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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 16/05/2017

All'indirizzo http://www.diritto.it/docs/39348-la-nullit-e-l-annullabilit-del-contratto-caratteri-e-disciplina-giuridica

Autore: Concas Alessandra

La nullità e l’annullabilità del contratto: caratteri e disciplina giuridica

La nullità e l’annullabilità del contratto: caratteri e disciplina giuridica

Pubblicato in Diritto civile e commerciale il 16/05/2017

Autore

47515 Concas Alessandra
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La nullità e l’annullabilità del contratto: caratteri e disciplina giuridica Tra le cause che la legge reputa idonee a "sciogliere" il contratto (ex art. 1372 c.c), oltre alla rescissione e alla risoluzione, relative a vizi del "rapporto", ci sono anche la dichiarazione di nullità e l'annullabilità, relative a vizi dell'atto.
La tradizionale bipartizione dell'invalidità contrattuale, costituita da nullità e annullabilità, è stata introdotta dal legislatore del 1942, perché nel precedente codice del 1865 trovava spazio esclusivamente la previsione della nullità sulla base del modello francese.
 
Come dicevano i latini, gli accordi devono essere sempre rispettati (“pacta sunt servanda”) e i contratti, una volta approvati da entrambe le parti, sia per iscritto sia verbalmente, devono anche essere adempiuti.
Questa regola non trova applicazione quando il contratto, per qualsiasi ragione, sia nullo o annullabile.
Anche se  nel lessico comune i termini “nullità” e “annullabilità” vengano utilizzati come sinonimi, in realtà per il diritto non lo sono affatto.
Nel primo caso, è corretto dire che il giudice “dichiara la nullità del contratto”, mentre nel secondo bisogna più propriamente dire che “il giudice annulla il contratto”.
La nullità è un vizio grave che si verifica subito, indipendentemente dalla posizione del giudice, il quale non fa che accertare un dato di fatto che si è realizzato, per questo si dice che il giudice “dichiara” la nullità del contratto.
egli, cioè, ne prende semplicemente atto.
l’annullabilità ricorre in presenza di vizi meno gravi e scatta se un soggetto ricorre al giudice e gli chiede di annullare il vincolo, non agisce automaticamente, ma dopo il lavoro del giudice, senza la sentenza che annulla il contratto, l’accordo resta valido, nonostante i vizi.
Se in presenza di vizi di nullità, il cittadino chiede al giudice di “dichiarare la nullità” del contratto, nel caso di vizi di annullabilità, il cittadino chiede al giudice di “annullare il contratto”.
Si deve vedere quando il contratto è nullo e quando è annullabile.
La nullità è una forma talmente grave di invalidità da non consentire al contratto di produrre nessun effetto e se le parti lo hanno adempiuto possono chiedere la restituzione delle prestazioni rese alla controparte in quanto il vincolo non doveva essere rispettato.
Il contratto è

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è nullo se è contrario a norme imperative, basti pensare a un contratto di vendita di un occhio, contrario alle norme (inderogabili) del codice civile che vietano atti di disposizione del proprio corpo, o a un contratto di vendita dei diritti di paternità di un’opera, contrario al diritto d’autore che consente esclusivamente la vendita dei diritti di sfruttamento economico, o  al lavoratore che rinunci al proprio diritto alle ferie, che non può essere oggetto di privazione per costituzione.
Se manca uno dei suoi requisiti essenziali e cioè l’accordo, ad esempio a un contratto firmato da un soggetto e non dall’altro, la causa, ad esempio un contratto di cessione di un bene dove non viene specificato se la cessione è a titolo di vendita o di donazione, l’oggetto, ad esempio, un contratto di vendita di un’auto, senza indicazione del modello e della casa automobilistica, la forma quando la legge richiede inderogabilmente la forma scritta, ad esempio la vendita di un immobile avvenuta oralmente anziché dal notaio.
L’annullabilità è una forma di invalidità meno grave, il contratto produce lo stesso i suoi effetti, sinché una delle due parti non si rivolge al giudice per farlo annullare (sentenza di annullamento). Questa richiesta può essere fatta entro 5 anni dalla conclusione del contratto o dalla scoperta della causa di nullità (a differenza dell’azione di nullità che non conosce termini massimi).
Ci sono casi nei quali l’ordinamento non ritiene di dovere imporre d’autorità la nullità del contratto e lascia alla parte lesa decidere se e quando attivarsi per ottenere la tutela, perciò potrebbe essere che un contratto, stipulato con un incapace o una persona non munita di poteri, si sia poi rivelato a quest’ultimo favorevole e non venga mai chiesta la nullità.
La differenza più spiccata tra nullità e
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