Diritto di soggiorno - rilascio del permesso

Diritto di soggiorno – rilascio del permesso

Mancuso Raffaele

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INTRODUZIONE

1) Assetto normativo e responsabilità del Patronato 2)Diritti degli stranieri regolarmente soggiornanti – 3) Principali attori della P.A. che partecipano al procedimento amministrativo di rilascio/rinnovo di permesso/carta di soggiorno – 4) Permessi a «ex stagionali» -Diritti del cittadino straniero in Italia attori pubblici e privati – 5) Diritti degli stranieri regolarmente soggiornanti – 6) Principali attori della P.A. che partecipano al procedimento amministrativo di rilascio/rinnovo di permesso/carta di soggiorno- 7) Entrare in Svizzera: procedura e permessi – 8) Rilascio e Rinnovo del permesso di soggiorno

Assetto normativo e responsabilità del Patronato

La normativa in materia di immigrazione in Italia si prefigge lo scopo di regolare i flussi migratori, controllare l’ingresso degli stranieri alle frontiere e disciplinarne le condizioni di soggiorno nel nostro Paese.

Lo straniero è colui che, temporaneamente o definitivamente ospitato in soggiorno in altra nazione, appartiene ad uno Stato diverso.

Lo status e la permanenza sul territorio nazionale degli stranieri non appartenenti agli stati UE e apolidi sono regolati dal D. Leg.vo 25 luglio 1998, n. 286, Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero e successive modificazioni; il D.Leg.vo 6 febbraio 2007, n. 30 regola la permanenza in Italia dei cittadini dell’UE e il DPR 16 settembre 2004, n. 303 disciplina il riconoscimento dello status di rifugiato. L’attuazione di tutte le disposizioni principali del TU 286/98 è stabilita dal DPR n. 394 del 1999, modificato dal DPR n. 334 del 2004. E’ importante ricordare anche l’art. 16 – Trattamento dello straniero – delle “Disposizioni sulla legge in generale”, che recita: “Lo straniero è ammesso a godere dei diritti civili attribuiti al cittadino a condizione di reciprocità e salve le disposizioni contenute in leggi speciali. Questa disposizione vale anche per le persone giuridiche straniere”. (Cost. 10; Cod. Civ. 2505)”.

Una delle domande fondamentali poste dagli operatori degli istituti di patronato che sono stati chiamati a prestare l’assistenza agli stranieri per le pratiche riguardanti il rilascio e il rinnovo di carta/permesso di soggiorno, in attuazione della Convenzione fra il Ministero dell’Interno e gli Istituti di patronato sottoscritta nel 2006, riguarda la responsabilità dei Patronati in caso di aiuto prestato a cittadini stranieri presenti irregolarmente in Italia, che intendano regolarizzare la propria posizione sul territorio nazionale: se, cioè, aiutando i clandestini, si corre il pericolo di essere denunciati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. La risposta è NO. Infatti, l’art. 1 della Legge 30 marzo 2001, n. 152, definisce gli istituti di patronato come persone giuridiche di diritto privato che svolgono un servizio di pubblica utilità. Quindi i dipendenti dei patronati non hanno gli obblighi che sorgono in capo ai dipendenti pubblici, obbligati invece a segnalare la presenza di un immigrato clandestino agli organi di pubblica sicurezza. Inoltre, l’art. 12, co. 2 del TU 286/98 dispone che non costituiscono reato le attività di assistenza umanitaria prestate in Italia nei confronti degli stranieri in condizioni di bisogno comunque presenti nel territorio dello Stato.

Diritti del cittadino straniero in Italia

Esistono alcuni diritti espressamente riconosciuti agli stranieri dalla Costituzione e altri che, essendo riconosciuti a tutti gli uomini indistintamente, comprendono anche gli stranieri tra i loro destinatari. La Costituzione garantisce espressamente solo due diritti: il diritto d’asilo politico (art. 10, 3° comma), ed il divieto di estradizione per reati politici (art. 10, 4° comma).

In merito agli altri diritti, bisogna fare distinzione fra quelli riconosciuti a tutti, compresi gli stranieri irregolari, comunque presenti alla frontiera o sul territorio nazionale, e quelli riconosciuti agli stranieri regolarmente soggiornanti. Vanno riconosciuti in maniera incondizionata i diritti umani di cui all’art. 2 della Costituzione: ”La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”, il diritto d’asilo, l’inviolabilità della libertà personale, del domicilio, della corrispondenza, di confessione religiosa. Uno dei diritti più importanti è il diritto alla salute, che possono esercitare anche gli irregolari, chiedendo alle ASL il rilascio della tessera STP (stranieri temporaneamente presenti) istituita dal T.U. 286/98: con la semplice esibizione di un documento di riconoscimento personale si ottiene il diritto all’accesso gratuito all’assistenza sanitaria nazionale. Altro diritto comunemente riconosciuto agli irregolari, anche in sede giudiziaria, è il diritto alle spettanze derivanti dal rapporto di lavoro, ad eccezione del diritto di reintegro al posto di lavoro e/o risarcimento danni per il licenziamento senza giusta causa. Ancora, è riconosciuto a tutti gli stranieri il diritto all’istruzione, regolato dall’art. 38 del T.U. delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero.

