel procedimento penale

CONTRO

***

LIBERO– CONTUMACE –

Assistito e difeso dagli avv.ti L. Pontalti e M. Roat del Foro di Trento, di fiducia;

*** ***,;

LIBERO- ASSENTE -

***;

LIBERO – PRESENTE –

***;

Sent. N.

N. Reg.

notizie di reato P.M.

N. Reg. Gen.

N.

Reg. Esecuzioni

Art. N.

del Campione Penale

Il ..................... fatta scheda

 

SENTENZA

 

In data

depositata in Cancelleria

il

 

Il Collaboratore di Cancelleria

(Bruno Bortolini)

tutti assistiti e difesi dall’avv. L. De Finis, del Foro di Trento, di fiducia.

IMPUTATI

Del reato p. e p. dagli artt. 110, 734 c.p. e art. 163 D. L.vo 490/99 perché in concorso colposo il *** nella sua qualità di conducente dell’automezzo ***, autorizzato al trasporto di merci pericolose, il *** nella qualità di assistente alla direzione tecnica dello stabilimento della Cartiera di ***, tenuto alla vigilanza sul corretto impiego e manipolazione dei materiali tossico-nocivi e delle materie prime usate in fabbricazione, *** *** nella qualità di direttore tecnico dello stabilimento, responsabile di tutta l’organizzazione aziendale relativa all’ambiente-ecologia, componente del team ecologico e responsabile della formulazione dei programmi e degli obiettivi ambientali, *** *** nella qualità di direttore dello stabilimento, sostituto del direttore tecnico e tenuto a collaborare con l’assistente tecnico nella vigilanza del corretto impiego e manipolazione dei materiali tossici-nocivi e delle materie prime usate in fabbricazione, tutti per colpa consistita in imprudenza, imperizia, negligenza, avendo permesso che le operazioni di scarico di un container cisterna, caricato su autocarro contenente biossido di titanio, si effettuassero in maniera non tecnicamente adeguata e non avendo apprestato idonee cautele affinchè sversamenti occasionali di materie prime utilizzate in cartiera venissero contenuti in apposite vasche o comunque avendo omesso di apprestare adeguati rimedi per lo sversamento occasionale di prodotti utilizzati in cartiera, facevano sì che circa Kg 8060 di biossido di titanio raggiungessero, a causa dello sversamento nel piazzale dello stabilimento e nel sistema di scarico collegato al fiume Chiese, detto fiume e la parte nord del lago d’Idro, in tal modo alterando la bellezza naturale del fiume e del lago ed altresì modificando l’aspetto esteriore dei beni ambientali indicati in assenza di autorizzazione;

in ***(TN), il 12-5-1998.

Con l’intervento del Pubblico Ministero Dott. Tasin Claudio delegato.

Conclusioni del P.M.: “chiede sentenza di N.D.P. per prescrizione per tutti gli imputati per il reato di cui all’art. 734 c.p.; chiede la condanna per tutti gli imputati a mesi 1 e giorni 10 di arresto e £. 20.000.000 di ammenda ciascuno, per il reato previsto dall’art. 163 D. L.vo 490/99, con la concessione delle generiche."

Conclusioni della difesa: "Il difensore degli imputati ***, *** e ***, avv. De Finis, chiede l’assoluzione con formula piena; l’avv. Roat e l’avv. Pontalti per *** chiedono l’assoluzione dell’imputato con la formula piena e si associano alla richiesta del P.M. di N.D.P. per la prescrizione del reato di cui all’art. 734 c.p.”

IN FATTO ED IN DIRITTO

All’esito delle indagini preliminari, disposte dalla locale Procura, *** ***, *** ***, *** *** e *** *** nelle qualità, rispettivamente, di trasportatore, direttore tecnico, assistente alla direzione tecnica e di direttore dello stabilimento erano stati rinviati a giudizio, avanti questo Giudice, per rispondere dei reati in epigrafe.

Nel corso del dibattimento, dopo il rigetto dell’eccezione difensiva di nullità del decreto di citazione, come enunciato nell’ordinanza da intendersi in questa sede richiamata e l’acquisizione della copiosa documentazione allegata dalle parti, si procedeva all'escussione dei testi ***.

