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Tar Piemonte – II sez. – sentenza n. 368 del 28-03-2018

Ginevra Gaspari

Posto che la proprietà è la facoltà di godere e disporre del bene, la privazione della facoltà di godimento lascia presumere la lesione del diritto reale, peraltro caratterizzato, a differenza dei diritti relativi, da una atipicità delle possibili forme d’uso. Il proprietario, pertanto, non deve dimostrare positivamente il danno; grava, viceversa, sull’occupante l’onere della prova circa il fatto che il dominus si sia consapevolmente disinteressato dell’immobile ed abbia omesso di esercitare su di esso ogni pur ridotta forma di utilizzazione

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Consiglio di Stato – Ad. Pl. – sentenza n. 9 del 03-09-2019

Laura Santoni

Hanno natura provvedimentale soltanto gli atti con cui il GSE accerta il mancato assolvimento, da parte degli importatori o produttori di energia da fonte non rinnovabile, dell’obbligo di cui all’art. 11, d.lgs. n. 79 del 1999. Salvo il legittimo esercizio, ricorrendone i presupposti, dell’autotutela amministrativa, tali atti diventano pertanto definitivi ove non impugnati nei termini decadenziali di legge; deve invece riconnettersi natura non provvedimentale agli atti con cui il GSE accerta in positivo l’avvenuto puntuale adempimento del suddetto obbligo da parte degli operatori economici di settore

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Consiglio di Stato – IV sez. – ordinanza n. 4950 del 15-07-2019

Ginevra Gaspari

Se il giudicato civile sull’obbligo di restituire un’area al prorpietario da parte dell’Amministrazione occupante sine titulo precluda o meno l’emanazione di un atto di imposizione di una servitù di passaggio, col mantenimento del diritto di proprietà in capo al suo titolare; b) se la formazione del giudicato interno – sulla statuizione del TAR per cui il giudicato civile consente l’attivazione di un ordinario procedimento espropriativo – imponga nella specie di affermare che sussiste anche il potere dell’Amministrazione di imporre la servitù di passaggio ex art. 42 bis, comma 6; c) se la preclusione del ‘giudicato restitutorio’ sussista anche quando la sentenza (nella specie, del giudice civile) non abbia espressamente precluso l’esercizio dei poteri previsti dall’art. 42 bis per adeguare lo stato di fatto a quello di diritto; d) se la preclusione del ‘giudicato restitutorio’ sussista solo in relazione ai giudicati formatisi dopo la pubblicazione della sentenza della Adunanza Plenaria n. 2 del 2016, ovvero anche in relazione ai giudicati formatisi in precedenza

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Tar Piemonte – I sez. – sentenza n. 368 del 28-03-2018

Ginevra Gaspari

Posto che la proprietà è la facoltà di godere e disporre del bene, la privazione della facoltà di godimento lascia presumere la lesione del diritto reale, peraltro caratterizzato, a differenza dei diritti relativi, da una atipicità delle possibili forme d’uso. Il proprietario, pertanto, non deve dimostrare positivamente il danno; grava, viceversa, sull’occupante l’onere della prova circa il fatto che il dominus si sia consapevolmente disinteressato dell’immobile ed abbia omesso di esercitare su di esso ogni pur ridotta forma di utilizzazione(cfr., da ultimo, Cass., Sez. 3, 9 agosto 2016, n. 16670; Sez. 2, 15 ottobre 2015, n. 20823; Sez. 2, 7 agosto 2012, n. 14222; Cons. Stato, Sez. IV, 27 febbraio 2017, n. 897)

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Tar Puglia – III sez. – sentenza n. 1006 del 29-07-2019

Ginevra Gaspari

Il Tar Puglia Bari, sez. III, con la sentenza n. 1006/2019 si allinea agli indirizzi della Sezione Consultiva per gli Atti Normativi del Consiglio di Stato (parere n.667/2019) nella interpretazione dell’art. 42, comma 2, D.Lgs n. 50/2016 s.m.i.: perché sussista conflitto di interessi è sufficiente la mera potenzialità di un vantaggio competitivo per l’operatore.