Diritti degli stranieri regolarmente soggiornanti

Si intende per “straniero regolarmente soggiornante” colui che è titolare di permesso di soggiorno, a qualunque titolo rilasciato. Il permesso di soggiorno deve essere richiesto entro 8 giorni dall’arrivo in Italia ovviamente se ci sono requisiti per richiederlo. Lo straniero in possesso del permesso di soggiorno ha diritto all’iscrizione anagrafica, all’instaurazione del rapporto di lavoro, all’unità familiari, all’iscrizione – salva la ricorrenza dei presupposti – ai vari ordini e collegi professionali, alla partecipazione ai programmi di accoglienza, all’iscrizione all’università, al concorso per gli alloggi sociali, all’accesso alle misure di integrazione sociale, alla tutela contro le discriminazioni razziali, etniche, nazionali o religiose, all’assistenza sociale, all’accesso all’edilizia residenziale.

Principali attori della P.A. che partecipano al procedimento amministrativo di rilascio/rinnovo di permesso/carta di soggiorno

Questure: rilasciano tutti i permessi di soggiorno e carte di soggiorno e rimangono sede esclusiva di presentazione di alcuni tipi di permesso di soggiorno, come affari, cure mediche, gara sportiva, missione, motivi umanitari, asilo politico, minore età, giustizia, status apolide, integrazione minore, invito.

Tutte le altre tipologie di domanda di rilascio / rinnovo del permesso di soggiorno devono essere presentate presso gli Uffici Postali, e per i soggiorni richiesti a seguito del rilascio di Nulla Osta da parte dello Sportello Unico per l’Immigrazione (ricongiungimento familiare, lavoro ex art. 22, 24 e 27 del T.U.), lo straniero dovrà presentarsi, entro 8 giorni dal suo ingresso in Italia, presso lo Sportello Unico che ha rilasciato il nulla osta, che provvederà a rilasciare all’interessato il modulo, già compilato, di domanda di rilascio del permesso di soggiorno, che lo straniero dovrà successivamente spedire presso un ufficio postale abilitato.

La Questura competente al rilascio del permesso di soggiorno è quella della provincia di residenza del richiedente il permesso di soggiorno(intesa come domicilio/dimora abituale e non come iscrizione anagrafica).

Sportelli Unici per l’Immigrazione (SUI), costituiti presso le Prefetture: è competenza del SUI il rilascio del Nulla Osta per l’ingresso in Italia per lavoro, ai sensi degli artt. 22 e 24 del T.U., dei cittadini extracomunitari e dei cittadini neocomunitari appartenenti ai Paesi per i quali è imposta la moratoria per la libera circolazione di mano d’opera, nell’ambito del Decreto Flussi annuale, il rilascio dei nulla osta al lavoro per ingressi “fuori quota” di cui all’art. 27 del T.U. 286/98 (manager, ricercatori, artisti dello spettacolo e sportivi di chiara fama mondiale, infermieri, domestici che hanno lavorato presso famiglia italiana residente in un Paese extra UE), e il rilascio dei nulla osta per ricongiungimenti familiari.

Uffici consolari in Paese di origine o di residenza: sono competenti per il rilascio dei visti per turismo, studi, cure mediche, visite, familiari a seguito e alcuni altri, nonché per lavoro e per ricongiungimento familiare a seguito del rilascio del N.O. da parte del SUI.

Istituti di patronato e Comuni: in virtù della Convenzione con il Ministero dell’Interno, effettuano assistenza nell’inoltro delle domande di rilascio e rinnovo dei titoli di soggiorno.

Uffici postali: sono abilitati all’accettazione di domande di rilascio/rinnovo di alcuni tipi di permesso di soggiorno e di rilascio di carte di soggiorno

Chi intende assumere un impiego in Svizzera o in Italia, può inoltrare una domanda di permesso di dimora solo se dimostra che un datore di lavoro è disposto ad assumerlo. La carta di soggiorno è valida per tutto il territorio dello Stato che l’ha rilasciata. La procedura relativa al rilascio del permesso di dimora non deve essere compiuta prima dell’entrata in Svizzera o in Italia. È tuttavia consigliabile.