In ordine al fatto materiale dall’esame della documentazione acquisita, lo sversamento di cui è processo si era verificato, principalmente, per l’improvvida manovra di asportazione della flangia del rubinetto di scarico situato all’esterno della cisterna condotta dal *** con conseguente fuoriuscita di 8060 Kg di biossido di titanio, dapprima sul piazzale dello stabilimento della Cartiera di ***. che era colpevolmente sprovvista di idonei rimedi contenitivi adottati in seguito e, successivamente, nel fiume Chiese, nonché, a nord del lago d’Idro rendendo così le acque dei predetti di una colorazione bianco-latte (cfr. deposizione **: "D =: Lei ha capito come si è svolto il fatto? R. =: Secondo la ricostruzione…Quando siamo arrivati sul posto abbiamo provveduto a sequestrare la cisterna, e a fare tutti gli accertamenti di legge. Abbiamo ascoltato le persone che erano presenti e da quello che ho potuto constatare si era verificato un problema, cioè il camion era arrivato per effettuare lo scaricamento di questa sostanza contenuta in questo silos. Questo silos aveva una valvola di scarico che non era ottimizzata per il tipo di sistema che aveva la cartiera per scaricare questa sostanza. Avevano anche avuto dei problemi nell’apertura della valvola, perché secondo quello che aveva dichiarato la squadra degli operai, operai delegati a fare le operazioni di scarico, il tappo che chiudeva la valvola era rimasto incastrato. Avevano provato più di una volta con degli arnesi a cercare di svitare questo tappo, soltanto che non c’erano riusciti. Allora hanno cercato di svitare il sistema di scarico da una flangia che si trova a monte della valvola. Tra questa flangia e questo tappo esiste un normale rubinetto che chiude il silos. Hanno svitato i bulloni che chiudono la flangia, hanno prelevato il pezzo e sono andati in officina per cercare di mettere il pezzo più comodo per riuscire a svitare il tappo di metallo. Soltanto che poiché la sostanza è molto pesante, probabilmente il peso e la pressione solo sul rubinetto devono averlo forzato, e hanno detto che hanno visto proprio i pezzi del rubinetto volare via. Di conseguenza, intanto che fuoriusciva la sostanza gli operai che erano lì sono andati a chiamare i due che stavano ancora armeggiando in officina con il pezzo che avevano asportato e poi sono ritornati per montarlo e per tamponare la fuoriuscita di materiale. Poi il materiale si è riversato completamente sul piazzale ed è finito nei tombini dove arrivano le acque reflue che finiscono per alimentare il depuratore esterno, di conseguenza sono entrate nel depuratore e questo non ha avuto la capacità di pulirle, è solo depurante, quindi poi l’acqua è finita nel Chiese attraverso l’impianto di depurazione. D. =: Lei ha accertato l’identità dei presenti? R. =: Sì, sono tutti presi a verbale…D. =: Sul posto sono state eseguite delle fotografie? R. =: Sì, sono state allegate al fascicolo. D. =: Le riconosce in quelle che Le rappresenta il Giudice e poi, guardando la planimetria, se ci indica il posizionamento dell’autocarro nel luogo dell’avvenuto scarico. Si dà atto che il Giudice mostra al testimone le fotografie in atti. Il testimone ne prende visione e dichiara:  Sì, le ho fatte fare io. D. =: Quando? R. =: “Queste” sono state fatte lo stesso giorno. No, “queste” sono state fatte il giorno dopo perché è successo che vi era il problema legato alla quantità di colorante. Il Pubblico Ministero dell’epoca voleva sapere quanta sostanza era uscita…Si dà atto che viene mostrata al testimone la planimetria: il testimone dichiara: “Questo” è il piazzale d’ingresso, praticamente la zona interessata dal fatto è “questa”, si trova in prossimità del magazzino dove viene accatastato tutto il materiale, la cellulosa, e “qui” c’è il dispositivo di depurazione delle acque di lavorazione della cartiera. “Questa” è la zona interessata, infatti nei tombini era finito il materiale che è poi andato a finire…D. =: Può indicare il fiume Chiese? R. =: “Questa” è la zona, “questa” è la vasca dove vanno le acque per decantare, “qui” c’è l’impianto di depurazione, non si vede tanto… Non si vede bene, la fotografia non dà l’esatta…, comunque l’angolo dove finisce “questo” capannone. Poi in camion è stato fatto mettere all’interno per fare le fotografie, apporre i sigilli sulle valvole e sistemare, una volta che sono state effettuate le operazioni di travaso della sostanza. D. =: Può riferire sul peso del trasporto, cioè prima di entrare nella cartiera e poi la successiva pesa dopo il fatto? R. =: Dalla documentazione acquisita si accertava: il mezzo all’ingresso nella cartiera pesava 37.140 chili, dopo è stata fatta la nuova pesatura per capire quanto materiale era fuoriuscito, il mezzo pesava 29.080 chili, con una perdita totale di 8.060 chili. Questo è quello che è stato acquisito dalla documentazione delle pesate, che sono allegate alla documentazione inviata alla Procura…D. =: E’ stato chiamato a illustrare gli accertamenti da Lei eseguiti in seguito al 12 maggio 1998, in seguito al versamento, a quella colorazione alterata del fiume Chiese e del lago d’Idro. Può riferire come è partita la segnalazione, chi l’ha raggiunta, quale era il tenore dopo gli accertamenti da Lei eseguiti? R. =: Si sono