inserito in Diritto&Diritti nel giugno 2003

Le Multe,come contestarle

di Avv. Vincenzo Vitiello

***

IL RICORSO AL PREFETTO

 

Quando la multa è frutto di un errore evidente da parte degli agenti, può essere più conveniente scegliere la strada del ricorso al prefetto, più che semplice rispetto a quello al giudice di pace: basta spedire una semplice raccomandata e non è obbligatorio presentarsi personalmente in un ufficio pubblico.

Ecco quindi qualche esempio di caso che potrebbe avere una soluzione semplice ricorrendo al prefetto:

Errore dell’agente nell’annotare il numero di targa, quando lo si riesce a dimostrare con documenti che consentono di stabilire inoppugnabilmente che al momento dell’infrazione il veicolo si trovava in tutt’altro; se invece si hanno a disposizione i testimoni la questione deve essere vagliata pi in profondità e conviene rivolgersi al giudice di pace;

Errore di lettura del numero di targa da parte dei "varchi elettronici" che sorvegliano automaticamente l’accesso nei centri storici chiusi con traffico limitato;

Mancato inserimento del proprio pass di accesso al centro storico nella memoria dei "varchi elettronici", per cui le telecamere leggono correttamente il numero di targa, ma non trovandolo nell’archivio di quelli autorizzati, segnalano la presunta infrazione;

Errore di attribuzione dell’infrazione, quando essa è documentata da riprese filmate;

Verbale notificato oltre i 150 giorni previsti dall’articolo 201 del Codice della strada;

Infrazione commessa mentre il conducente sta soccorrendo qualcuno o viene colto da malore;

Infrazione commessa per difendersi da rapine o altri reati.

Clonazione della vettura, se è già stato accertato  o è facilmente accertabile che è in circolazione un esemplare che la stessa targa della propria auto;

Errore dell’agente nell’interpretare il Codice, quando il verbale ricostruisce bene come sono svolti i fatti e ne emerge che l’infrazione contestata non è stata commessa.

Errore di rilevazione da parte dell’agente, quando è evidente e documentabile;

Mancata indicazione sul verbale di qual’è l’infrazione commessa o dell’agente che l’ha accertata, mentre non è obbligatorio indicare né il modello dell’auto né l’autorità cui si può presentare ricorso (sentenza Cassazione 5453 del 1999).

Il ricorso al prefetto si presenta spedendo una raccomandata entro 60 giorni dalla data di notifica del verbale. Ciò significa che:

se l’infrazione è stata contestata immediatamente, i 60 giorni decorrono da quando essa è avvenuta;

se invece l’infrazione è stata consegnata successivamente, i 60 giorni decorrono da quando il verbale è stato recapitato al proprietario del veicolo.

Trascorsi i 60 giorni, non resterà che pagare. Peraltro, in questi casi, la sanzione raddoppia. La raccomandata col ricorso al prefetto non deve essere spedita alla Prefettura, ma al comando da cui dipende l’agente che ha accertato l’infrazione. Il ricorso arriverà quindi in Prefettura insieme con le controdeduzioni sarà valutata da un funzionario prefettizio addetto all’ufficio ricorsi, che prenderà una di queste due decisioni:

accoglimento del ricorso, con un’ordinanza in cui dispone dell’annullamento di tutte le sanzioni;

respingimento del ricorso, con un’ordinananza che ingiunge al trasgressore di pagare il doppio della sanzione in denaro più le spese del procedimento e conferma delle eventuali sanzioni accessorie.