Entrare in Svizzera: procedura e permessi

Per entrare in Svizzera basta il passaporto o la carta d’identità. Non è più necessaria

l’assicurazione per il rilascio di un permesso di dimora.

Per la procedura si applicano le disposizioni tuttora vigenti: inoltro della domanda presso le autorità preposte al mercato del lavoro da parte del datore di lavoro, accompagnata dalle prove degli sforzi sostenuti per cercare la manodopera all’interno del paese, nonché da un contratto di lavoro scritto; preavviso da parte delle autorità preposte al mercato del lavoro;

regolamento delle condizioni di soggiorno da parte delle autorità di polizia degli stranieri.

• Permesso di breve durata L-CE:

Presentando un contratto dl lavoro della durata inferiore ad un anno, si ha diritto a un

permesso per dimoranti temporanei. Durante i primi due anni dopo l’entrata in vigore

dell’accordo è ancora effettuato il controllo delle condizioni salariali e lavorative ed è

applicata la priorità dei lavoratori indigeni. Durante i primi cinque anni, i permessi di una durata superiore a quattro mesi e inferiore ad un anno sono ancora contingentati (In 15.500 unità per periodo di contingente).

• Permesso di dimora B-CE:

Presentando un contratto di lavoro di uno o più anni, si ha diritto a un permesso di

dimora della durata di cinque anni. Durante i primi due anni dopo l’entrata in vigore

dell’accordo viene ancora effettuato il controllo delle condizioni salariali e lavorative e viene data la priorità ai lavoratori indigeni. Durante i primi cinque anni, i permessi di dimora sono ancora contingentati (15.000 unità per periodo di contingente).

• Permesso di domicilio C-CE:

dopo un soggiorno regolare e ininterrotto di cinque anni, per i cittadini dell’UE questo

permesso sarà rinnovabile automaticamente ogni cinque anni.

Permessi a «ex stagionali»

Chi ha lavorato, prima dell’entrata in vigore degli accordi bilaterali, per almeno 30 mesi come stagionale, ha automaticamente diritto ad un permesso di durata illimitata, senza tener conto del contingentamento. Queste lavoratrici e questi lavoratori non sono soggetti né alla precedenza data ai lavoratori indigeni, né al controllo del rispetto delle condizioni di lavoro e di salario.

Chi ha occupato un posto di lavoro stagionale della durata complessiva di almeno 50 mesi negli ultimi 15 anni, ha automaticamente diritto ad un permesso di durata illimitata. Con l’accordo l’«ex stagionale» ha diritto al ricongiungimento famigliare. Coniugi e figli hanno automaticamente diritto di studiare e lavorare in Svizzera.

Permessi per frontalieri

Per il rilascio di un permesso iniziale per frontalieri, durante i primi due anni dall’entrata in vigore dell’accordo sono ancora esaminate le condizioni relative al mercato del lavoro (salario/priorità). Non è più richiesto un soggiorno preliminare di sei mesi in una zona di frontiera straniera. La limitazione della mobilità professionale alle zone di frontiera sarà ancora applicata durante i primi cinque anni. Allo scadere di questo periodo il frontaliere beneficerà della piena mobilità geografica e professionale in Svizzera e in Italia.

• Permesso per frontalieri G-CE:

Con un contratto di lavoro inferiore a un anno, il frontaliere avrà un permesso della

durata del contratto di lavoro.

Con un contratto di lavoro di un anno o più, si ha diritto a un permesso per frontalieri della durata di cinque anni, senza che sia necessario un nuovo controllo delle condizioni del mercato del lavoro svizzero.

II frontaliere ha l’obbligo di rientrare almeno una volta alla settimana e non più l’obbligo del rientro giornaliero.

Rifiuto del permesso e mercato del lavoro

Durante i primi due anni, per il rilascio del permesso di breve durata e del permesso di dimora bisogna che siano osservate le condizioni professionali e lavorative in uso nel settore, nonché la priorità dei lavoratori indigeni già ammessi sul mercato del lavoro svizzero.

Permessi per chi non lavora

L’unica condizione è quella di avere dei mezzi finanziari sufficienti, in modo da evitare che l’interessato cada a carico dell’assistenza, e dall’obbligo di un’assicurazione adeguata contro malattie e infortuni. II permesso è rilasciato per una durata di cinque anni. Dopo due anni, le autorità hanno tuttavia la possibilità di verificare se sono sempre rispettate le condizioni per il rilascio del permesso.