presentati in caserma dei pescatori dell’associazione pescatori di ***, ci hanno avvisato che loro stavano facendo un controllo lungo le rive del Chiese e hanno visto questa colorazione del fiume bianca. Siccome in breve al colorazione si è diffusa per tutto il corso del fiume a valle dello scarico della cartiera, erano preoccupati perché pensavano vi fosse un inquinamento di sostanze pericolose e sono venuti subito in caserma ad avvisarci. Di conseguenza siamo usciti e siamo andati a vedere per constatare quello che era successo. D. =: Cosa ha fatto? R. =: Siamo andati a vedere, prima siamo andati sul corso del fiume, abbiamo visto da dove aveva origine questa situazione e dopo siamo andati presso la Cartiera di *** stabilimento di *** per vedere cosa era successo perché la sostanza che dava la colorazione all’acqua usciva dallo scarico della cartiera. D. =: Come si presentava il fiume? R. =: La Cartiera di *** ha uno scarico che getta l’acqua nel fiume Chiese dall’impianto di depurazione che ha alle spalle dello stabilimento, da lì parte la condotta sotterranea che attraversa tutta la zona, passa sotto la statale del Caffaro e sbuca nel fiume Chiese. Prima abbiamo verificato la la situazione sul fiume e poi siamo entrati… D. =: Come si presentava? R. =: Era bianco, proprio bianco come un foglio di carta. D. =: Lei non sapeva dove fosse la sorgente di questa colorazione? R. =: No, abbiamo visto che usciva dalla condotta di scarico delle acque, presupponendo che l’unico modo di capirlo era quello di andare alla cartiera per vedere cosa si fosse verificato. Tant’è che siamo andati alla cartiera e quando siamo arrivati siamo stati portati a conoscenza di ciò che era accaduto. Siamo entrati nella cartiera, abbiamo fatto gli accertamenti sull’incidente che si era verificato durante le procedure di scarico di una sostanza che la cartiera utilizza come colorante per la produzione della carta. D. =: Lei sul posto cosa ha visto? R. =: Quando sono arrivato sul posto, intanto c’erano già gli operai che avevano già attuato una procedura di contenimento della fuoriuscita, avevano già predisposto della sabbia per cercare di non fare espandere la sostanza, era già stata sigillata la valvola di scarico della cisterna, vi erano già all’opera delle ruspe che avevano buttato della sabbia, della segatura, e stavano facendo la rimozione del materiale che era rimasto sul terreno. D. =: Lei ha visto il camion? Che camion era? R. =: Era un autoarticolato che aveva sul cassone una cisterna che conteneva biossido di titanio, era una sostanza chimica…D. =: Lei ha eseguito anche delle fotografie lungo il fiume? R. =: Sì, è stata proprio una coincidenza fortuita, dopo due giorni avevamo un nostro elicottero che faceva un servizio di ricognizione. Quindi ho avuto la possibilità di fare un giro panoramico sul tratto interessato del fiume Chiese fino al lago di Idro, però, già a distanza di due giorni la coloritura che era molto intensa all’inizio, era già scemata, si era già degradata, però c’erano ancora tracce evidenti di coloritura, a distanza di due giorni.”; deposizione ***: "D. =: Volevo chiederLe se confermava la consulenza tecnica da Lei redatta in seguito a incarico conferito il 9 novembre 1999? R. =: Certo. D. =: Brevemente se può giungere alle conclusioni? R. =: Io ero stato interpellato circa la possibilità di scaricare la cisterna con altri metodi che non fossero dal basso, in quanto si era verificato questo blocco della valvola posta in posizione inferiore della cisterna e quindi c’era la necessità di scaricare il prodotto. Io ho riscontrato che di fatto la cisterna non aveva altre possibilità previste dal costruttore, per cui l’unica possibilità era lo scarico dal basso. Perché risultava fornita nella parte superiore di una flangia cui era possibile raccordare un tubo, però questa flangia non era munita di tubo pescante. Quindi sono giunto alla conclusione che non era possibile altra forma di scarico se non quella dal basso. Cosa peraltro confermata da quella che era la scheda tecnica della cisterna stessa, cioè del container… D. =: Era diffusa una valvola del genere? R. =: Quel tipo di valvola non era diffusa, per cui…Io personalmente, se vedo una cosa nuova prima di metterci le mani mi informo.”; deposizione ***: “D. =: Abbiamo già accertato cosa avvenne materialmente a proposito di una certa flangia, di una certa valvola. Lei ha potuto sapere, a seguito delle indagini svolte anche da Lei, materialmente cosa fecero i dipendenti della Cartiera quel giorno? R. =: Le persone hanno messo mano ad un dispositivo dell’autobotte. D. =: Le disposizioni che ha citato prima potevano consentire o potevano impedire che i dipendenti mettessero mano ad un sistema…? R. =: Solo se autorizzati dal loro superiore. D. =: Dagli accertamenti che Lei ha fatto a suo tempo e dalle notizie che ha raccolto, risulta che due dipendenti avevano chiesto autorizzazione al superiore? R. =: Risulta che non avessero chiesto autorizzazione. D. =: Le risulta che in conseguenza di questo fatto la Cartiera avesse preso provvedimenti disciplinari nei confronti dei dipendenti? R. =: Si. D. =: Chi erano i dipendenti in questione? R. =: Non ricordo i cognomi: Sono stati sentiti prima. D. =: Le risulta che i dipendenti