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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 17/05/2017

All'indirizzo http://www.diritto.it/docs/5091663-criminalit-organizzata-i-diritti-sacrificati-durante-le-indagini-preliminari?source=1&tipo=news

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Criminalità Organizzata: i diritti sacrificati durante le indagini preliminari

Criminalità Organizzata: i diritti sacrificati durante le indagini preliminari

Pubblicato in Normativa nazionale il 17/05/2017
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Criminalità Organizzata: i diritti sacrificati durante le indagini preliminari Tra le varie caratteristiche fenomenologiche che la criminalità organizzata presenta, rientra sicuramente la scarsa visibilità dei fatti penalmente rilevanti: ciò in quanto chi commette un delitto per conto dell’organizzazione spesso appare agire nell’alveo della liceità[1]; oppure in quanto il singolo delitto-scopo è inizialmente interpretato come episodio isolato e distaccato da qualsivoglia struttura organizzativa mandante. Senza contare anche la peculiare diffusione spaziale ad ampio raggio delle organizzazioni criminali, a causa della quale molto spesso le informazioni raccolte durante le indagini preliminari vengono trasformate in prova (ex art.. 238 c.p.p., 238-bis c.p.p., 511-bis c.p.p., 78 disp.att.[2]).
Questo manifestarsi dei delitti de quibus rende necessario un apparato organizzativo centralizzato, che permetta l’acquisizione sistematica di informazioni che servano a ricostruire il contesto di affiliazione di ogni autore del delitto. Infatti, le condotte criminose dei fenomeni associativi “sono destinate a durare nel tempo e ad estendersi ben oltre gli stretti confini territoriali entro i quali le agenzie di controllo sociale sono solite contenere la propria attività”[3]. La risposta dell’ordinamento si è materializzata nell’istituzione dei servizi centrali e interprovinciali ex art. 12 d.l. 152/1991 prima, e con quella della Direzione investigativa antimafia poi (d.l. 345/1991; nello stesso anno, anche la Direzione nazionale antimafia d.l. 367/1991).

Criminalità Organizzati: le peculiarità delle indagini preliminari

Le indagini preliminari, poi, sono state notevolmente
rafforzate dalla previsione, per alcuni delitti, di tempi più lunghi posti a disposizione degli organi dell’indagine; nonché dalla possibilità di svolgere, per un ampio arco temporale, le indagini al coperto. In questo caso, gli articoli modificati dall’art. 6 d.l. 8 giugno 1992 n. 306, sono il 405, 406 e 407 c.p.p.
In particolare, è stato innalzato da sei mesi ad un anno il termine iniziale di durata delle indagini preliminari per i delitti di particolare allarme sociale di cui all’art. 275 comma 3 c.p.p., nonché per quello previsto all’art. 416 c.p. nei casi in cui è obbligatorio l’arresto in flagranza e dalla previsione che, per tali delitti, la durata massima delle indagini è di due anni ex art. 407 comma 2, lett. a, c.p.p.
Regime ulteriormente diversificato sussiste poi per i delitti di mafia ex art. 51 comma 3-bis c.p.p., in

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in quanto la proroga delle indagini è disposta dal giudice per le indagini preliminari senza contraddittorio: tramite questa procedura, viene meno il diritto dell’indagato ad essere informato sull’esistenza di indagini preliminari svolte nei suoi riguardi, che potranno continuare in segreto durante i due anni di proroga, nei limiti del ricorso all’avviso di garanzia ex art. 369 c.p.p.
Anche in riferimento a tale circostanza, le ragioni giustificatrici sono da ricercarsi all’interno delle caratteristiche del fenomeno criminoso in questione. Infatti, in virtù della natura dei fatti che ne formano oggetto e per le tecniche investigative richieste, i tempi ordinari spesso non risultavano sufficienti. Inoltre vi era il rischio di vanificare l’esito dell’indagine a causa della discovery richiesta in caso di proroga del termine, soprattutto in riferimento alle intercettazioni.

Quali sono i diritti sacrificati dal regime di specialità?

Inoltre, ad avere conseguenze processuali tangibili nella tipologia di processo in questione, è anche l’omertà diffusa, che aleggia negli ambienti in cui il crimine organizzato agisce, piegando il senso civico della popolazione danneggiata attraverso il metodo mafioso. A contribuire alla permanenza di questo clima di terrore, è anche la credibilità che progressivamente stanno conquistando, in termini di risposte immediate, le cosche mafiose rispetto allo Stato centrale, di cui i cittadini stentano a fidarsi. La criminalità a cui siamo di fronte oggigiorno esercita una imprescindibile interferenza economica e politica: si può far riferimento, a titolo esemplificativo, all’inibizione delle candidature elettorali, all’introduzione negli istituti di credito, alla corruzione delle amministrazioni pubbliche[4].
Ciò si riflette in previsioni specifiche, varate appositamente per contrastare il fenomeno[5], tra le quali rientrano:
-        la disciplina sulle intercettazioni e le perquisizioni, adottabile anche per la ricerca della notizia di reato[6];
-        la disciplina sul pedinamento a distanza, in grado di posticipare anche l’applicazione di
[...]
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