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Corte di Cassazione – II sez. pen. – sentenza n. 17444 del 23-04-2019

Ginevra Gaspari

La Corte di Appello, sezione per i minorenni, di Catania confermava la sentenza del tribunale per i minorenni di Catania del 9 maggio 2017 di condanna dell’imputato in relazione al delitto di danneggiamento aggravato di parti meccaniche ed elettriche di un cancello esposto sul confine della proprietà privata solcata da una via comune a più proprietà, alla pubblica fede.

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Corte di Cassazione – VI sez. pen. – sentenza n. 9430 del 04-03-2019

Ginevra Gaspari

in tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare, l’incapacità economica dell’obbligato, intesa come impossibilità di far fronte agli adempimenti sanzionati dall’art. 570 c.p., deve essere assoluta e deve altresì integrare una situazione di persistente, oggettiva ed incolpevole indisponibilità di introiti integrando la fattispecie delittuosa in argomento anche l’inadempimento parziale dell’obbligo di corresponsione dell’assegno alimentare quando le somme versate non consentano ai beneficiari di far fronte alle loro esigenze fondamentali di vita, quali vitto, alloggio, vestiario ed educazione.

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Corte di Cassazione – VI sez. pen. – sentenza n. 14150 del 01-04-2019

Ginevra Gaspari

Con riguardo al requisito della abitualità e all’elemento soggettivo, che secondo il ricorso non sarebbero ravvisabili per la variabilità della persona offesa, è il caso di precisare che la contestazione riguarda gli atti di maltrattamento posti in essere in danno dei minori affidati alle
insegnanti nell’ambito di una specifica classe dell’istituto d’istruzione, sicchè, a prescindere dall’eventuale assenza di specifiche condotte violente in danno di alcuni minori, resta pur sempre posta a fondamento dell’ipotesi accusatoria la commissione di condotte in grado di determinare in tutti i minori un grave stato di soggezione psicologica in relazione al quale il Tribunale del riesame appresta un’adeguata motivazione, evidenziando in particolare quanto riferito dai genitori in ordine alle ansie, alle paure e ai timori dei figli.

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Corte di Cassazione – VI sez. pen. sentenza n. 20261 del 10-05-2019

Ginevra Gaspari

Il reato attribuito all’innocente deve corrispondere in ogni suo estremo ad una ben determinata fattispecie legale di delitto o di contravvenzione, con la conseguenza che non si può ravvisare il delitto di calunnia nel fatto di colui che attribuisca ad una persona una condotta non corrispondente ad alcuna fattispecie legale di reato e neppure quando il denunziante abbia dato un preciso nomen iuris al fatto addebitato all’incolpato.

Ai fini della configurabilità del delitto di calunnia, non si richiede l’inizio di un procedimento penale a carico della persona offesa, essendo bastevole che la falsa incolpazione contenga, su di un piano assolutamente oggettivo, gli elementi necessari e sufficienti per l’esercizio dell’azione penale nei confronti di una persona individuata o, comunque, agevolmente ed univocamente individuabile.

Deve escludersi la materialità del delitto di calunnia soltanto nel caso di addebito che non rivesta i caratteri della serietà, ma si compendi in circostanze assurde, inverosimili o grottesche, tali da non poter ragionevolmente adombrare – perché in contrasto con i più elementari principi della logica e del buon senso – la concreta ipotizzabilità del reato denunciato.

La constatazione dell’assenza in atti del necessario atto di querela, cui non a caso le parti non hanno compiuto riferimenti di sorta e la mancanza del quale, non consentendo l’avvio del relativo procedimento penale, preclude in radice la configurabilità del reato di calunnia.

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Corte di Cassazione – V sez. pen. – sentenza n. 17414 del 23-04-2019

Ginevra Gaspari

L’estinzione del reato a seguito del positivo espletamento del lavoro di pubblica utilità quale sanzione sostitutiva della pena differisce dalla revoca della sentenza di condanna disposta ai sensi dell’art. 673 cod. proc. pen. per cui la sentenza di condanna, che abbia applicato la pena sostitutiva, può costituire ostacolo all’applicazione o reiterazione della sospensione condizionale della pena in relazione ad altro reato separatamente giudicato.

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Corte di Cassazione – V sez. pen. – sentenza n. 19386 del 08-05-2019

Ginevra Gaspari

Il ricorso per cassazione che devolva il vizio di motivazione, per essere valutato ammissibile, deve rivolgere le censure nei confronti della motivazione posta a fondamento della decisione, e non già nei confronti della valutazione probatoria sottesa che, in quanto riservata al giudice di merito, è estranea al perimetro cognitivo e valutativo della Corte di Cassazione.

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Corte di Cassazione – I sez. pen. – sentenza n. 17411 del 23-04-2019

Ginevra Gaspari

L’estinzione del reato per il quale sia stato emesso decreto penale di condanna è impedita dalla commissione di un delitto nel termine di cinque anni, decorrente dall’irrevocabilità del decreto, a condizione che l’ulteriore reato sia accertato con sentenza passata in giudicato, ancorchè pronunciata oltre il quinquennio.

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Corte di Cassazione – IV sez. pen. – sentenza n. 18793 del 06-05-2019

Ginevra Gaspari

Immutato il fatto in contestazione, il giudice può dare in sentenza una diversa qualificazione giuridica allo stesso:

  1. senza alcuna preventiva informazione alle parti, sia in primo grado che in appello, potendo le difese in ordine alla diversa qualificazione giuridica essere pienamente dispiegate nei successivi gradi di giudizio, quindi, rispettivamente, dinanzi al giudice di appello o a quello di legittimità;
  2. nel giudizio in cassazione, sempreché le parti siano state rese edotte della possibilità di diversa qualificazione giuridica o direttamente vertendo sulla stessa l’atto di impugnazione oppure attraverso un’informativa, anche orale, alle stesse, da parte del PG in sede di requisitoria o anche da parte del Collegio prima della discussione.

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Corte di Cassazione – V sez. pen. -sentenza n. 18284 del 02-05-2019

Ginevra Gaspari

Integra il reato di cui all’art. 615-ter cod. pen. la condotta di colui che accede abusivamente all’altrui casella di posta elettronica trattandosi di una spazio di memoria, protetto da una password personalizzata, di un sistema informatico destinato alla memorizzazione di messaggi, o di informazioni di altra natura, nell’esclusiva disponibilità del suo titolare, identificato da un account registrato presso il provider del servizio.

In ipotesi di accesso abusivo ad una casella di posta elettronica protetta da password, il reato di cui art. 615-ter cod. pen. concorre con il delitto di violazione di corrispondenza in relazione alla acquisizione del contenuto delle mail custodite nell’archivio e con il reato di danneggiamento di dati informatici, di cui agli artt. 635-bis e ss. cod. pen. nel caso in cui, all’abusiva modificazione delle credenziali d’accesso, consegue l’inutilizzabilità della casella di posta da parte del titolare.

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