abbiano accettato la sanzione senza contestazioni? R. =: So che hanno avuto una contestazione scritta, ma poi di ciò che è successo dopo non ne sono a conoscenza… D. =: Le ricorda, le può illustrare in relazione al fatto? R. =: Sono stati presi due provvedimenti, uno di ordine organizzativo, preventivo, quindi l’assoluto divieto di porre in maniera esplicita, palese e chiara, di effettuare alcuna modifica ad alcun automezzo che entra in azienda. Poi è stata realizzata una vasca di contenimento con recupero tramite pompa, nel caso di spargimenti accidentali, del liquido eventualmente sparso. D. =: Sono state acquistate delle raccorderie, degli attacchi per scarichi? R. =: E sono stati anche unificati, in maniera europea, dei raccordi unici, e informati tutti i fornitori della standardizzazione dei nostri raccordi per entrambi gli stabilimenti. D. =: Queste misure sono state adottate dopo il sinistro, dopo il fatto di cui stiamo parlando? R. =: Queste misure in maniera così evidente e diffusa, sì.”; deposizione ***: “D. =: Può dirci cosa prevedevano quelle disposizioni, semmai vi fosse stato qualche inconveniente, se vi fossero state delle difficoltà, se non si riusciva a fare l’aggancio? R. =: In pratica le disposizioni dicevano che il nostro addetto deve aspettare che l’autista attacchi il tubo nello scarico. D. =: Se qualcosa non funzionava cosa si faceva? R. =: Se non funzionava, a volte si metteva una riduzione, una fascetta, davamo una mano noi a attaccare questo tubo. D. =: Questo lo facevate di vostra iniziativa, oppure dovevate riferire a qualcuno di superiore? R. =: Bisognava riferire ai superiori. D. =: Che Lei sappia, quel giorno è stato riferito al superiore delle difficoltà? R. =: Vi erano delle difficoltà ad attaccare il tubo, allora mi hanno avvisato e io ho avvisato il capoofficina, il quale ha mandato due meccanici a controllare se era possibile attaccarlo senza tribolare. D. =: I due inviati chi erano? R. =: Galante Fabrizio ed Alberti Giovanni. D. =: Cosa hanno fatto? R. =: Sono andati a vedere, poi hanno chiamato dicendo che c’era il biossido per terra. D. =: Lei non sa cosa abbiano fatto? R. =: Devono avere rimosso, probabilmente, la valvola di scarico del camion. D. =: In base alle disposizioni scritte di cui abbiamo parlato prima, per rimuovere quella valvola dovevano riferire al superiore? R. =: Sì, dovevano chiedere prima il permesso al capoofficina. D. =: Non lo hanno fatto in quell’occasione? R. =: No, non lo hanno fatto. D. =: Le risulta che per questa omissione abbiano subito delle conseguenze di tipo disciplinare? R. =: Sì, hanno preso dei provvedimenti, devono avere mandato una lettera di richiamo…D. =: Quando è intervenuto sul piazzale Lei ha visto operazioni fatte da qualcuno, o si è limitato a fare il passaparola? R. =: Ho fatto il passaparola. Perché io non potevo farci niente, allora ho avvisato l’officina e gli ho detto: “Guarda che non riescono a scaricare un camion perché hanno qualche problema con il tubo”, io non sono neanche un tecnico in grado di valutare la situazione. Allora ha mandato i due meccanici per vedere se riuscivano a collegare questo tubo. D. =: Poi Lei ha saputo del fatto solo quando vi è stata la fuoriuscita? R. =: Sì, quando è uscito il biossido sono andato a vedere quello che era capitato. Però sono andato lì che era già successo.”; deposizione ***: “I nostri atti si sono basati su documentazione cartacea, o su richieste inviate dalle varie autorità intervenute che non erano presenti nel fascicolo. Abbiamo richiesto all’Agenzia Provinciale per l’Ambiente se erano intervenuti e ci riferivano che erano intervenuti nella data del 12 maggio, ma il loro prelievo fu effettuato alle ore 19.15, ben oltre il fatto accaduto che si verificò verso le ore 15.00-15.30 del 12 maggio…Avevo visto in quella data un filmato sul TG3 locale, si riteneva opportuno acquisire il filmato prodotto dal TG3 e veniva acquisito presso la RAI di Trento. Da questo filmato si vede, dallo scarico al fiume Chiese si vede il fiume completamente colorato di bianco. Questa colorazione viene data dal biossido di titanio. Pur leggendo la scheda del biossido di titanio, siccome nel periodo estivo il lago di Idro è interessato dalla balneazione e sul fiume Chiese viene effettuata la pesca, era nostra preoccupazione sapere, presso l’Azienda Sanitaria, se questo fosse pericoloso per l’uomo. La stessa Azienda Sanitaria diceva che non vi erano certezze alla data attuale della pericolosità per l’ambiente e gli animali del biossido di titanio. Dava dei limiti per la soglia limite dell’esposizione sul lavoratore di 10 mg per metro cubo, molto più alta nell’ambiente.”; cfr. anche videocassetta rappresentante le riprese televisive trasmesse sul TG3 regionale della RAI la sera del 12.5.1998; planimetria della cartiera con indicazione del luogo di posizionamento dell’automezzo e dell’avvenuto sversamento; rappresentazione fotografica aerea dello stato dei luoghi dd. 31.5.1994; rappresentazione fotografica ed indicazione planimetrica acquisita da un fotogramma della videocassetta indicante il fiume Chiese; fascicolo fotografico redatto dalla Stazione Carabinieri di ***; fotografie eseguite dalla Stazione Forestale di *** sub documentazione allegata dal P.M.).

