Una nota sulla carta dei diritti fondamentali dell'unione europea

Di Amedeo Barletta

La versione 50 definitiva del testo si trova qui (è in pdf)

Poco meno di un anno fa una convenzione di 62 membri iniziò a riunirsi sotto la presidenza dell'ex presidente tedesco, nonché giurista e costituzionalista di fama Roman Herzog.

Della convenzione entrarono a far parte rappresentanti delle maggiori istituzioni europee e nazionali; ben 56 di questi di derivazione parlamentare: 30 i rappresentanti dei parlamenti nazionali (due per stato, praticamente uno di maggioranza e l'altro d'opposizione) e 16 quelli in rappresentanza del parlamento Europeo scelti in maniera rappresentativa e proporzionale rispetto alle forze politiche operanti in quel consesso.

Un rappresentante poi toccava ad ogni governo nonché alle istituzioni giuridiche che tanta parte hanno avuto nella costruzione europea. In primis la Corte di Giustizia delle Comunità Europee vera e propria anima della comunità di diritto che l'Europa vuol essere.

Il lavoro non era certo facile, si trattava partendo da convenzioni e trattati europei di trovare un minimo comun denominatore dell'anima giuridica e costituzionale di quella comunità di genti tanto diverse che sono gli europei.

Il lavoro a sentire i partecipanti è stato duro è complesso. Pieno di trattative difficili, di sforzi di intendersi e di compromessi necessariamente unificanti.

Per l'Italia c'erano l'on. Melograni il sen. Manzella, il parlamentare europeo Paciotti e il garante per la privacy Rodotà quest'ultimo rappresentante del governo.

La Convenzione ha operato soprattutto nelle stanze messe a disposizione del Parlamento Europeo in stretto contatto con quella parte di società europea che ha voluto e per la prima volta potuto seguire passo passo i lavori della convenzione soprattutto attraverso lo strumento telematico dove quasi giornalmente erano riversati tutti i materiali dei lavori e messi a disposizione d'università, addetti ai lavori, ONG e quant'altri volessero.

Come ha ammesso lo stesso Melograni dinanzi alla Camera dei deputati la partecipazione di tutta Europa è stata grande grazie soprattutto ad internet.

Ma veniamo al contenuto.

Non ci sono grandi novità, e del resto la Convenzione aveva il compito di attenersi a quanto già contenuto nella CEDU, nei trattati europei, nella giurisprudenza della CGCE e nelle varie convenzioni frutto in questi anni del lavoro del Consiglio d'Europa.

Un lavoro ricognitivo dunque non per questo più semplice né immune dalle critiche che pure sono venute da una parte della classe politica e della dottrina europea.

Lo scoglio più grande pare comunque essere stato quello di far accettare al rappresentante del governo inglese, tra i più partecipi e prolifici in convenzione assieme ai nostri rappresentanti, l'idea stessa di una catalogo scritto e definito di diritti in un paese e in una cultura giuridica che mai ha apprezzato troppo le "positivizzazioni" e che manca di una costituzione scritta del tutto e che solo quest'anno ha aderito alla CEDU.

La Carta che si compone di 54 articoli (molti per qualcuno!) e non pretende, almeno per ora di essere, una costituzione, manca del tutto di una parte istituzionale componendosi di soli principi.

Il preambolo che si richiama al patrimonio spirituale e morale dell'Europa è stato vero e proprio campo di battaglia soprattutto per i rappresentanti francesi, in primis quelli vicini al presidente Chirac, che mai e poi mai avrebbero accettato l'aggettivo religioso che in molti volevano aggiungervi.

Difficile è stato ottenere l'inserimento del diritto di sciopero(art.28), merito soprattutto degli italiani e all'informazione e partecipazione dei lavoratori.

Innovativi rispetto soprattutto alla nostra carta sono i diritti alla privacy(art.8), alla identità genetica, alla tutela ambientale(art.37), qualità della vita e protezione dei consumatori (art.38), tutela dell'infanzia(art.25) e diritti degli anziani(art.26); inseriti divieto di clonazione umana riproduttiva e delle pratiche eugenetiche(art.3) lasciando invece la porta aperta o socchiusa, è riconosciuta ala libertà di ricerca scientifica(art.13), alle clonazioni terapeutiche, il che sicuramente sarà argomento di dibattito e di scontro.

Si condannano irrimediabilmente i lavori forzati(art.5) (la filiazione dalla CEDU non da però particolari prospettive ai nemici della leva), e si garantisce la piena uguaglianza dei sessi anche con ricorso alle pratiche di discriminazione positiva.

Si riconosce diritto alla impresa(art.16) in maniera più esplicita che nella nostra Costituzione, scompare la funzione sociale della proprietà(art.17) e fa ingresso il diritto ad una buona amministrazione(art.41) e all'accesso agli atti(art.42) che come ha commentato Cerulli Irelli potrebbe avere alcune interessanti ripercussioni sulla teoria amministrativistica.

Condanna senza appello per pena di morte e tortura(art.4) si vietano le espulsioni di massa(art.18) e si riafferma il diritto alla presunzione d'innocenza(art.48) che potrebbe interessare da vicino il nostro sistema processualpenalistico fermo anche dopo il nuovo 111 costituzione alla presunzione di non colpevolezza.

Abbastanza ampio il diritto di asilo in procinto di passare dalla unanimità alla maggioranza qualificata per quanto riguarda i procedimenti decisori comunitari.

Ma quale l'effettività giuridica della carta?

Delle dichiarazioni d'intenti e di diritti non cogenti è piena la storia delle organizzazioni internazionali ma a Biarritz questa carta potrebbe essere oltreché proclamata in pompa magna inserita anche e addirittura nei trattati con tutte le conseguenze del caso. Questa perlomeno la volontà della Commissione e del Parlamento Europeo, nonché d'alcuni stati.

Si tratterebbe di un passo importante verso quella carta costituzionale europea di cui tutti sentono sempre più necessità, non solo nel campo degli euroentusiasti.

Del resto anche secondo molti critici una fissazione chiara e definitiva di compiti e competenze sarebbe utile a stabilizzare un processo a volte tumultuoso che ha permesso, dicono i critici, spesso alla corte europea di travalicare i limiti dei trattati e di spingersi troppo in là sul sentiero della integrazione.

Comunque sia la carta già oggi ha un suo valore a testimoniare quel sentimento comune europeo che è fatto di diritti e importanti conquiste civili irreversibili, per costituire quel senso di cittadinanza e d'appartenenza alla stessa comunità di diritto nonché di manifestare verso l'estero e soprattutto verso i paese aspiranti quello che è il sentiero e il carattere profondo di un'Europa non solo economica.

amedeo barletta

borsista socrates diritto costituzionale,

diplomato cattedra jean monnet

autore di tesi su diritti fondamentali e ordinamento quropeo

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