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Penale

Corte di Cassazione – V sez. pen. – sentenza n. 43 del 02-01-2020

Ginevra Gaspari

Difatti, in tale pronuncia, è asserito, citandosi giurisprudenza costante formatasi sul punto, che l’inammissibilità della richiesta di revisione può essere dichiarata, oltre che con l’ordinanza prevista dall’art. 634 cod. proc. pen., anche con sentenza successivamente all’instaurazione del giudizio ai sensi dell’art. 636 cod. proc. pen..
Oltre a ciò, viene altresì evidenziato che la declaratoria di inammissibilità della richiesta per essere le “nuove prove” palesemente inidonee ad inficiare l’accertamento dei fatti posti alla base della sentenza di condanna si sottrae a censure in sede di legittimità allorché sia fondata su una motivazione adeguata ed immune da vizi logici.
Il giudizio in ordine a quanto statuito in siffatta sentenza, proprio perché fa chiarezza su tali tematiche procedurali, dunque, non può che essere positivo.

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Corte di Cassazione – V sez. pen. – sentenza n. 49 del 02-01-2020

Ginevra Gaspari

Tal che, alla luce di ciò, se ne faceva conseguire che la questione della rituale instaurazione del rito speciale può essere proposta nella fase degli atti introduttivi al dibattimento al fine di ottenere la restituzione del provvedimento emesso dal Giudice per le indagini preliminari ovvero costituire motivo di impugnazione ordinaria avverso l’eventuale sentenza di condanna resa all’esito del dibattimento illegittimamente instaurato (ibidem, n. 40673 del 2016 cit., in motivazione).

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Corte di Cassazione – Sez. Un. pen. – sentenza n. 51 del 02-01-2019

Ginevra Gaspari

Le Sezioni Unite, pertanto, alla luce delle considerazioni sin qui esposte, formulavano il seguente principio di diritto: “Il divieto di cui all’art. 270 cod. proc. pen. di utilizzazione dei risultati di intercettazioni di conversazioni in procedimenti diversi da quelli per i quali siano state autorizzate le intercettazioni – salvo che risultino indispensabili per l’accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza – non opera con riferimento ai risultati relativi a reati che risultino connessi ex art. 12 cod. proc. pen. a quelli in relazione ai quali l’autorizzazione era stata ab origine disposta, sempreché rientrino nei limiti di ammissibilità previsti dalla legge”.

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Corte di Cassazione – II sez. pen. – sentenza n. 188 del 07-01-2020

Ginevra Gaspari

Difatti, in tale pronuncia, richiamandosi una decisione delle Sezioni Unite del 2005 e talune sentenze emesse dalle Sezioni semplici successivamente, viene fatto presente che i disturbi della personalità possono rientrare nel concetto di “infermità” purché siano di consistenza, intensità e gravità tali da incidere concretamente sulla capacità di intendere o di volere, escludendola o scemandola grandemente e a condizione che sussista un nesso eziologico con la specifica condotta criminosa per effetto del quale il fatto di reato sia ritenuto causalmente determinato dal disturbo mentale mentre nessun rilievo, ai fini dell’imputabilità, deve essere dato ad altre anomalie caratteriali o alterazioni e disarmonie della personalità che non presentino i caratteri sopra indicati, nonché agli stati emotivi e passionali, salvo che questi ultimi non si inseriscano, eccezionalmente, in un quadro più ampio di “infermità”.

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Corte di Cassazione -V sez. pen. -sentenza n. 49429 del 05-12-2019

Ginevra Gaspari

L’aggravante dell’esposizione alla pubblica fede, di cui all’art. 625 c.p., comma 1, n. 7, sussiste anche in caso di asportazione di merce dagli scaffali di un esercizio commerciale dotato di placche antitaccheggio e di sistema di videosorveglianza quando l’agente, nell’esecuzione dell’azione di impossessamento, si sia sottratto, anche momentaneamente, al controllo diretto e costante della res, assicurato mediante i presidi di tutela all’uopo predisposti

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Corte di Cassazione – IV sez. pen. – sentenza n. 51155 del 19-12-2019

Ginevra Gaspari

La sentenza in esame è assai interessante specialmente nella parte in cui, avvalendosi di un precedente conforme, viene stabilito che, in tema di restituzione nel termine per proporre opposizione al decreto penale di condanna, la notifica del decreto presso il difensore d’ufficio domiciliatario, benché formalmente corretta, non è di per sé idonea ad assicurare, secondo una interpretazione costituzionalmente orientata, la conoscenza effettiva dell’atto.

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Corte di Cassazione – I sez. pen. – sentenza n. 50682 del 16-12-2019

Ginevra Gaspari

In particolare, secondo quanto trapela in tale sentenza, lo stato di salute, anche psichica, idoneo a giustificare l’applicazione della detenzione domiciliare di cui all’art. 47-ter Ord. pen., comma 1-ter, non è limitato alla patologia implicante un pericolo per la vita dovendosi avere riguardo ad ogni stato morboso o scadimento psico-fisico capace di determinare una situazione di esistenza al di sotto di una soglia di dignità da rispettarsi pure nella condizione di restrizione carceraria, dovendo contemplarsi, nella valutazione conclusiva, l’esigenza di non ledere il fondamentale diritto alla salute e il divieto di trattamenti contrari al senso di umanità ex artt. 32 e 27 Cost..

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