Rinnovo del permesso

• Permesso di breve durata: possibilità di proroga fino a 12 mesi al massimo, purché il lavoratore dimostri di esercitare un’attività lavorativa. Un nuovo permesso poi è

rilasciato se il lavoratore ha un impiego e i contingenti non sono esauriti. Non vi è alcun obbligo di lasciare il paese tra un contratto di lavoro e l’altro.

• Permesso di lunga durata: i titolari di questo permesso hanno automaticamente

diritto alla proroga del proprio permesso.

• Ai lavoratori frontalieri non è applicabile alcun limite quantitativo.

Entrare in Italia: procedura e permesso

Chi vuole soggiornare per più di tre mesi in Italia è tenuto ad avere una carta d’identità o un passaporto in corso di validità. Entro otto giorni dall’arrivo, la propria presenza deve essere dichiarata alla questura del luogo di residenza e si deve richiedere un documento di soggiorno.

La richiesta viene istruita dalla questura del luogo di residenza.

La carta di soggiorno è valida su tutto il territorio del paese di residenza per una durata di almeno cinque anni, tranne il caso in cui si intenda lavorare nello Stato membro ospite per un periodo compreso tra tre mesi e un anno (in tal caso, si ottiene una carta di soggiorno che copre tale periodo), ed è rinnovabile automaticamente. I familiari ricevono un documento di soggiorno avente lo stesso periodo di validità.

Studenti, pensionati o lavoratori non attivi devono dimostrare di aver stipulato

un’adeguata assicurazione malattia che copra tutti i rischi e dichiarare con autocertificazione che si dispone di mezzi finanziari necessari al soggiorno.

I lavoratori frontalieri sono tenuti a richiedere una carta di lavoratore frontaliero presso la questura del luogo di lavoro.

II libretto di lavoro sarà rilasciato, su richiesta del lavoratore e dietro esibizione del

permesso di soggiorno, dall’Ispettorato del lavoro.

Rilascio e Rinnovo del permesso di soggiorno

Il permesso di soggiorno è rilasciato, quando ne ricorrono i presupposti, per i motivi e la durata indicati nel visto d’ingresso o nel testo unico.

Il permesso di soggiorno è rilasciato in conformità del Regolamento (CE) n. 1030/2002 del Consiglio dell’Unione Europea del 13 giugno 2002 e contiene l’indicazione del codice fiscale. A tal fine, con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono determinate le modalità di comunicazione, in via telematica, dei dati per l’attribuzione allo straniero del codice fiscale e per l’utilizzazione dello stesso codice come identificativo dello straniero, anche ai fini degli Archivi anagrafici dei lavoratori extracomunitari.

La questura, sulla base degli accertamenti effettuati, procede al rilascio del permesso di soggiorno per motivi di lavoro o di ricongiungimento familiare, dandone comunicazione, tramite procedura telematica, allo Sportello unico che provvede alla convocazione dell’interessato per la successiva consegna del permesso o dell’eventuale diniego.

Il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro è subordinato alla sussistenza di un contratto di soggiorno per lavoro nonché alla consegna della documentazione attestante la disponibilità di un reddito, da lavoro o da altra fonte lecita, sufficiente al sostentamento proprio e dei familiari conviventi a carico può essere accertata d’ufficio sulla base di una dichiarazione temporaneamente sostitutiva resa dall’interessato con la richiesta di rinnovo.

Il rinnovo del permesso di soggiorno deve essere richiesto al questore della provincia in cui lo straniero dimora:

  • novanta giorni prima della scadenza nel caso di permesso di soggiorno per lavoro con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato;

  • sessanta giorni prima della scadenza nel caso di permesso di soggiorno per lavoro con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato;

  • trenta giorni prima della scadenza nei restanti casi.

La perdita del posto di lavoro, anche per dimissioni, non costituisce comunque motivo per privare il lavoratore, e i suoi familiari legalmente residenti, del permesso di soggiorno. Lo straniero può, infatti, essere iscritto nell’Anagrafe dei Lavoratori per il periodo di residua validità del permesso di soggiorno e comunque per un periodo non inferiore a sei mesi.

I permessi di soggiorno per turismo possono essere rinnovati solo se ricorrono seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali.

Il permesso di soggiorno non può essere rinnovato o prorogato quando risulta che lo straniero abbia interrotto il soggiorno in Italia per un periodo continuativo di oltre 6 mesi, o, per i permessi di soggiorno di durata almeno biennale, per un periodo continuativo superiore alla metà del periodo di validità del permesso di soggiorno, salvo che detta interruzione sia dipesa dalla necessità di adempiere agli obblighi militari o da altri gravi e comprovati motivi.

