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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 17/05/2017

All'indirizzo http://www.diritto.it/docs/39359-se-si-sconvolge-l-ordinario-stile-di-vita-sono-risarcibili-i-danni-non-patrimoniali-da-immissioni-sonore

Autore: Graziotto Fulvio

Se si sconvolge l'ordinario stile di vita sono risarcibili i danni non patrimoniali da immissioni sonore

Se si sconvolge l'ordinario stile di vita sono risarcibili i danni non patrimoniali da immissioni sonore

Pubblicato in Diritto civile e commerciale il 17/05/2017

Autore

50130 Graziotto Fulvio

Qui la sentenza n. 2611/2017 - 1/2/2017 - Corte di Cassazione - Civile, Sezioni Unite

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Se si sconvolge l'ordinario stile di vita sono risarcibili i danni non patrimoniali da immissioni sonore La condotta colpevole del Comune che non esercita i poteri di vigilanza dopo la concessione del suolo pubblico ne determina la responsabilità e deve rispondere dei danni non patrimoniali per lo sconvolgimento dell'ordinario stile di vita.


Decisione: Sentenza n. 2611/2017 Cassazione Civile - Sezioni Unite
Classificazione: Amministrativo, Civile
Parole chiave: #dannononpatrimoniale, #dirittisoggettivi, #immissionisonore, #fulviograziotto, #scudolegale


Il caso. 
Una famiglia proponeva citazione nei confronti del Comune e di un comitato per i festeggiamenti del Santo patrono chiedendo di condannarli al risarcimento dei danni, in conseguenza del posizionamento del palco a meno di un metro dalla propria abitazione.
Oltre ad aver ostacolato l'accesso, e aver determinato immissioni sonore a turbativa della vita domestica, addebitava al Comune anche la responsabilità per non averlo fatto smontare una volta finiti i festeggiamenti, e aver conseguentemente consentito che fosse utilizzato per giochi e schiamazzi da parte dei ragazzi locali.
Il comune contestava il fondamento della domanda, sostenendo di non aver alcun obbligo di vigilanza: il suo intervento istituzionale si era esaurito con il rilascio della concessione amministrativa per l'installazione della pedana sul suolo pubblico.
Il Tribunale adito rigettava le domande degli attori, ma in secondo grado la Corte di Appello le accoglieva.
Il Comune propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di Appello, affidandosi a tre motivi.
Il ricorso viene rigettato dalla Suprema Corte.


La decisione. 
Per la Cassazione, il secondo motivo proposto dal comune ricorrente va esaminato con priorità logica: con tale motivo «il Comune eccepisce la carenza di giurisdizione dell' AGO in ragione del fatto che i danni lamentati sarebbero stati in stretta correlazione con il presunto cattivo esercizio dell'attività provvedimentale».
Il Collegio ritiene tale motivo inammissibile «perché la giurisdizione ordinaria non è mai stata contestata nei precedenti gradi di giudizio, di tal che le domande e le difese delle parti l'hanno sempre presupposta; ne deriva che il punto non è più suscettibile di ulteriore verifica».
E spiegandone le ragioni, precisa che «va infatti messo in evidenza che nel

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nel caso di specie sin dal primo grado di giudizio la res controversa era costituita dalla lesione della sfera patrimoniale e personale delle allora parti attrici causata da un'attività del privato - il Comitato per i Festeggiamenti di San P. - assentita dal Comune e da questi non adeguatamente vigilata nel suo svolgimento: a fronte di ciò l'ente territoriale aveva impostato sin da allora la propria linea difensiva sulla non diretta incidenza dell'attività amministrativa nell'ambito del privato».
La Suprema Corte passa quindi a esaminare il primo motivo, con il quale «viene denunciata la violazione degli artt 1227 e 2043 cod. civ. innanzi tutto perché la tutela risarcitoria presupporrebbe un'attività illegittima della PA, in concreto non riscontrabile : all'uopo sottolinea il Comune ricorrente che le controparti non hanno mai chiesto l'accertamento della illegittimità provvedimentale di esso ricorrente , presupposto per attivare la propria responsabilità; in secondo luogo assume che non sarebbero risarcibili i danni derivanti dall'attività del Comitato in quanto evitabili "per la mancata diligente utilizzazione degli strumenti di tutela previsti dall'ordinamento richiamata Cons. Stato Sez. IV, n. 1750/2012); sotto diversa ottica poi parte ricorrente lamenta che la Corte di Appello sia pervenuta alla identificazione di una propria responsabilità aquiliana senza un'appropriata indagine sull'effettiva presenza di tutti gli elementi contemplati nell'art 2043 cod. civ. : quanto all'ingiustizia del danno, atteso che non avrebbe valutato la mancata impugnativa del provvedimento autorizzatorio; quanto al nesso di causalità tra potere esercitato e l'evento di danno ( concretatasi nell'ostacolo all'ingresso alla propria abitazione) , dal momento che non avrebbe posto a mente che, una volta emesso il provvedimento che autorizzava il posizionamento del palco, ogni diversa conseguenza pregiudizievole per i terzi sarebbe derivata dalle modalità esecutive di esclusiva spettanza del Comitato, che dunque non potevano essere
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