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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 16/05/2017

All'indirizzo http://www.diritto.it/docs/39354-la-riforma-della-giustizia-minorile-e-la-direttiva-u-e-sul-giusto-processo-minorile

Autore: Vito Murgolo

La riforma della Giustizia minorile e la Direttiva U.E. sul giusto processo minorile

La riforma della Giustizia minorile e la Direttiva U.E. sul giusto processo minorile

Pubblicato in Diritto processuale civile, Diritto processuale penale il 16/05/2017

Autore

50504 Vito Murgolo
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La riforma della Giustizia minorile e la Direttiva U.E. sul giusto processo minorile Per uno strano disegno del destino lo scorso anno, a distanza di pochi giorni, sono stati approvati due atti legislativi – uno in campo europeo e l’altro in campo nazionale – che sembrano essere l’uno in controtendenza dell’altro.
Il 9 marzo il Parlamento europeo, in seduta plenaria, ha approvato la direttiva 2016/800/UE sulle garanzie procedurali per i minori penalmente indagati o imputati che detta in ambito comunitario in maniera rivoluzionaria una disciplina specifica dei procedimenti penali nei confronti dei minori.
L’11 marzo la Camera dei Deputati in Italia ha approvato la legge delega A.C. 2953-A sulla riforma del processo civile, che prevede, tra l’altro, la soppressione dei tribunali per i minorenni[1] e delle procure minorili[2].
Il primo provvedimento legislativo si inserisce in un contesto volto a definire un ristretto, ma organico, catalogo di diritti dei minori indagati o imputati in procedimenti penali attraverso un corpo strutturato di norme elementari “minime”, tra loro reciprocamente connesse e calibrate sulle specifiche esigenze dei minori lungo tutto il corso del procedimento.
Il successivo 11 giugno, a seguito della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee, la direttiva è entrata in vigore, dopo l’adozione del testo definitivo da parte del Consiglio dei ministri dell’U.E.
Gli Stati membri, ad eccezione di Danimarca, Irlanda e Regno Unito (prima dell’uscita sancita il
23 giugno scorso dall’esito del referendum sulla cosiddetta “Brexit”), che hanno già espresso il loro dissenso alla normativa e, quindi, non sono vincolati alla sua applicazione, a partire da tale data, avranno tre anni di tempo per recepire le disposizioni nella legislazione nazionale.
Una stima fatta dalla Commissione europea è giunta alla conclusione che ogni anno sono oltre un milione i minori sottoposti a procedimenti penali nell’U.E., vale a dire il 12% delle persone coinvolte in procedimenti penali nello stesso territorio.
Oltre alla rilevanza del dato numerico, questa indagine ha posto l’attenzione sulle forti differenze esistenti tra gli Stati membri nel trattamento dei minori sottoposti a procedimento penale.
Le ricerche effettuate a livello europeo mostrano che, allo stato attuale, i diritti dei minori nelle varie fasi del procedimento non sono sufficientemente garantiti all’interno dell’Unione e, per questa ragione, tanti sono i

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i casi di condanna degli Stati da parte dalla Corte europea dei diritti dell’uomo.
Oggi solo in sei Stati membri vi sono organi delle pubblica accusa specializzati per i minori come Belgio, Repubblica Ceca, Grecia, Lussemburgo, Repubblica Slovacca e – non si sa ancora per quanto – Italia; in nove non vi sono neanche Corti specializzate; solo in dodici è prevista una formazione specifica obbligatoria per i giudici e gli avvocati che operano a contatto con i minori; in alcuni non è garantita l’assistenza dell’avvocato; in altri essa è possibile solo in tribunale davanti all’Autorità giudiziaria e non, ad esempio, in caso di interrogatorio delle forze di polizia; in altri ancora ogni decisione è rimessa al giudice competente.
Ne discende che, ora come ora, ad un numero consistente di minori nell’U.E. non è riconosciuto il diritto basilare ad essere assistiti da un legale.
Anzi, nonostante la presenza di una copiosa produzione di principi internazionali, non esiste nemmeno una definizione condivisa che individui gli elementi fondamentali di un “giusto processo minorile”.
Ragion per cui anche le Corti di giustizia chiamate a pronunciarsi in materia si muovono in un quadro parziale e frammentario.
Ponendo le basi del giusto processo minorile, la direttiva rappresenta una vera e propria svolta epocale nella legislazione europea e un importantissimo risultato, sia da un punto di vista formale che pratico con riferimento ad una sostanziale salvaguardia dei diritti del minore.
La direttiva si applica ai minori di anni diciotto che siano indagati o imputati in un procedimento penale fino alla decisione definitiva. È precisato che gli Stati membri dotati di strumenti normativi di tutela più elevati hanno, comunque, la facoltà di non applicarla con riferimento alla commissione di reati cosiddetti “minori”, a patto che non comportino privazione della libertà personale.
Il
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