Per la compilazione della modulistica lo straniero può farsi assistere, a titolo gratuito, da un Patronato della sua zona o da un Comune abilitato.

  • A chi rivolgersi:

Uffici Postali contrassegnati dal logo Sportello Amico

Per le istanze di rilascio e rinnovo di permesso e carta di soggiorno, per cittadini extracomunitari, rientranti nelle seguenti tipologie:

  • Adozione

  • Affidamento

  • Aggiornamento del permesso/carta di soggiorno (cambio domicilio, stato civile, inserimento figli, cambio passaporto)

  • Attesa occupazione

  • Attesa riacquisto cittadinanza

  • Asilo politico rinnovo

  • Carta di soggiorno per stranieri

  • Conversione permesso di soggiorno

  • Duplicato del permesso/carta di soggiorno

  • Famiglia

  • Famiglia minore 14-18 anni

  • Lavoro autonomo/subordinato/stagionale

  • Missione

  • Motivi religiosi

  • Residenza elettiva

  • Ricerca scientifica

  • Status apolide rinnovo

  • Studio

  • Tirocinio formazione professionale

  • Turismo.

In caso di richiesta di rinnovo del Permesso-Carta di soggiorno, è necessario inserire nella busta la fotocopia del permesso-carta di soggiorno da rinnovare o da aggiornare. L’operatore dell’Ufficio Postale rilascerà una ricevuta che, allegata al permesso scaduto, sostituisce e ha il valore della ricevuta precedentemente rilasciata dalla Questura.

Questura

  • Per tutte le altre tipologie, le istanze di richiesta di rilascio e rinnovo di permesso-carta di soggiorno devono essere presentate presso gli Uffici Immigrazione delle Questure, competenti territorialmente.

  • Modulistica:

Il kit a banda gialla per la compilazione della istanza è disponibile presso lo sportello Amico degli Uffici Postali, nei Patronati e nei Comuni abilitati.

  • Costi della procedura:

– 27,50 euro con bollettino di conto corrente postale per il permesso di soggiorno superiore a 90 giorni.

– 14,62 euro per marca da bollo;

– 30,00 euro da versare all’operatore dell’Ufficio Postale al momento della consegna del kit.

Permessi di soggiorno e Dichiarazioni di Presenza il cui rilascio/presentazione deve essere fatto presso le Questure:

CURE MEDICHE. Il permesso di soggiorno per cure mediche può essere richiesto dietro il rilascio del visto per cure mediche dall’autorità diplomatica competente. Il visto per cure mediche consente l’ingresso, al fine di un soggiorno di breve o lunga durata, ma sempre a tempo determinato, allo straniero che abbia necessità di sottoporsi a trattamenti medici presso istituzioni sanitarie italiane, pubbliche o private accreditate.

I requisiti e le condizioni per l’ottenimento del visto sono previsti dall’art. 36, co. 1 e 2, del T.U. 286/98 e dall’art. 44, co. 1 e 2, del D.P.R. n. 394/99 come modificato dal DPR 334/2004.

Il visto per cure mediche potrà essere rilasciato anche all’eventuale accompagnatore che assista lo straniero infermo, in presenza di adeguati mezzi di sostentamento.

Il permesso di soggiorno per motivi di salute può essere richiesto dalle donne incinte anche se senza visto (art. 19, co. 2 lett. d). Il permesso di soggiorno viene rilasciato dopo il compimento di 3 mesi di gravidanza fino alla data presunta del parto e viene rinnovato fino al compimento di 6 mesi del bambino. Non consente l’attività lavorativa e non è rinnovabile, salvo l’autorizzazione del giudice del Tribunale dei Minori.

Il permesso di soggiorno rilasciato per altri motivi può essere convertito in quello per cure mediche, ma non viceversa GARA SPORTIVA. Il permesso di soggiorno viene rilasciato alla persona in possesso dell’apposito visto che consente l’ingresso, ai fini di un soggiorno di breve durata, allo sportivo straniero che intenda partecipare a singole competizioni o a una serie di manifestazioni sportive, sia a carattere professionistico che dilettantistico, agli allenatori, direttori tecnico-sportivi, preparatori atletici o accompagnatori.

Il permesso di soggiorno per gara sportiva viene rilasciato per il periodo per i quale è stato accordato il visto, e non consente l’attività lavorativa in Italia.

