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Tribunale di Viterbo sentenza del 17-06-2019

Ginevra Gaspari

Infine, il giudice ha ripercorso la disciplina probatoria derivante dalla natura contrattuale dei rapporti tra le parti: il personale sanitario deve provare di aver operato correttamente, rispettando i criteri di diligenza e perizia nell’effettuazione della prestazione sui medesimi gravante. Invece, il paziente deve provare l’esistenza del rapporto di cura con la struttura sanitaria e/o il medico, il danno che egli ha subito e il nesso causale tra condotta della struttura e/o del medico e danno secondo il principio del “più probabile che non”. Per quanto riguarda la colpa dei sanitari, quindi, il paziente deve soltanto allegarla (senza necessità di provarla), dovendo invece i sanitari dimostrare che l’evento dannoso è dipeso da fatto agli stessi non imputabile.      

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Corte di Cassazione – VI-2 sez. civ. – sentenza n. 24927 del 07-10-2019

Ginevra Gaspari

Secondo il Collegio la decisione della Corte d’Appello di Perugia è conforme all’orientamento della giurisprudenza di legittimità, secondo cui le parti dell’edificio in condominio quali, nella specie, muri e tetti (art. 1117 c.c., n. 1), ovvero le opere ed i manufatti fognature, canali di scarico e simili (art. 1117 c.c., n. 3), deputati a preservare l’edificio condominiale da agenti atmosferici e dalle infiltrazioni d’acqua, piovana o sotterranea, rientrano, per la loro funzione necessaria all’uso collettivo, fra le cose comuni, le cui spese di conservazione sono assoggettate alla ripartizione in misura proporzionale al valore delle singole proprietà esclusive, ai sensi della prima parte dell’art. 1123 c.c., non ricomprendendosi, per contro, fra quelle parti suscettibili di destinazione al servizio dei condomini in misura diversa, ovvero al godimento di alcuni condomini e non di altri, di cui all’art. 1123 co. 2 e 3 c.c.
La ripartizione delle spese di manutenzione proporzionate all’uso delle cose comuni o correlate all’utilità che se ne tragga non si giustifica, infatti, con riferimento a quelle parti, come il tetto (o la facciata), che costituiscono le strutture essenziali ai fini dell’esistenza stessa dello stabile unitariamente considerato e che sono destinate a servire in maniera eguale ed indifferenziata le varie unità immobiliari dell’edificio (Cass. Sez. 2, 03/01/2013, n. 64; Cass. Sez. 2, 04/05/1999, n. 4403; Cass. Sez. 2, 29/04/1993, n. 5064; Cass. Sez. 2, 27/11/1990, n. 11423; Cass. Sez. 2, 22/12/2014, n. 27154).

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Corte di Cassazione – II sez. civ. – sentenza n. 31412 del 02-12-2019

Ginevra Gaspari

La Corte sottolinea che qualora il proprietario di un appartamento sito in un edificio condominiale esegua opere sui propri beni facendo uso anche di beni comuni, indipendentemente dall’applicabilità della disciplina sulle distanze, è necessario stabilire se, in qualità di condomino, abbia utilizzato le parti comuni dell’immobile nei limiti consentiti dall’art. 1102 c.c.

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Corte di Cassazione – II sez. civ. – sentenza n. 31412 del 02-12-2019

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La Corte sottolinea che qualora il proprietario di un appartamento sito in un edificio condominiale esegua opere sui propri beni facendo uso anche di beni comuni, indipendentemente dall’applicabilità della disciplina sulle distanze, è necessario stabilire se, in qualità di condomino, abbia utilizzato le parti comuni dell’immobile nei limiti consentiti dall’art. 1102 c.c.

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Corte di Cassazione – II sez. civ. – sentenza n. 32436 del 11-12-2019

Ginevra Gaspari

La Corte rammenta che secondo il consolidato orientamento giurisprudenziale, nel caso in cui più soggetti, esclusivi proprietari di aree tra loro confinanti, si accordino per realizzare una costruzione, per il principio dell’accessione, ciascuno di essi, salvo convenzione contraria, acquista la sola proprietà della parte di edificio che insiste in proiezione verticale sul proprio fondo, con la conseguenza che anche le opere e strutture inscindibilmente poste a servizio dell’intero fabbricato rientrano, per accessione, in tutto o in parte, a seconda della loro collocazione, nella proprietà dell’uno o dell’altro, salvo l’istaurarsi sulle medesime, in quanto funzionalmente inscindibili, di una comunione incidentale di uso e di godimento, comportante l’obbligo dei singoli proprietari di contribuire alle relative spese di manutenzione e di esercizio in proporzione dei rispettivi diritti dominicali (Cass. Civ., n. 29457 del 2018; Cass. Civ., n. 5112 del 2006).

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