Celebrare il matrimonio esclusivamente in Chiesa, è possibile?

di Concas Alessandra, Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia
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Una coppia di fidanzati sta pensando di convolare a giuste nozze e fa dei progetti in questa direzione, ci hanno pensato molto e non ha più senso aspettare, in considerazione del fatto che entrambi hanno un lavoro a tempo indeterminato e abitano nella  stessa casa.

La ragazza è credente e vorrebbe che la cerimonia fosse presieduta dal parroco che la conosce sin da quando era piccola, mentre il ragazzo è più propenso per il rito civile.

A questo proposito ci si chiede se sia possibile sposarsi esclusivamente in chiesa.

In questo articolo si descriverà la procedura da seguire per contrarre il cosiddetto matrimonio concordatario, vale a dire quello che viene celebrato dal parroco alla presenza dei testimoni e trascritto nel registro di Stato civile.

Si scriverà anche quali sono i requisiti e i documenti necessari per compiere il “grande passo”.

Indice:

  1. Ci si può sposare esclusivamente in chiesa?
  2. I requisiti richiesti per sposarsi in chiesa
  3. I documenti richiesti per sposarsi in chiesa
  4. La richiesta delle pubblicazioni per sposarsi in chiesa
  5. La celebrazione in chiesa del matrimonio

1. Ci si può sposare esclusivamente in chiesa?

Le nozze celebrate esclusivamente in chiesa sono possibili.

La coppia che decide di convolare a nozze può scegliere tra il matrimonio concordatario e il matrimonio civile.

Nel primo caso, la celebrazione ha luogo in chiesa, alla presenza del sacerdote,dei testimoni e delle persone invitate.

Perché le nozze siano valide anche per lo Stato italiano l’atto deve essere trasmesso per l’annotazione nell’apposito registro.

Nel secondo caso la cerimonia ha luogo in Comune davanti al sindaco oppure a un suo delegato e ai testimoni.

In questa ipotesi, il matrimonio produce effetti civili, però non avrà nessuna validità per la chiesa.

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2. I requisiti richiesti per sposarsi in chiesa

In questo articolo ci soffermeremo in modo più ampio sul matrimonio concordatario che, come scritto nel precedente paragrafo, produce effetti civili esclusivamente se viene trascritto nel registro di Stato civile.

I futuri sposi per potersi unire in matrimonio in chiesa, devono essere in possesso di determinati requisiti, che sono:

Maggiore età

Non sono ammessi al matrimonio coloro che non hanno ancora compiuto i 18 anni, anche se in presenza di gravi motivi e dietro autorizzazione del Tribunale per i minorenni, la legge riconosce una simile possibilità anche a coloro che hanno 16 anni.

Diversità di sesso

Il matrimonio in chiesa è vietato alle coppie omosessuali, che possono optare per l’unione civile.

Capacità di intendere e di volere

Nel senso che coloro che sono stati dichiarati interdetti non si potranno sposare.

Libertà di stato

Significa che ogni nubendo non deve essere stato sposato oppure unito civilmente con altre persone.

Assenza di legami di parentela, affinità, adozione e affiliazione

Questo significa che le nozze tra consanguinei non sono consentite, a parte determinati casi che la legge prevede, e l’assenza di condanne per reati di omicidio consumato o tentato sul coniuge dell’altro nubendo.

3. I documenti richiesti per sposarsi in chiesa

Per potersi sposare in chiesa sono necessari determinati documenti.

In particolare, i nubendi devono presentare:

Il certificato di nascita e di residenza.

Il certificato di battesimo e di cresima, che hanno la funzione di attestare che la coppia ha ricevuto i due sacramenti.

Il certificato di stato libero, per il fatto che, come accennato in precedenza, due persone sposate non possono contrarre un altro matrimonio;

Il nulla osta ecclesiastico.

L’attestato di partecipazione a un corso prematrimoniale, anche se per alcuni sia un peso, chi voglia sposarsi in chiesa deve prima seguire un corso presso la parrocchia di provenienza.

Il certificato che attesti la cittadinanza italiana.

4. La richiesta delle pubblicazioni per sposarsi in chiesa

A parte la documentazione della quale si è scritto nel paragrafo precedente, è corretto sapere che il matrimonio concordatario è subordinato alla richiesta delle pubblicazioni.

Un adempimento necessario, che ha funzione di evidenziare alla collettività la volontà di sposarsi a in breve tempo, in modo che, se qualcuno dovesse essere a conoscenza di qualche impedimento, ad esempio, la futura sposa è minorenne, si potrebbe opporre al matrimonio depositando un ricorso in Tribunale.

La richiesta di pubblicazioni viene rilasciata dal parroco, dopo avere verificato la volontà della coppia di contrarre il matrimonio e,  in un momento successivo, deve essere presentata dai nubendi all’ufficio anagrafe del Comune di residenza di uno dei due.

Una volta che si sono ottenute le pubblicazioni, che dovranno essere esposte sia sull’albo pretorio online sia in parrocchia per  otto giorni, il matrimonio deve essere celebrato entro sei mesi.

5. La celebrazione in chiesa del matrimonio

In questo paragrafo vediamo in che modo si svolge la celebrazione per coloro che hanno l’intenzione di sposarsi in chiesa.

Il sacerdote legge agli sposi gli articoli del codice civile relativi ai diritti e i doveri dei coniugi, come reciproca fedeltà, assistenza morale e materiale e, successivamente, prepara l’atto di matrimonio in duplice copia, nel quale gli sposi possono esprimere la loro opzione sul regime patrimoniale della separazione dei beni o il riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio.

Entro il termine massimo di cinque giorni dalla celebrazione, il sacerdote invia una copia dell’atto di matrimonio all’ufficiale di Stato civile del Comune nel quale è stato celebrato il matrimonio, in modo che lo stesso proceda alla trascrizione nell’apposito registro.

Da questo momento in poi, il matrimonio produce effetti anche per lo Stato.

La coppia potrebbe scegliere anche il cosiddetto matrimonio religioso.

Una simile espressione viene utilizzata tecnicamente per indicare il matrimonio celebrato in chiesa, ma non trascritto nel registro di Stato civile.

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Concas Alessandra

Giornalista iscritta all’albo dell’Ordine di Cagliari e Direttore responsabile di una redazione radiofonica web. Interprete, grafologa e criminologa. In passato insegnante di diritto e lingue straniere, alternativamente. Data la grande passione per il diritto, collabora dal 2012 con la Rivista giuridica on line Diritto.it, per la quale è altresì Coautrice della sezione delle Schede di Diritto e Referente delle sezioni attinenti al diritto commerciale e fallimentare, civile e di famiglia.


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