MISSIONE. Il permesso di soggiorno per missione può essere rilasciato al titolare dell’apposito visto. Il visto per missione consente l’ingresso in Italia, ai fini di un soggiorno di breve o lunga durata ma a tempo determinato, allo straniero che, per ragioni legate alla sua funzione politica, governativa o di pubblica utilità, debba recarsi in territorio italiano. Analogo visto per missione può essere rilasciato agli stranieri componenti lo stretto nucleo familiare convivente del titolare, anche quando quest’ultimo sia esente dal visto.

Il permesso di soggiorno per missione non consente l’attività lavorativa.

PERSONA AMMESSA ALLA PROTEZIONE SUSSIDIARIA” (ex “MOTIVI UMANITARI”). Richiede la protezione sussidiaria il “cittadino straniero che non possiede i requisiti per essere riconosciuto come rifugiato ma nei cui confronti sussistono fondati motivi di ritenere che, se ritornasse nel Paese di origine, o, nel caso di un apolide, se ritornasse nel Paese nel quale aveva precedentemente la dimora abituale, correrebbe un rischio effettivo di subire un grave danno e il quale non può o, a causa di tale rischio, non vuole avvalersi della protezione di detto Paese”.

Le domande di riconoscimento dello status devono essere presentate alla polizia di frontiera o in Questura e che la Polizia che informa il cittadino straniero dei suoi diritti e doveri, oltre a consegnargli un opuscolo preparato dalla Commissione nazionale per il diritto d’asilo.

La Polizia non può valutare le domande, ma si limita a girarle alle commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale, le uniche autorità competenti in materia. La commissione, entro 30 giorni dalla domanda, ascolta il richiedente nel corso di un colloquio a porte chiuse e prende una decisione nei tre giorni successivi.

Fino alla decisione, il richiedente può rimanere in Italia senza restrizioni, salvo alcuni casi.

La commissione potrà riconoscere la protezione sussidiaria oppure rigettare la domanda. Il respingimento avviene con un provvedimento motivato che verrà subito notificato al richiedente insieme alla spiegazione dei mezzi di impugnazione.

Quello per protezione sussidiaria dura tre anni e può essere rinnovato solo quando sussistono le condizioni per le quali è stata concessa la protezione, ma è comunque convertibile in altri tipi di permesso.

Chi viene ammesso alla protezione può riunire in Italia la famiglia.

Chi ottiene la protezione sussidiaria ha gli stessi diritti degli italiani per l’accesso al lavoro (subordinato o autonomo), alla formazione professionale e ai tirocini o per l’iscrizione agli albi professionali. Il titolare di questi permessi può inoltre essere assunto nel pubblico impiego come se fosse un cittadini dell’Unione Europea.

Anche sul fronte dell’assistenza sociale e sanitaria scattano gli stessi diritti degli italiani, e lo stesso vale per l’accesso all’istruzione dei minori, mentre i maggiorenni verranno equiparati ai cittadini stranieri regolarmente soggiornanti.

Per il riconoscimento di diplomi, certificati e altri titoli stranieri si applicano le norme previste per gli italiani.

ASILO POLITICO PER RIFUGIATI. La domanda va presentata alla Polizia di frontiera o alla Questura di provincia del luogo di dimora. La Questura inoltra la domanda alla Commissione centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato che, entro 30 giorni dalla domanda, ascolta il richiedente nel corso di un colloquio a porte chiuse e prende una decisione nei tre giorni successivi. Fino alla decisione, il richiedente può rimanere in Italia senza restrizioni, salvo alcuni casi.

Non verranno ammesse le domande presentate da chi è già stato riconosciuto come rifugiato da un altro Stato che applica la convenzione di Ginevra, oppure da chi ha già presentato una domanda in passato e nella nuova non aggiunge altri elementi per la valutazione del suo caso.

La commissione potrà riconoscere lo status di rifugiato oppure rigettare la domanda. Il respingimento avviene con un provvedimento motivato che verrà subito notificato al richiedente insieme alla spiegazione dei mezzi di impugnazione. Se, pur non accogliendo la domanda, la Commissione riterrà che sussistano gravi motivi di carattere umanitario, potrà trasmette gli atti Questura per l’ eventuale rilascio di un permesso di soggiorno.

Il permesso per asilo rilasciato ai rifugiati è quinquennale e rinnovabile.

Chi viene ammesso alla protezione può riunire in Italia la famiglia.

I rifugiati hanno gli stessi diritti degli italiani per l’accesso al lavoro (subordinato o autonomo), alla formazione professionale e ai tirocini o per l’iscrizione agli albi professionali. Il titolare di questi permessi può inoltre essere assunto nel pubblico impiego come se fosse un cittadini dell’Unione Europea.