Dal G.A. pugliese una best practice nelle scelte di gara: va escluso il concorrente che persegua contemporaneamente sia l’interesse “funzionalizzato” che quello proprio.

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Tar Toscana – III sez. – sentenza n. 786 del 24-05-2019

Ginevra Gaspari

Per poter ritenere sussistente su una strada una servitù di uso pubblico è necessario che essa sia stata costituita a favore dell’Ente e che venga destinata, con una manifestazione di volontà espressa o tacita, all’uso pubblico, ossia per soddisfare le esigenze di una collettività di persone qualificate dall’appartenenza ad una comunità territoriale cioè che vi sia una concreta idoneità della strada a soddisfare esigenze di generale interesse, anche per il collegamento con la pubblica via.

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Consiglio di Stato – VI sez. – ordinanza n. 3134 del 14-05-2019

Ginevra Gaspari

Applicando tali principi al caso di specie, il Consiglio di Stato nell’ordinanza n.3134 del 14/05/2019 di rimessione alla Corte costituzionale dubita quindi della conformità dell’art. 11 al disposto degli artt. 3 e 117, primo comma, Cost., quest’ultimo in relazione all’art. 7 della CEDU. “La norma infatti da un lato protegge beni rilevanti per tutta la collettività dei cittadini, come la concorrenza e la correttezza nelle relazioni di mercato, e dall’altro prevede sanzioni della stessa natura delle sanzioni pecuniarie penali, oltretutto per importi non trascurabili, ai quali si ricollega una notevole forza afflittiva. Va evidenziato per completezza che non rileva la circostanza per cui, in via generale ed anche nel caso specifico, queste sanzioni sono applicabili a imprese costituite in forma di persone giuridiche: in proposito infatti va notato che un pregiudizio al patrimonio della società viene comunque sopportato dai soci, e che l’ordinamento nazionale ha da lungo tempo abbandonato il concetto tradizionale della non responsabilità penale delle persone giuridiche, alle quali attualmente sono applicabili sanzioni penali ,proprio del tipo in esame, ovvero pecuniarie. Si tratta quindi di una norma che prevede una sanzione sostanzialmente penale, che dovrebbe essere disciplinata come tale, in particolare nel senso della retroattività della norma sanzionatoria più favorevole.”

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Tar Liguria – I sez. – sentenza n. 547 del 21-06-2019

Ginevra Gaspari

La concessione di una porzione di suolo pubblico per collocarvi un’isola ecologica costituisce … un provvedimento di gestione amministrativa che non implica alcuna scelta programmatica. Il principio della divisione tra le funzioni di indirizzo politico-amministrativo e l’attività di gestione, oggi sancito dall’art. 107 del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267, comporta che l’adozione di questo tipo di provvedimento sia riservata alla competenza dei dirigenti dell’ente locale o, nei Comuni privi di dirigenti, ai responsabili dei servizi e degli uffici, anche qualora sia richiesto l’esperimento di accertamenti o valutazioni di natura discrezionale.
Non risultando l’esistenza di specifiche previsioni statutarie che attribuiscano detto potere alla Giunta comunale, ne deriva che tale organo di governo non può essere ritenuto competente ad emanare un provvedimento di autorizzazione all’occupazione di suolo pubblico. Il vizio di incompetenza, peraltro, non è stato “sanato” dal successivo provvedimento dirigenziale, in quanto meramente riproduttivo della decisione adottata dall’organo di governo. La declaratoria di illegittimità si estende all’art. 8 del regolamento approvato con deliberazione consiliare n. 32 del 25 giugno 2014 che rimette alla Giunta comunale, non la mera formulazione di direttive in materia, bensì compiti di amministrazione attiva, naturalmente implicanti l’emanazione di provvedimenti amministrativi che la legge attribuisce in via esclusiva ai dirigenti.

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