Coniuge al quale viene attribuito l’addebito della separazione deve risarcire i figli minori presi in adozione

di Concas Alessandra, Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia

Una coppia di coniugi sposata da dieci anni, all’inizio della loro vita insieme scopre di non potere avere figli.

Il forte desiderio di diventare genitori che anima i due, li porta a fare diversi tentativi per cercare di vedere se sia possibile averne, se esista almeno una fievole speranza.

I tentativi falliscono e marito e moglie prendono una decisione, l’unica strada percorribile per potere avere dei figli è l’adozione, che per loro rappresenta l’unica alternativa al concepimento naturale.

Il percorso che intraprendono è lungo e difficile, però le conclusioni tratte evidenziano che ne è valsa la pena perché i due diventano genitori adottivi di uno stupendo bambino di cinque anni.

Sulla scia del noto detto “succede anche nelle migliori famiglie”, i due coniugi iniziano a scontrarsi,  logorando piano piano il loro rapporto, che si sgretola come i frammenti di una roccia in seguito a una frana.

Il marito conosce un’altra donna e decide di chiedere la separazione.

In questo articolo l’attenzione verrà rivolta in modo specifico sul coniuge che lascia la famiglia, chiedendosi se in presenza di simili circostanze i figli adottivi debbano essere risarciti.

La Suprema Corte di Cassazione, in un recente provvedimento, ha risposto in modo affermativo.

Secondo la Corte, il genitore al quale viene attribuito l’addebito della separazione, vale a dire la “colpa” per la fine del matrimonio, altera in modo notevole l’equilibrio psicologico del minore, da parte sua provato dall’abbandono originario.

Andiamo in ordine, scrivendo in che modo funziona l’adozione e quali sono le condizioni per potere accedere alla stessa.

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La figura dei figli adottivi

Le coppie di coniugi che nonostante diversi e molteplici tentativi non riescono a diventare genitori, in presenza di determinati requisiti, possono accedere all’adozione.

L’Istituto dell’adozione è stato introdotto con la Legge 4/05/1984 n. 184 e prevede di instaurare un rapporto di filiazione tra due soggetti, nonostante non esista tra loro nessun legame di parentela.

Sono adottivi i minorenni oppure i maggiorenni che acquistano lo status di figli grazie a una determinata procedura.

I requisiti richiesti per adottare un bambino

L’adozione di un minore prevede che ci siano determinati requisiti.

Possono presentare domanda esclusivamente le coppie sposate da almeno tre anni e non separate.

La legge ammette anche i coniugi sposati da tempo minore, a condizione che prima del matrimonio abbiano intrapreso una convivenza stabile e continuativa, per un periodo di tre anni, capaci di educare, istruire e mantenere un bambino, e le coppie costituite da un uomo e una donna più grandi dell’adottato di almeno diciotto anni.

Nella nostra epoca l’adozione è esclusa sia per i conviventi sia per gli omosessuali uniti in modo civile.

In che modo si presenta la domanda di adozione

I coniugi si devono rendere disponibili all’adozione presentando una domanda in carta semplice presso il Tribunale per i minorenni del luogo di residenza, allegando lo stato di famiglia, il certificato di nascita, la dichiarazione dei redditi, il certificato medico, il casellario giudiziale.

Quando il Tribunale riceve la domanda di adozione, conferisce ai servizi sociali l’incarico di effettuare, entro 120 giorni, determinate indagini che hanno  la finalità di verificare l’idoneità della coppia a dare le proprie attenzioni al bambino.

Devono anche essere sentiti il pubblico ministero, i genitori dei coniugi e il minore che ha compiuto i 12 anni, oppure, se di età inferiore, in considerazione della sua capacità di discernimento.

Quando l’iter si conclude, il giudice potrà richiedere verifiche più approfondite, emettere il decreto di idoneità oppure respingere la domanda.

Se ci dovesse essere idoneità, inizia il periodo di affidamento preadottivo.

Il minore viene affidato per dodici mesi, che possono essere prorogati d’ufficio o su richiesta degli interessati, alla coppia di coniugi per accertare che lo stesso si riesca a integrare in quel nucleo familiare.

Il Tribunale adotta i provvedimenti richiesti nell’interesse del minore e vigila sul buon andamento dell’affido avvalendosi anche dei servizi sociali locali.

Una volta decorso il termine, pronuncia l’adozione.

Se uno dei coniugi lascia la famiglia i figli adottivi devono essere risarciti?

Secondo una recente pronuncia della Suprema Corte di Cassazione (Cass. civ. ordinanza n. 9188/2020 del 02/04/2021), il genitore al quale viene addebitata la separazione, vale a dire, la colpa per la fine del matrimonio, è tenuto a risarcire i figli adottivi per le sofferenze che gli infigge.

Nella vicenda in questione, si è ritenuto che esistesse un illecito endofamiliare, vale a dire, una violazione commessa da un membro della famiglia nei confronti del coniuge o dei figli, a carico di un padre, il quale, dopo avere causato la rottura del rapporto coniugale, si era trasferito in un’altra città e aveva avuto un bambino da un’altra donna.

Secondo i Giudici di legittimità, una simile situazione, avrebbe fatto rivivere ai minori (adottati in tenera età) il dolore dell’abbandono originario, mettendo a rischio il loro precario equilibrio psichico.

Di conseguenza, l’assenza della figura paterna, determinando una lesione del diritto costituzionale dei figli ad essere mantenuti, educati e istruiti da entrambi i genitori, giustifica il diritto a ricevere un risarcimento.

Quali sono di diritti dei figli adottivi

Quando viene pronunciata l’adozione, l’adottato diventa  figlio degli adottanti e acquista il cognome del padre adottivo che sostituisce a quello originario.

In altri termini, significa che il figlio adottivo ha diritto al mantenimento, all’educazione, all’istruzione e ad ereditare i beni dei genitori, come un bambino nato durante il matrimonio.

L’adottato potrà avere informazioni sui suoi genitori biologici al compimento dei 25 oppure dei 18 anni, a patto che ci siano gravi motivi legati alla sua salute psicofisica.

L’adozione fa venire meno i rapporti tra il minore e la sua famiglia biologica, ad eccezione dei divieti matrimoniali.

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Concas Alessandra

Giornalista iscritta all’albo dell’Ordine di Cagliari e Direttore responsabile di una redazione radiofonica web. Interprete, grafologa e criminologa. In passato insegnante di diritto e lingue straniere, alternativamente. Data la grande passione per il diritto, collabora dal 2012 con la Rivista giuridica on line Diritto.it, per la quale è altresì Coautrice della sezione delle Schede di Diritto e Referente delle sezioni attinenti al diritto commerciale e fallimentare, civile e di famiglia.


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