Anche sul fronte dell’assistenza sociale e sanitaria scattano gli stessi diritti degli italiani, e lo stesso vale per l’accesso all’istruzione dei minori, mentre i maggiorenni verranno equiparati ai cittadini stranieri regolarmente soggiornanti.

Per il riconoscimento di diplomi, certificati e altri titoli stranieri si applicano le norme previste per gli italiani.

MINORE ETA’ ( Art. 19 co. 2 lett. a), T.U. 286/98). Fra le persone che non possono essere espulse dal territorio nazionale, l’art. 19 indica anche i minori di anni 18, con una ulteriore caratteristica: i cosiddetti “non accompagnati”, perché minori conviventi con i genitori o con le persone che esercitano la patria potestà, possono essere allontanati dal territorio nazionale nel caso in cui i genitori o gli affidatari siano espulsi. Ai minori non accompagnati viene rilasciato il permesso di soggiorno per minore età, che può essere convertito in un permesso di soggiorno per studio, per lavoro o per attesa occupazione, nel caso in cui il minore abbia conseguito il progetto di inserimento sociale attuato da una delle associazioni autorizzate.

GIUSTIZIA. L’ipotesi del rilascio del permesso di soggiorno per motivi di giustizia è contemplata dall’art. 18 del T.U. 286/98. Di solito viene rilasciato, dietro il N.O. dell’autorità giudiziaria, alle persone vittime di un reato in attesa del giudizio, alle persone sotto inchiesta giudiziaria, il cui allontanamento dal territorio nazionale è contrario all’interesse di giustizia, e ai testimoni di un reato grave.

Per i titolari del permesso di soggiorno per motivi di giustizia non è consentita l’attività lavorativa, tranne che per i collaboratori di giustizia.

STATUS DI APOLIDE. Le persone alle quali è riconosciuto lo status di apolide (la domanda di riconoscimento si effettua in via amministrativa, inoltrando la domanda presso la Prefettura, o in via giudiziaria, presso i Tribunali Civili) viene rilasciato il permesso di soggiorno per apolide. Questo permesso di soggiorno consente tutti i tipi di attività lavorativa e di studio.

INTEGRAZIONE MINORE. I minori di anni 18, figli naturali, affidati o adottati, delle persone in possesso del permesso di soggiorno, comunque presenti sul territorio nazionale, possono essere iscritti nel permesso di soggiorno dei genitori o delle persone che esercitano la patria potestà, se minori di anni 14; per i minori di età compresa fra i 14 e i 18 anni viene rilasciato il permesso di soggiorno. Per effettuare l’integrazione è sufficiente esibire il certificato di nascita o l’atto di affidamento legalizzato dalla rappresentanza diplomatica italiana del Paese di origine. Nei casi di comprovate difficoltà di reperimento di tale certificazione, è ammessa la certificazione per atto notorio.

VOLONTARIATO. Il decreto legislativo 154/2007 introduce nel Testo Unico l’art.27 bis “Ingresso e soggiorno per il volontariato”. Si tratta di una tipologia di ingressi per la quale il legislatore ha previsto il ricorso alla determinazione annuale (tramite Decreto del Ministero della Solidarietà Sociale, da emanarsi entro il 30 giugno di ogni anno) del contingente ammesso a partecipare ai programmi di volontariato.

La procedure prevede che l’organizzazione promotrice del programma di volontariato (appartenente ad una categoria tra enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, enti civilmente riconosciuti, organizzazioni non governative riconosciute ai sensi della L.49/1987, associazioni di promozione sociale iscritte nel registro nazionale di cui alla L.383/2000) stipuli una convenzione con lo straniero e sottoscriva una polizza assicurativa per le spese sanitarie e per la responsabilità civile verso terzi e assuma la piena responsabilità per le coperture relative al soggiorno del volontario e per il viaggio di ingresso e ritorno nel Paese di provenienza.

Lo straniero deve avere un’età compresa tra i 20 ed i 30 anni.

L’organo competente per il rilascio del visto è lo Sportello Unico per l’Immigrazione in cui l’organizzazione promotrice ha sede, mentre l’autorità consolare italiana nel Paese di provenienza del “Volontario” rilascerà uno specifico visto per “volontariato” (da istituire).

Il Permesso di soggiorno viene rilasciato dalla Questura e non è computabile ai fini del rilascio del Permesso di Soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo.

Nelle more della piena operatività della norma e della procedura continua ad applicarsi la prassi attualmente esistente secondo la quale le autorità consolari rilasciano il visto “missione/v” sulla base delle richieste pervenute per il tramite dell’Agenzia Nazionale Giovani.

