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Civile

Corte di Cassazione – III sez. civ. – ordinanza n. 31966 del 11-12-2018

Ginevra Gaspari

In particolare, gli ermellini sostengono che, in considerazione del fatto che durante il giudizio di merito i ricorrenti avevano non soltanto allegato, ma altresì provato la esistenza di un inadempimento imputabile ai convenuti ed astrattamente idoneo a far ritenere che gli interventi successivi al primo subiti dalla paziente e le complicanze avute da questa ultima fossero riconducibili all’impianto della valvola difettosa, l’onere probatorio contrario, cioè idoneo a dimostrare l’interruzione del nesso di causalità tra l’inadempimento e i danni, spettava alla struttura sanitaria e ai medici. Infatti, a tal proposito, la corte di cassazione ribadisce che in materia di responsabilità medica il paziente che chiede il risarcimento dei danni ha l’onere di provare il nesso causale tra danno e la condotta attiva o omissiva dei sanitari, mentre grava su quest’ultimi l’onere di provare il verificarsi di un evento imprevedibile e inevitabile idoneo ad interrompere detta nesso causale.

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Tribunale di Roma – XIII sez. civ. – sentenza n. 1287 del 18-01-2019

Ginevra Gaspari

Quanto poi alla ripartizione dell’onere della prova, l’attore, paziente danneggiato, deve limitarsi a provare il contratto o il contatto sociale- e l’aggravamento di una patologia o l’insorgenza di una affezione, allegando l’inadempimento del debitore astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato; il medico, quale debitore convenuto, è invece gravato dell’onere di dimostrare il fatto estintivo, costituito dall’avvenuto esatto adempimento secondo il criterio di diligenza specifica sopra precisato- ovvero che, pur sussistendo inadempimento, esso non sia stato eziologicamente rilevante in ordine al verificarsi del dedotto evento dannoso, ovvero che gli esiti peggiorativi siano stati determinati da un evento imprevisto e imprevedibile a lui non imputabile (Cass. S.U. n. 13533/01; n. 20806/09; S.U. n. 577/2008).

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Corte di Cassazione – III sez. civ. – ordinanza n. 4309 del 14-02-2019

Ginevra Gaspari

In caso di infezione conseguente ad emotrasfusioni o ad utilizzo di emoderivati, opera la “compensatio lucri cum damno” fra l’indennizzo ex l. n. 210/1992 ed il risarcimento del danno anche laddove non sussista apparente coincidenza tra il danneggiante ed il soggetto che eroga la provvidenza (nella specie, rispettivamente, ASL e Regione), qualora possa comunque escludersi che si determini un ingiustificato vantaggio per il responsabile, restando in tal caso irrilevante che la l. n. 210/1992 non preveda un meccanismo di surroga e rivalsa in favore di chi abbia erogato l’indennizzo.

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Corte di Cassazione – VI sez. civ. – ordinanza n. 30951 del 29-11-2018

Ginevra Gaspari

Sono considerati marchi “deboli” quelli che risultano concettualmente legati al prodotto per non essere andata, la fantasia che li ha concepiti, oltre il rilievo di un carattere, o di un elemento dello stesso, ovvero per l’uso di parole di comune diffusione che non sopportano di essere oggetto di un diritto esclusivo (in termini: Cass. 25 gennaio 2016, n. 1267, ove il richiamo a Cass. 26 giugno 1996, n. 5924). La “debolezza” del marchio non incide, come è risaputo, sulla sua attitudine alla registrazione, ma soltanto sull’intensità della tutela che ne deriva, nel senso che, a differenza del marchio “forte”, in relazione al quale vanno considerate illegittime tutte le modificazioni, pur rilevanti ed originali, che ne lascino comunque sussistere l’identità sostanziale ovvero il nucleo ideologico espressivo costituente l’idea fondamentale in cui si riassume, caratterizzandola, la sua attitudine individualizzante, per il marchio debole sono sufficienti ad escluderne la confondibilità anche lievi modificazioni od aggiunte (ex plurimis: Cass. 18 giugno 2018, n. 15927; Cass. 24 giugno 2016, n. 13170; Cass. 25 gennaio 2016, n. 1267 cit.; Cass. 26 giugno 2007, n. 14787). E’ dunque da disattendere l’assunto posto a fondamento del secondo motivo.

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Corte di Cassazione – I sez. civ. – ordinanza n. 19311 del 19-07-2018

Ginevra Gaspari

Il procedimento di qualificazione giuridica consta di due fasi, delle quali la prima consistente nella ricerca e nella individuazione della comune volontà dei contraenti – è un tipico accertamento di fatto riservato al giudice di merito, sindacabile in sede di legittimità solo per vizi di motivazione in relazione ai canoni di ermeneutica contrattuale di cui all’art. 1362 c.c. e ss., mentre la seconda – concernente l’inquadramento della comune volontà, come appurata, nello schema legale corrispondente – risolvendosi nell’applicazione di norme giuridiche può formare oggetto di verifica e riscontro in sede di legittimità sia per quanto attiene alla descrizione del modello tipico della fattispecie legale, sia per quanto riguarda la rilevanza qualificante degli elementi di fatto così come accertati, sia infine con riferimento alla individuazione delle implicazioni effettuali conseguenti alla sussistenza della fattispecie concreta nel paradigma normativo.

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Corte di Cassazione – I sez. civ. – ordinanza n. 29745 del 19-11-2018

Ginevra Gaspari

L’indicazione nel contratto di mutuo fondiario del valore del bene offerto in garanzia non assurge a requisito di forma prescritto “ad substantiam”, non essendo previsto come tale dalla disciplina specifica di cui agli articoli 38 e 117 T.U.B. e non rientrando nell’ambito delle “condizioni” contrattuali di carattere economico. Ne consegue che la sua omissione non impedisce l’applicabilità del limite di finanziabilità, che è requisito di sostanza del contratto.

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Corte d’Appello di Palermo – I sez. civ. – sentenza del 25-06-2018

Ginevra Gaspari

La condotta colposa del responsabile e il nesso di causa tra questa e il danno costituiscono, infatti, l’oggetto di due accertamenti concettualmente distinti, cosicché la sussistenza della prima non comporta, di per sé, la dimostrazione del secondo e viceversa; e per il principio di “vicinanza della prova”, secondo cui essa va posta a carico della parte che più agevolmente può fornirla, al danneggiato spetta l’onere di allegare la condotta colposa e di provare il nesso di causa tra questa e il danno, mentre al professionista l’onere di fornire la prova “positiva” dell’avvenuto adempimento o dell’esattezza dell’adempimento.

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Tribunale di Milano – I sez. civ. – sentenza del 05-12-2019

Ginevra Gaspari

In tema di responsabilità contrattuale del medico nei confronti del paziente per danni derivanti dall’esercizio di attività di carattere sanitario, il paziente ha il solo onere di dedurre qualificate inadempienze, in tesi idonee a porsi come causa o concausa del danno, restando poi a carico del debitore convenuto l’onere di dimostrare o che nessun rimprovero di scarsa diligenza o di imperizia possa essergli mosso, o che, pur essendovi stato il suo inesatto adempimento, questo non abbia avuto alcuna incidenza causale sulla produzione del danno.

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