L’enorme impatto estetico e/o visivo rappresentato dallo sversamento del biossido di titanio nel fiume Chiese e, quindi, in parte nel lago d’Idro, nonché, la sua persistenza per la durata di alcuni giorni, prescindendo dal carattere biodegradabile ed inerte della sostanza in oggetto evidenziato dalle affermazioni rese dai testi *** e *** a conferma delle relative relazioni tecniche, integra il reato previsto e punito dall’art. 734 c.p., sia oggettivamente che dal punto di vista soggettivo.

In proposito, la valutazione dell’alterazione del luogo deve essere orientata ad una verifica comparativa del paesaggio prima e dopo la commissione del fatto con la precisazione che per aversi deturpamento di bellezze naturali, non occorre che vi sia stata la materiale ed irreversibile distruzione delle cose soggette per la loro naturale bellezza alla speciale protezione dell’autorità, ma è sufficiente il fatto di alterare in qualsiasi modo la visione panoramica o, comunque, estetica offerta dalla natura, il chè, si era indubbiamente verificato ictu oculi nella fattispecie concreta con effetto giuridicamente rilevante secondo questo Giudice, in forza delle emergenze fotografiche, documentali e testimoniali, ritualmente, raccolte nel dibattimento.

Peraltro, la contravvenzione in argomento essendo risalente al 12.5.1998, ai sensi del combinato disposto degli artt. 531 c.p.p., 157 primo comma n. 6) c.p. e 160 ultimo comma c.p., conduce, necessariamente, alla declaratoria di improcedibilità per estinzione del reato.

Diversamente, deve pronunciarsi la penale responsabilità di tutti gli imputati per il reato di cui all’art. 163 del D. L.vo n. 490/99 che aveva, sostanzialmente, ripreso gli obblighi posti dalla L. n. 431/85 vigenti al tempus commissi delicti. Quest’ultima normativa com’è noto si richiamava strumentalmente alla L. 29 giugno 1939 n. 1497 (cfr. anche R.D. n. 1357/1940 per il Regolamento) in ordine alla disciplina di fondo del vincolo mediante la previsione, contenuta nell’art. 7 della L. 1497/1939 per i proprietari, possessori o detentori di qualsiasi titolo dell’immobile, il quale, sia stato oggetto di notificate dichiarazioni o sia stato compreso nei pubblici elenchi delle località di non distruggerlo, ovvero, di non modificarlo “con pregiudizio a quel suo esteriore aspetto che è protetto dalla presente legge”, se non previo, ottenimento della prescritta autorizzazione.

