Coniugi separati e affidamento dell’animale domestico

Coniugi separati e affidamento dell’animale domestico

di Concas Alessandra, Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia

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Una coppia di coniugi manifesta l’intenzione di separarsi e lo vogliono fare di comune accordo.

Hanno vissuto anni di litigi per i più svariati motivi, a volte anche futili, e sentono che sia arrivato il momento di mettere fine al vincolo matrimoniale, in modo da intraprendere diverse strade.

Ci sono molte cose sulle quali decidere, e tra le altre, c’è l’affidamento degli animali domestici.

Si chiedono a chi andrà il cane in caso di separazione.

Nell’ordinamento giuridico italiano non esiste nessuna norma che possa essere menzionata in relazione a una simile scelta.

La coppia, se ritiene, si dovrà accordare regolamentando la questione attraverso una scrittura privata.

In circostanze contrarie si dovranno rivolgere al giudice.

Esiste una proposta di legge che prevede che venga aggiunto un articolo specifico, che dovrebbe imporre di affidare l’animale al coniuge che lo possa seguire e possa fare il suo bene.

Prima di scrivere sulla questione specifica scriviamo qualcosa sulla separazione dei coniugi.

In che cosa consiste la separazione tra i coniugi

Esistono diversi modi anche per separarsi, non esclusivamente molti motivi per modificare determinate circostanze.

Si parla di separazione di fatto e separazione legale.

Il primo tipo di separazione, è quella nella quale i due coniugi decidono di abitare separati ma senza ricorrere a un giudice.

Una simile separazione non ha valore e non lo avrà neanche in relazione ai tempi futuri necessari per ottenere il divorzio.

Per questo, devono essere passati sei mesi dalla sentenza di separazione consensuale e un anno da quella giudiziale.

La separazione di fatto non dà neanche diritto al mantenimento, mentre i secondo tipo di separazione menzionato, vale a dire, la separazione legale, implica un riconoscimento ufficiale della rottura e può essere a sua volta consensuale o giudiziale.

La separazione consensuale avviene di comune accordo tra i coniugi e viene ratificata da un giudice o dal sindaco, mentre quella giudiziale consiste in una causa per decidere ogni aspetto, vale a dire, mantenimento, assegnazione della casa, visite ai figli, divisione dei beni.

In presenza di simili circostanze si valuta anche se uno dei due coniugi abbia provocato la fine del matrimonio, in una parola, l’addebito.

Ritorniamo alla questione relativa al titolo dell’articolo.

La separazione in presenza di animali domestici

Due coniugi sono sposati da molti anni e decidono di separarsi in modo consensuale.

L’unico aspetto sul quale non riescono a mettersi d’accordo è relativo al loro cane.

Il marito sostiene che l’animale debba stare con lui, la moglie è molto affezionata e non se ne vuole  separare per nessun motivo.

Nella maggior parte dei casi, la coppia separata litiga su ogni cosa, anche sulla collocazione degli animali domestici.

In questa sede ci si chiede a chi spetta il cane quando marito e moglie si lasciano.

Come scritto in precedenza, non esiste una legge specifica che permetta di stabilire, in base a dei parametri precisi, con quale dei due coniugi, o conviventi, debba vivere il migliore amico dell’uomo.

Non sempre basta controllare l’intestatario del microchip.

In presenza di simili circostanze, la soluzione migliore è sempre quella di seguire il buon senso.

L’animale potrebbe restare a vivere con uno dei due coniugi, prevedendo la possibilità per l’altro di tenerlo presso di sé, in determinati giorni della settimana, portarlo qualche giorno a passeggio, e dividere le spese per il suo mantenimento.

Se le parti si accordano sull’affidamento del cane possono redigere un’apposita scrittura, che assumerebbe le caratteristiche di un contratto, oppure si potrebbe inserire la clausola direttamente nell’accordo di separazione.

Il ricorso al giudice per decidere affidamento del cane

Se i coniugi non riescono a raggiungere un accordo su chi dovrà tenere il cane, non resta che adire il giudice.

Come scritto in precedenza, non esiste una disposizione legislativa che disciplini l’affidamento di un animale domestico in caso di separazione dei coniugi o dei conviventi.

Il giudice dovrà valutare la situazione in modo diverso, in relazione a ogni circostanza, e si dovrà basare su alcuni precedenti giurisprudenziali, molti dei quali hanno messo al primo posto il benessere dell’animale.

Il cane deve essere affidato a chi gli sappia rivolgere le sue attenzioni con amore.

La giurisprudenza sulla questione non è unanime.

Alcuni giudici ritengono che, in presenza di separazione giudiziale, il tribunale non si deve occupare dell’assegnazione degli animali domestici, neanche se le parti lo dovessero chiedere in modo espresso.

La conseguenza è che la sorte del cane può essere definita esclusivamente con l’accordo dei coniugi.

Nell’ordinamento c’è una lacuna legislativa, in considerazione del fatto che gli animali sono preziosi compagni e rivestono un ruolo importante nella vita di molte famiglie.

Il giudice potrebbe decidere l’affidamento del cane se la coppia ha dei figli piccoli.

La normativa prevede che nello stabilire le condizioni di separazione o divorzio si deve prendere come punto di partenza l’interesse del minore.

Il giudice dovrà valutare, anche se non c’è di accordo dei genitori, il rapporto affettivo che lega il bambino all’animale.

La proposta di legge sull’affidamento dei cani

In Parlamento è in giacenza da tempo una proposta di legge che vuole introdurre una norma finalizzata a regolamentare l’affido degli animali che sono in famiglia in caso di separazione o divorzio dei coniugi o dei conviventi.

Prevede l’affido esclusivo e condiviso di un animale domestico.

La proposta di legge stabilisce, precisamente, la possibilità che in assenza di accordo dei coniugi o conviventi separati, proprietari di un animale familiare, il giudice, senza considerare il regime patrimoniale della famiglia e i documenti anagrafici dell’animale, affida il cane alla parte in grado di garantire il suo maggiore benessere.

Per arrivare a una simile decisione, il tribunale deve sentire i coniugi, i conviventi, i figli e,  necessario, anche gli esperti di comportamento animale.

In attesa della disposizione, l’unica cosa che resta da fare è accordarsi sull’affidamento dell’animale domestico, prevedendo che ci possa essere un diritto di visita dell’altro ex coniuge per qualche giorno della settimana oppure per un periodo dell’anno.

Ad esempio, si potrebbe tenere il cane sei mesi ciascuno e si dovrebbero dividere in parti uguali le spese necessarie al suo mantenimento.

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Concas Alessandra

Giornalista iscritta all’albo dell’Ordine di Cagliari e Direttore responsabile di una redazione radiofonica web. Interprete, grafologa e criminologa. In passato insegnante di diritto e lingue straniere, alternativamente. Data la grande passione per il diritto, collabora dal 2012 con la Rivista giuridica on line Diritto.it, per la quale è altresì Coautrice della sezione delle Schede di Diritto e Referente delle sezioni attinenti al diritto commerciale e fallimentare, civile e di famiglia.


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