Convivenza: donazioni in contanti e pericoli fiscali

Convivenza: donazioni in contanti e pericoli fiscali

di Concas Alessandra, Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia

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Le coppie che convivono senza essere sposate, avranno dei precisi obblighi fiscali.

Coloro che ricevono in regalo dal partner dei soldi, che consentono di condurre un tenore di vita superiore alle loro possibilità, devono essere in grado di spiegarlo all’Agenzia delle Entrate, dando dimostrazione delle singole donazioni ricevute.

Al fine di fare presumere che le maggiori disponibilità economiche abbiano come fonte il compagno o la compagna, essere conviventi non è sufficiente.

Sono le indicazioni fornite dall’ordinanza della Suprema Corte di Cassazione n. 1980/2020 del 29/01/2020.

D’ora in avanti, in presenza di convivenza, le donazioni tra partner diventano più pericolose.

Prima di trattare nel dettaglio la decisione della Corte vediamo in che cosa consistono le donazioni di denaro tra conviventi e i loro caratteri.

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In che cosa consistono le donazioni di denaro tra conviventi

Sino a quando va bene, è normale che una coppia di conviventi si scambi regali e denaro, come si fa tra coppie sposate.

Un requisito che rientra nello spirito della famiglia, fondata sul matrimonio o sulla convivenza.

Un venirsi incontro in modo reciproco, fare fronte alle spese comuni, aiutarsi economicamente, in special modo quando uno dei due guadagna più dell’altro.

In seguito alla famosa legge Cirinnà, che ha equiparato le coppie di fatto a quelle sposate, anche in presenza di convivenza si può parlare di famiglia in senso stretto.

Quando una coppia si separa, si chiede la restituzione di quello che era stato messo in comune.

La linea di confine sottile tra prestiti e regali ha spesso impegnato i giudici nel dirimere le controversie tra conviventi, capaci di rinfacciarsi le somme spese l’uno per l’altro.

La giurisprudenza ha anche elaborato le regole delle donazioni di denaro tra conviventi.

Ci si chiede che cosa possa accadere se uno dei due conviventi presta danaro all’altro e, dopo la fine della convivenza, ne chiede la restituzione.

Ci si chiede se l’altro sia tenuto alla restituzione di ogni somma ricevuta o se si può rivolgere alle “leggi morali” in forza delle quali, nelle famiglie, ci si aiuta sempre.

Ci si chiede anche che cosa accada se il convivente, che ha ricevuto danaro, sostiene che non si è trattato di un prestito ma di una donazione.

Si legga anche:”Convivenza di fatto e coppie di fatto: differenze tra loro”

In che modo si stabilisce se la dazione di denaro tra conviventi sia una donazione o un prestito

La questione non è di facile soluzione.

Ci si chiede, in caso di donazioni in denaro tra conviventi, come si fa a dimostrare se si è trattato di un prestito o di un regalo.

Perché esclusivamente nel primo caso i soldi si devono restituire.

Le donazioni sono sempre irrevocabili, anche in caso di separazione di fidanzati, conviventi o sposati, la linea di confine tra le due ipotesi risulta vitale.

Non esisterebbero di sicuro inconvenienti se le parti, con una previdenza che non si concilia bene con lo spirito della famiglia, avessero messo per iscritto, concordando la restituzione del denaro speso.

Questo non succede quasi mai e i prestiti tra parenti vengono da sempre stipulati in forma orale.

Se non ci sono prove, devono essere ricostruire le intenzioni delle parti.

Quale era il loro intento quando sono stati consegnati i soldi all’altro o spesi per l’interesse comune.

La difficile decisione spetta al giudice e, nei casi di donazioni di denaro tra conviventi, la magistratura si orienta in un modo preciso.

La regola è che, in una famiglia, anche se more uxorio, vale a dire fondata sulla convivenza, ci si aiuti.

A questo proposito, anche la consegna del denaro rientra negli obblighi di solidarietà familiari che la stessa legge contempla come una componente della convivenza e del matrimonio.

Chiedere la restituzione non è possibile.

Quando le somme sono elevate, superando una determinata soglia, non si può ipotizzare che si sia trattato di una donazione, si rientra nell’ambito del prestito.

L’entità della somma nelle donazioni di denaro

Sembra che la sopra menzionata linea di confine per stabilire se la dazione di denaro al convivente sia stata frutto di donazione o di prestito sia l’entità della somma stessa.

Quanto più risulta elevata la somma, più si può presumere che sussista un mutuo tra privati, anche se i forma orale.

Questo accade perché rientra nella normalità che, nell’ambito di un rapporto tra coniugi o conviventi, si instauri un aiuto reciproco.

Ad esempio, potrebbe essere verosimile che l’uomo dia i soldi alla donna, senza chiederle di restituirli, al fine di consentirle di comprare vestiti, scarpe, dei quali ha bisogno in relazione a determinate esigenze di carattere personale.

La donazione di denaro deve essere proporzionata alle condizioni economiche della persona che paga.

A questo proposito, le dazioni di denaro effettuate tra conviventi nel corso della loro relazione configurano una donazione, e non possono essere chieste indietro, a condizione che siano proporzionali e adeguate alle condizioni economiche delle parti.

La decisione della Suprema Corte di Cassazione

La Suprema Corte di Cassazione ha dato un’interpretazione molto rigorosa in termini di accertamenti fiscali con il redditometro.

Attraverso una motivazione che, a coloro che non sono tecnici, potrebbe sembrare singolare, la Corte ha ricordato che all’Agenzia delle Entrate è sufficiente dimostrare il volume di spese superiore al reddito dichiarato per presumere che ci sia un’evasione fiscale.

Spetta al contribuente fornire la prova contraria in relazione alla disponibilità del denaro speso.

La prova in questione, però, non può consistere nel semplice fatto di convivere con una persona più benestante o con uno stipendio fisso.

Deve essere presente una dimostrazione puntuale delle singole donazioni ricevute che, sommate, hanno garantito il maggior reddito rispetto a quello dichiarato.

Se si tirano le somme, significa che gli scambi di contanti possono rappresentare la causa di un accertamento fiscale, non consentendo la prova del trasferimento del denaro.

L’unico modo per tutelarsi è fare transitare il denaro con bonifico bancario o con assegno non trasferibile.

Secondo la pronuncia in questione, il redditometro può essere applicato anche se nel contesto familiare pesano i redditi del convivente.

L’accertamento può essere annullato in modo esclusivo, se si riesce a dimostrare un  aiuto concreto da parte del partner.

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Concas Alessandra

Giornalista iscritta all’albo dell’Ordine di Cagliari e Direttore responsabile di una redazione radiofonica web. Interprete, grafologa e criminologa. In passato insegnante di diritto e lingue straniere, alternativamente. Data la grande passione per il diritto, collabora dal 2012 con la Rivista giuridica on line Diritto.it, per la quale è altresì Coautrice della sezione delle Schede di Diritto e Referente delle sezioni attinenti al diritto commerciale e fallimentare, civile e di famiglia.


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