In proposito, si rileva come a differenza della L. n. 1497/1939, la quale, prevedeva, una lunga e contorta procedura affinchè alcune specifiche ed isolate zone di particolare pregio ambientale venissero sottoposte al vincolo e, quindi, protette, la L. n. 431/1985 abbia, invece, classificato tutto d’un tratto e con decorrenza immediata, come bellezze naturali soggette a vincolo, tutta una serie di territori individuati ex lege in blocco e per categorie morfologiche, senza necessità di alcun ulteriore procedimento formale (cfr. anche Circolare Ministero per i beni culturali ed ambientali prot. 7432 VIII-3-4 dd. 31 agosto 1985).

Si era così voluto recuperare in modo pieno, la valenza del concetto di paesaggio enunciato nella Costituzione, operando un netto superamento di una visione del paesaggio appiattita sulla nozione di bellezza naturale concepita in senso esteriore e limitato a poche isolate manifestazioni, per accedere alla considerazione di un patrimonio paesaggistico, cioè, di una entità complessiva ed unitariamente riferibile all’intero territorio nazionale.

In tal senso si esprimeva la Corte Costituzionale (sent. n. 151/1986) affermando che tale nuova normativa “proprio per l’estensione e la correlativa intensità dell’intento protettivo-imposizione del vincolo paesaggistico in ordine a vaste porzioni ed a numerosi elementi del territorio stesso individuati secondo tipologie paesaggistiche ubicazionali  o morfologiche riguardanti a criteri largamente diffusi e consolidati nel lungo tempo, introduce una tutela del paesaggio improntata ad integrità e globalità”.

Alla luce delle risultanze processuali l’evento di cui è processo si era realizzato per effetto di più cause dovute al comportamento colposo di più soggetti, le quali, ancorchè materialmente collegate erano tuttavia indipendenti l’una dall’altra possedendo tutte efficienza causale rispetto all'evento (cfr.: Cass. 17 febbraio 1982 n. 1543; Cass. sez. IV 88/178202; Cass. sez. IV 26 novembre 1980 n. 12549 in C.E.D. RV. 146870; Cass. sez. V       maggio 1969 n. 326 ivi RV. 11296).

Sul punto, è appena il caso di rilevare come nel disciplinare il rapporto di causalità il vigente codice penale abbia accolto il principio dell’equivalenza delle cause o della condicio sine qua non, secondo cui le cause concorrenti sono tutte e ciascuna causa dell’evento (cfr.: Cass. sez. IV 89/180359; Cass. sez. IV 88/179998; Cass. sez. I 4 dicembre 1974, Pagliuca, Mass. Ufficiale 1975, n. 130725; Cass. sez. I 20 dicembre 1971, Pepè ed altro, Cass. Pen. Mass. ann., 1973, 207; Cass. sez. V 26 febbraio 1969, Parolani ed altro, ivi, 1970,600).

In particolare, secondo la più recente giurisprudenza di legittimità, nella spiegazione causale si deve ricorrere ad una serie di assunzioni normologiche tacite e dando per presenti condizioni iniziali non conosciute per cui, in sostanza, il nesso causale tra l’azione-omissione e l’evento in senso naturalistico può essere effettuato dal Giudice avvalendosi del modello della sussunzione sotto leggi scientifiche universali e statistiche che la condotta dell’agente, costituisca coeteribus paribus una condizione necessaria dell’evento (cfr.: Cass. sez. IV 6 dicembre 1990, Bonetti in Foro it., 1992, II, c. 36).

Con specifico riguardo alla causalità omissiva può affermarsi poi, la sussistenza ex art. 40 secondo comma c.p., del nesso causale se l’azione dovuta, ma non tenuta avrebbe impedito l’evento, cioè, avrebbe evitato con alto grado di probabilità, il verificarsi dell’evento.

