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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 19/05/2017

All'indirizzo http://www.diritto.it/docs/39363-il-contratto-con-obbligazioni-del-solo-proponente-e-il-carattere-atipico-delle-promesse-unilaterali

Autore: Arles Calabrò

Il contratto con obbligazioni del solo proponente e il carattere atipico delle promesse unilaterali

Il contratto con obbligazioni del solo proponente e il carattere atipico delle promesse unilaterali

Pubblicato in Diritto civile e commerciale il 19/05/2017

Autore

50532 Arles Calabrò
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Il contratto con obbligazioni del solo proponente e il carattere atipico delle promesse unilaterali In linea generale, ex art 1333 cc, nel contratto che prevede obbligazioni a carico del solo proponente, la proposta è irrevocabile appena giunge a conoscenza del destinatario, che può rifiutarla nel termine richiesto dalla natura dell’affare o dagli usi. In mancanza di rifiuto il contratto si intende concluso.
Dalla predetta disposizione codicistica dianzi richiamata, traspare una particolare modalità di conclusione del contratto che, anziché perfezionarsi con l’incontro delle manifestazioni di volontà delle parti (ex art 1325 n 1 cc) ovvero quando chi fa la proposta viene a conoscenza dell’accettazione dell’altra parte, in ossequio al principio consensualistico di cui all’art. 1326c.c., si perfeziona, invece, con il “mancato rifiuto” del soggetto nei cui confronti la proposta è rivolta.
Nel nostro ordinamento, in linea generale, il silenzio non ha valore giuridico di tacito consenso. Vi sono tuttavia delle ipotesi eccezionali in cui quando ricorrono particolari circostanze o quando è la legge stessa che lo prevede, il silenzio acquista valore di tacito consenso. In tali circostanze, ne deriva che il rifiuto produce effetti risolutivi di un contratto già perfezionatosi con effetti retroattivi.
Le suddette ipotesi eccezionali si giustificano in virtù del fatto che tale particolare modalità di conclusione del contratto può essere utilizzata solo allorquando non ponga obbligazioni a carico dell’oblato, in ossequio al principio dell’intangibilità della
sfera giuridica altrui che trova il proprio riconoscimento nell’autonomia delle parti.
L’art 1333 c.c. sembrerebbe quindi derogare non solo con il principio di cognizione, basato sull’incontro di volontà coeve, ma anche con la disposizione di cui all’art. 1328 c.c., che sancisce il principio di revocabilità della proposta fino a quando il contratto non si sia concluso, qualificandosi come irrevocabile.
Tale particolare disciplina, che si sottrae al binomio proposta-accettazione, ha dato vita ad un intenso dibattito dottrinale circa la ricostruzione strutturale di tale norma ovvero del modo di formarsi del contratto con obbligazioni a carico del solo proponente.
Una prima impostazione concepisce tale fattispecie come un contratto bilaterale che non deroga allo scambio di proposta e accettazione. Il mancato rifiuto viene infatti equiparato ad una accettazione tacita o presunta. Quindi, secondo tale orientamento, ne consegue che il contratto si

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si intende concluso alla scadenza del termine entro il quale l’oblato può rifiutare la proposta.
Una seconda impostazione esegetica, pur concependo anch’essa l’art. 1333 c.c. come un normale contratto bilaterale, rileva come l’accettazione della parte nei cui confronti sia rivolta la proposta debba considerarsi sostituita da un comportamento tipico legalmente tipizzato. Ergo, il mancato rifiuto non viene assimilato ad una accettazione tacita ma si qualifica come un atto tipico a cui la legge conferisce valore di accettazione esclusivamente ed indipendentemente dalla volontà delle parti.
Entrambe le sopracitate opzioni interpretative sono state fortemente criticate da parte della dottrina che non ha mancato di osservare come si vengano a creare in tal modo delle finzioni. Infatti, è finzione per alcuni autori considerare il mancato rifiuto come tacita accettazione, ed è parimenti una finzione legale assimilare il mancato rifiuto a un atto tipico a cui la legge attribuisce il valore di accettazione.
In buona sostanza, secondo tale dottrina, si rischierebbe di operare un’interpretazione eccessivamente estensiva della norma che trascenderebbe il dato letterale della stessa, poiché non si evincerebbe in maniera esplicita alcuna indicazione da cui far scaturire che il mancato rifiuto possa considerarsi alla stessa stregua dell’ accettazione.
Alla base degli orientamenti sopra esposti, che riconducono l’art 1333 c.c. nell’alveo dei contratti, vi era l’idea della predominanza del contratto come unico strumento di autonomia negoziale.
Un ulteriore più recente orientamento, supportato anche da parte della giurisprudenza di legittimità, ha statuito come la norma di cui all’art 1333 c.c. debba essere intesa come un negozio unilaterale recettizio ovvero, detto in altri termini, come una promessa unilaterale atipica.
Tale tesi rimarca e consacra la crisi del modello contrattualista dell’intangibilità del contratto e del dogma della volontà, affermando che anche un atto diverso dal
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