INVITO (VISITE). La Dichiarazione di Presenza per invito va resa entro 8 giorni dall’arrivo in Italia previa richiesta del visto per invito presso l’autorità consolare italiana competente. Tale visto consente l’ingresso, al fine di un soggiorno di breve durata, allo straniero invitato da enti, istituzioni, organizzazioni pubbliche o private ma notorie, quale ospite di particolari eventi e manifestazioni di carattere politico o scientifico-culturale, le cui spese di soggiorno siano a carico dell’Ente invitante.

Il visto verrà rilasciato anche allo straniero convocato o invitato dall’autorità giudiziaria italiana, per la durata indicata dalla stessa autorità.

La Dichiarazione di Presenza per invito, per le persone che arrivano dall’altro Paese Schengen, deve essere presentata entro 8 giorni presso la questura della Provincia di Residenza per il periodo di durata del visto e non permette l’attività lavorativa o altri tipi di attività per le quali sono richieste specifiche autorizzazioni. Per le persone che provengono da Paesi che non applicano l’Accordo Schengen, l’adempimento dell’obbligo è attestato mediante l’apposizione, da parte della polizia di frontiera, dell’impronta del timbro uniforme Schengen sul documento di viaggio.

AFFARI. La Dichiarazione di Presenza per affari va resa entro 8 giorni dall’arrivo in Italia previa richiesta del visto per affari presso l’autorità consolare italiana competente. Il visto per affari consente l’ingresso in Italia, ai fini di un soggiorno di breve durata, allo straniero che intenda viaggiare per finalità economico-commerciali, per contatti o trattative, per l’apprendimento o verifica dell’uso e di funzionamento di beni strumentali acquistati o venduti nell’ambito di contratti commerciali e di cooperazione industriale. I requisiti e le condizioni per l’ottenimento del visto sono: la condizione di “operatore economico-commerciale” del richiedente;

– la finalità economico-commerciale del viaggio per il quale è richiesto il visto;

– l’esistenza e l’effettiva attività svolta in Italia dagli eventuali operatori economici che richiedano il rilascio del visto in favore dell’operatore straniero;

– adeguati mezzi economici di sostentamento, ed in ogni caso non inferiori all’importo stabilito dal Ministero dell’Interno con la direttiva di cui all’art. 4, 3° comma, del T.U. 286/98.

Il visto per affari può essere rilasciato anche alle persone che accompagnino, per documentate ragioni di lavoro, il richiedente.

L’elenco completo dei documenti necessari, i moduli e le tabelle con l’indicazione degli importi dei mezzi economici necessari, da dimostrare in sede di richiesta del visto, si può trovare sul sito della rappresentanza diplomatica italiana del Paese di residenza del richiedente.

La Dichiarazione di Presenza per affari deve essere presentata entro 8 giorni presso la questura della Provincia di Residenza per il periodo di durata del visto e non permette l’attività lavorativa o altri tipi di attività per le quali sono richieste specifiche autorizzazioni. Per le persone che provengono da Paesi che non applicano l’Accordo Schengen, l’adempimento dell’obbligo è attestato mediante l’apposizione, da parte della polizia di frontiera, dell’impronta del timbro uniforme Schengen sul documento di viaggio.

TURISMO La Dichiarazione di Presenza per Turismo va resa entro 8 giorni dall’arrivo in Italia previa richiesta del visto per invito presso l’autorità consolare italiana competente. Tale visto consente l’ingresso, al fine di un soggiorno di breve durata.

La Dichiarazione di Presenza per Turismo deve essere presentata entro 8 giorni presso la questura della Provincia di Residenza per il periodo di durata del visto e non permette l’attività lavorativa o altri tipi di attività per le quali sono richieste specifiche autorizzazioni. Per le persone che provengono da Paesi che non applicano l’Accordo Schengen, l’adempimento dell’obbligo è attestato mediante l’apposizione, da parte della polizia di frontiera, dell’impronta del timbro uniforme Schengen sul documento di viaggio.

STUDIO (inferiore a 90 gg) La Dichiarazione di Presenza per Studio per un periodo di soggiorno inferiore a 90 giorni, va resa entro 8 giorni dall’arrivo in Italia previa richiesta del visto per Studio presso l’autorità consolare italiana competente.

La Dichiarazione di Presenza per Studio deve essere presentata entro 8 giorni presso la questura della Provincia di Residenza per il periodo di durata del visto e non permette l’attività lavorativa o altri tipi di attività per le quali sono richieste specifiche autorizzazioni. Per le persone che provengono da Paesi che non applicano l’Accordo Schengen, l’adempimento dell’obbligo è attestato mediante l’apposizione, da parte della polizia di frontiera, dell’impronta del timbro uniforme Schengen sul documento di viaggio.

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