Restando nell’ambito dei principi generali, ad avviso della giurisprudenza della Cassazione, il fondamento della responsabilità colposa è dato dalla prevedibilità del pericolo, non essendo altro la prevedibilità che la possibilità dell’uomo coscienzioso ed avveduto, dell’homo eiusdem professionis et condicionis, di cogliere che un certo evento è evitabile adottando determinate regole di condotta per cui ai fini del giudizio di prevedibilità deve aversi riguardo alla potenziale idoneità della condotta a dare vita ad una situazione di danno (cfr.: Cass. sez. IV 6 dicembre 1990, Bonetti, cit.; Cass. 29 ottobre 1987, Giacalone, Foro it. Rep. 1988 voce Reato in genere n. 51; Cass. 28 maggio 1968, De Rosa, Giust. Pen., 1969, II, 212).

In particolare, attesa l’incontestata assenza di qualsivoglia autorizzazione paesaggistica, la responsabilità in capo agli imputati discende dalla colpa intesa, in senso ampio, ossia negligenza, imprudenza, imperizia, ma anche inosservanza del dovere positivo di adozione di tutte le misure tecniche ed organizzative di prevenzione del danno ambientale giuridicamente ed economicamente illegittimo (cfr. Cass. sez. III 13 dicembre 1984 n. 10976; Cass. sez. III 30 gennaio 1991 n. 1018).

In questa ottica la giurisprudenza del Supremo Collegio afferma che il destinatario del precetto è tenuto a doveri specifici, di particolare diligenza e di predisposizione delle misure tecniche più appropriate superabili soltanto dalla prova rigorosa di un fatto imprevedibile ed inevitabile (cfr. Cass. sez. III 27 giugno 1990 n. 9242).

Conseguentemente, il fatto in sé accaduto il 12.5.1998, senza che sia individuabile una causa per sua natura imprevedibile ed inevitabile, vale a comprovare l’insufficienza delle misure predisposte e, dunque, a dimostrare la responsabilità dei soggetti, quanto meno a titolo di colpa (cfr. Cass. sez. III 2 febbraio 1994 n. 1218; Cass. sez. III 15 maggio 1985 n. 10041 secondo cui l’inclemenza atmosferica ed i guasti meccanici dell’impianto di depurazione non sono fatti imprevedibili e pertanto non costituiscono stato di necessità o forza maggiore; cfr. anche Cass. sez. III 30 luglio 1991 n. 8434; Cass. sez. III 17 ottobre 1991 n. 10530; Cass. sez. III 3 luglio 1981 n. 6592 in C.E.D. RV. 149637; Cass. sez. III 13 maggio 1983 Piersanti in Cass. Pen. Mass. ann. 1988, pag. 1716 n. 1522; Cass. sez. III 5 maggio 1983 Liverani, in C.E.D. RV. 158881).

Per completezza espositiva, si osserva come proprio in seguito all’incidente de quo, l’azienda aveva adottato delle procedure più rigide di controllo e di contenimento degli eventuali sversamenti accidentali che dimostrano l’inadeguatezza delle misure cautelari in essere all’epoca del fatto, così confermando il profilo di responsabilità gravante su ***, *** e *** per i rispettivi ruoli ricoperti presso lo stabilimento di ***, come apparenti dalle documentazioni in atti ed a prescindere dall’effettiva o meno presenza fisica sul posto il giorno del sinistro, laddove, il profilo di negligenza riguardante l’autista ***, discende dall’accertato possesso del patentino ADR da parte di quest’ultimo (cfr.: licenza di trasporto intenzionale di merci pericolose e patentino ADR rilasciato a ***; verbale del C.d.A. della Cartiera di *** S.p.a. dd. 25.6.1993; circolare aziendale dd. 14.4.1994; comunicazione interna evidenziante alcuni divieti sullo scarico ed il lavaggio di autocisterne, fusti o altri contenitori; istruzioni di lavoro dd. 29.6.1998 della cartiera relativamente alle operazioni da effettuarsi da parte dei dipendenti nello scarico di materiali sub documentazione del P.M.; cfr. anche deposizione DALPRA’: “D. =: In relazione al fatto avvenuto, la cartiera ha adottato varie…? R. =: Sì, la cartiera ha bloccato immediatamente il ciclo produttivo, perché lo sversamento si è verificato sul piazzale nei pressi di una caditoia delle acque meteoriche, ha cercato immediatamente di pompare il più possibile questo liquido nell'impianto di depurazione e ponendo in atto un sistema mediante spargimento di sabbia ed altre sostanze per cercare di assorbire il più possibile questo biossido di titanio. D. =: In relazione al fatto , in epoca successiva? R. =: Sì, a seguito di questo fatto, cioè che i meccanici hanno cercato di svitare il tappo di fondo del container, la cartiera ha dato disposizioni di respingere direttamente al mittente i container che non avessero le valvole compatibili con l’impianto, nonché ha posto anche in atto un sistema che prevede in caso di ulteriori spargimenti, sversamenti, una vasca a tenuta del liquido che potrebbe fuoriuscire. D. =: In relazione alla documentazione che Lei ha esaminato, può riferire delle direttive impartite dalla cartiera ai fornitori? R. =: La cartiera avvisava tutti i suoi dipendenti, nonché gli automezzi che fornivano i prodotti sprovvisti di dispositivi non idonei che non potevano essere più scaricati, ma respinti. D. =: Questo con che data? R. =: 1 luglio 1998…D. =: Il trasporto della sostanza chimica come è avvenuto? R. =: Mi sono recato presso la Motorizzazione Civile di Trento per parlare con uno dei responsabili, l'’ng. ***, il quale ha verificato che questo trasporto non è avvenuto secondo la direttiva europea ADR, cioè l’accordo internazionale per il trasporto delle merci pericolose. Questo era al  fuori di questa…D. =: *** era dotato di patentino ADR? R. =: Sì. D. =: Quindi si presume fosse a conoscenza…R. =: Sì, conoscenza necessaria del materiale che trasportava.”; deposizione ***: “D. =: Le ricorda, le può illustrare in relazione al fatto? R. =: Sono stati presi due provvedimenti, uno di ordine organizzativo, preventivo, quindi l’assoluto divieto di porre in maniera esplicita, palese e chiara, di effettuare alcuna modifica ad alcun automezzo che entra in azienda. Poi è stata realizzata una vasca di contenimento con recupero tramite pompa, nel caso di spargimenti accidentali, del liquido eventualmente sparso. D. =: Sono state acquistate delle raccorderie, degli attacchi per scarichi? R. =: E sono stati anche unificati, in maniera europea, dei raccordi unici, e informati tutti i fornitori della standardizzazione dei nostri raccordi per entrambi gli stabilimenti. D. =: Queste misure sono state adottate dopo il sinistro, dopo il fatto di cui stiamo parlando? R. =: Queste misure in maniera così evidente e diffusa, sì.”).

