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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 14/04/2017

All'indirizzo http://www.diritto.it/docs/5091614-delitti-contro-l-ordine-pubblico-la-definizione-di-sicurezza-pubblica?source=1&tipo=news

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Delitti contro l’ordine pubblico: la definizione di sicurezza pubblica

Delitti contro l’ordine pubblico: la definizione di sicurezza pubblica

Pubblicato in Normativa nazionale il 14/04/2017
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Delitti contro l’ordine pubblico: la definizione di sicurezza pubblica

Cenni storici

Il concetto di ordine pubblico, inteso come pace sociale, risale all’evoluzione del pensiero illuminista settecentesco. Ve n’è traccia anche nei codici preunitari di Toscana, Sardegna e del Regno delle due Sicilie, che costituiranno la base giuridica prima del codice Zanardelli del 1889, poi del codice Rocco del 1940.
All’interno di quest’ultimo, gli articoli 414-421 disciplinano le fattispecie di reati poste, appunto, a tutela dell’ordine pubblico, inseriti nel titolo V del libro II.
Conviene prender le mosse dalla tradizionale dicotomia esistente tra le due accezioni riconosciute al medesimo concetto:
1. Concezione ideale o normativa: ordine pubblico come sistema coerente ed unitario di valori e principi che lo Stato persegue e protegge per preservare la propria esistenza; idonea a reprimere fatti privi di sostrato empirico, come la mera espressione di dissenso rispetto all’ordine costituito e ai valori che esso incarna.
2. Concezione empirica o materiale: ordine pubblico come la pacifica convivenza tra i cittadini, il buon ordine esteriore, che si sostanzia in una convivenza civile immune da disordine e violenza e nella percezione della stessa pubblica tranquillità da parte dei consociati (concreta sicurezza fisica delle persone): suscettibile di una portata maggiormente tassativa, e, pertanto, offensiva.
 

L’ordine pubblico nel codice Rocco

Dalla Relazione ministeriale che ha accompagnato il progetto dell’articolato codicistico del 1940, si desume
come al concetto di ordine pubblico si accostasse quello di “buon assetto e regolare andamento del vivere civile, a cui corrispondono nella collettività, l’opinione e il senso della tranquillità e sicurezza”, e quindi l’avallo dell’accezione materiale. Di contro, i sostenitori di quella ideale fanno leva sull’inesistenza di un interesse giuridico diverso da quello statuale alla propria esistenza: inoltre, secondo gli stessi, le fattispecie appresterebbero protezione anticipando la rilevanza penale di alcune condotte che null’altro sarebbero se non la minaccia di futuri reati, del tutto prive di offensività.
Da un punto di vista strettamente penalistico, il rifiuto della tesi normativa deriverebbe dall’esigenza di offensività delle condotte rispetto al bene giuridico tutelato, determinata ancor prima da una sufficiente tassatività della fattispecie, che trova riscontro nella realtà empirica. Inoltre, sarebbe da ripudiarsi anche la concezione soggettiva della teoria materiale, secondo la quale il bene

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bene giuridico sarebbe individuato nel senso di sicurezza del soggetto passivo, e come tale, dipendendo dalla sensibilità del corpo sociale, farebbe venir meno l’oggettività del disvalore, pur essendo accertabile in senso naturalistico.
 

Interpretazione costituzionalmente orientata

Non è previsto un riferimento espresso alla nozione di ordine pubblico interno alla Carta Costituzionale, ma si enuclea lo stesso desumendolo dal concetto di sicurezza e incolumità individuale (artt. 14,15,17,41), dai quali, quindi, trarrebbe rango costituzionale. D’altro canto, all’articolo 21, non è previsto alcun limite oltre al buon costume, nonostante molte delle condotte costitutive della manifestazione del pensiero siano idonee a ledere l’ordine pubblico in senso ideale. Essendo il pluralismo democratico uno dei pilastri della Costituzione, difficilmente sembra possibile accogliere la tutela penale dell’ortodossia del pensiero e dell’omogeneità delle professioni di vita. Di qui, l’apparente impossibilità di avvalorare la concezione idealista di ordine pubblico.
Tuttavia, la Corte Costituzionale, in differenti pronunce, ha avvalorato entrambe le teorie. Ne risulta, così, una nozione di ordine pubblico sincretica, secondo la quale esso consisterebbe nei principi fondanti il regime politico, il sistema normativo che ne è espressione e la convivenza sociale, che ai primi deve uniformarsi, rispettandone le strutture giuridiche.
A parere della dottrina maggioritaria, che ha criticato l’avallo costituzionale della concezione idealista, però, non deve rischiarsi di utilizzare il codice penale, interpretato alla luce della Carta Costituzionale, per cristallizzare lo status quo, con funzione conservativa delle strutture politiche e sociali esistenti, comprimendo l’eterodossia ideologica e la critica della società. Il concetto di ordine pubblico, infatti, va considerato come in fieri, tale da non escludere in radice nemmeno le manifestazioni più radicali e anticonformiste del dissenso.
 

Peculiarità dei delitti contro l’ordine pubblico

La caratteristica che accomuna i reati previsti agli articoli 414-421 è la capacità di tutela anticipatoria e preventiva che
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