Il ricorso al prefetto è consigliabile per la sua semplicità, ma spesso non garantisce tempi brevi: non è raro che, a causa della quantità di ricorsi da smaltire, l’ordinanza venga emanata oltre i 90 giorni previsti dall’articolo 204 del Codice della strada (cioè i 30 giorni a disposizione dei funzionari prefettizi per esaminare tutto e decidere). In questi casi, però, la tardiva emanazione dell’ordinanza è una fortuna per il trasgressore: comporta l’annullamento del verbale. Lo ha stabilito la Cassazione, con le sentenze, n° 6895 del 23 luglio 1997 e n° 11397 del 4 settembre 2001. Attenzione però:

il verbale non si annulla automaticamente, ma va fatto annullare dal giudice di pace con un ulteriore ricorso da presentare entro 30 giorni da quando si riceve l’eventuale ordinanza prefettizia che spinge il primo ricorso;

I tempi si allungano ulteriormente se l’automobilista si avvale della facoltà che l’articolo 204 del Codice gli concede: l’audizione personale, cioè la convocazione in Prefettura per esporre direttamente le proprie ragioni, fornendo ulteriori spiegazioni rispetto quando scritto nel ricorso e nei documenti eventualmente allegati ad esso. L' audizione personale non pur mai essere negata al cittadino che la richiede. L’ automobilista, infine, non conoscerà subito l’esito del ricorso:

In caso di respingimento, ci sono 150 giorni per notificargli l’ordinanza (che vale anche come ingiunzione di pagamento), per cui è sufficiente per obbligarlo a saldare subito il conto, pena l’invio di una cartella di pagamento.

In caso di accoglimento, addirittura, viene avvisato solo l’organo di polizia, che deve a sua volta avvertire, l’automobilista, ma senza l’obbligo di rispettare alcun termine.

Quando il prefetto respinge il ricorso, è possibile appellarsi al giudice di pace. Questo appello, previsto dall’articolo 205 del Codice, si chiama "opposizione all’ordinanza - ingiunzione dinanzi all’autorità giudiziaria" e va presentato a mano dalla Cancelleria degli uffici del giudice di pace entro 30 giorni da quando è stata notificata l’ordinanza. Il termine sale a 60 giorni se l’interessato risiede all’estero. Anche la decisione del giudice di pace potrà essere poi ulteriormente impugnata, ma soltanto in Cassazione.

 

 

IL RICORSO AL GIUDICE DI PACE

 

Il ricorso al giudice di pace consigliabile in quattro casi:

Quando la multa è ingiusta, ma non ci sono sufficienti elementi per dimostrare in modo impugnabile l’infondatezza e bisogna anche dedicare tempo a interrogare testimoni;

Quando viene contestata la violazione di un articolo del Codice che non è scritto in modo chiaro o che comunque potrebbe non essere attinente con la presunta infrazione, per cui occorre un’interpretazione del giudice;

Quando è applicata una sanzione accessoria penalizzante, come la sospensione della patente o il fermo amministrativo del veicolo, e si pur ragionevolmente sperare che il giudice possa sospendere immediatamente, anche prima di arrivare alla sentenza;

Quando il ricorso al prefetto è molto scomodo dal punto di vista logistico perché gli uffici prefettizi hanno sede solo nei  capoluoghi di provincia, mentre quelli del giudice di pace sono dislocati anche in molti centri minori.

Se la multa è infondata, l’automobilista che faccia ricorso avrà buone possibilità di non pagarla, ma intanto dovrà rinunciare a guidare fino a quando non gli sarà data ragione. Generalmente i giudici di pace sono più veloci, ma soprattutto possono sospendere le sanzioni accessorie in attesa della sentenza. Ciò significa che l’automobilista può presentarsi negli uffici che custodiscono il documento ritirato o il veicolo, mostrare l’ordinanza del giudice di pace e ottenere la restituzione .Così, l’automobilista attenderà l’esito del ricorso circolando senza problemi. Il suo disagio sarà limitato a quei pochi giorni necessari affinché il giudice fissi la prima udienza, nella quale esamina prima di tutto la possibilità di sospendere la sanzione accessoria. Attenzione, però, la sospensiva è concessa solo quando si verificano due condizioni:

viene esplicitamente richiesta nel ricorso;

è motivata da gravi ragioni.

Il ricorso va presentato al giudice di pace competente del luogo in cui sarebbe stata commessa la violazione e non su quello cui risiede l’automobilista.