Da quanto sopra esposto, secondo i criteri valutativi enunciati dall’art. 133 c.p. e, segnatamente, tenuto conto del vasto allarme sociale arrecato nella comunità e della gravità del fatto, previa concessione delle attenuanti generiche per la leale condotta, prima e durante il processo rappresentata dalla tempestiva adozione di più accurate precauzioni e dall’essersi attivati per non aggravare la situazione determinatasi, la pena equa alla quale gli imputati devono essere condannati è stabilita in due mesi di arresto e ventimilioni di lire di ammenda per ciascuno, oltre al pagamento solidale delle spese processuali (P.B. = 3 mesi di arresto e £. 30.000.000 di ammenda – 1/3 ex art. 62 bis c.p.).

Per effetto dell’art. 163 cpv. del D. L.vo n. 490/99 va, inoltre, ordinata la completa e definitiva rimessione in pristino stato dei luoghi in oggetto, nonché, la trasmissione di copia della presente sentenza alla PROVINCIA AUTONOMA di TRENTO ed al Sindaco del COMUNE di ***, per quanto di competenza.

In considerazione del carattere problematico degli argomenti esaminati viene fissato il termine di novanta giorni per il deposito delle motivazioni.

La sostanziale incensuratezza dei giudicabili, l’assenza di cause ostative, l’entità della sanzione irrogata e la prognosi favorevole circa la loro condotta futura permettono la concessione a tutti del beneficio della sospensione condizionale della pena.

P . Q . M .

Il Tribunale di Trento, Sezione Distaccata di Tione di Trento, visto gli artt. 533 c.p.p. e 157 primo comma n. 5) c.p. dichiara l’improcedibilità per estinzione del reato p. e p. dall’art. 734 c.p. per prescrizione.

Letti gli artt. 533 e 535 c.p.p. dichiara gli imputati colpevoli del reato p. e p. dall’art. 163 D. L.vo n. 490/99 e con le attenuanti generiche li condanna ciascuno alla pena di 2 mesi di arresto e £. 20.000.000 di ammenda, oltre alla rifusione solidale delle spese processuali. Ai sensi dell’art. 163 cpv. D. L.vo n. 490/99 ordina la rimessione in pristino dello stato dei luoghi a cura dei condannati. Dispone la trasmissione a cura della Cancelleria di copia della sentenza alla P.A.T. ed al Comune di ***. Ai sensi dell'art. 544 ultimo comma c.p.p. assegna 90 giorni per il deposito.

Pena sospesa per tutti

Tione di Trento lì, 19 ottobre 2001.

IL GIUDICE

(Dott. Giuseppe Serao)