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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 12/05/2017

All'indirizzo http://www.diritto.it/docs/39346-il-legato-in-sostituzione-di-legittima-e-la-relazione-con-il-diritto-di-uso-e-di-abitazione-del-coniuge-superstite

Autore: Arles Calabrò

Il legato in sostituzione di legittima e la relazione con il diritto di uso e di abitazione del coniuge superstite

Il legato in sostituzione di legittima e la relazione con il diritto di uso e di abitazione del coniuge superstite

Pubblicato in Diritto civile e commerciale il 12/05/2017

Autore

50532 Arles Calabrò
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Il legato in sostituzione di legittima e la relazione con il diritto di uso e di abitazione del coniuge superstite Il legato rappresenta una disposizione mortis causa a titolo particolare, per effetto della quale il legatario subentra in uno o più diritti determinati del de cuius.
La distinzione fra legato e istituzione di erede, agli occhi dell’interprete, appare fondamentale: mentre, infatti, l’erede subentra in universum ius, il legatario subentra in un rapporto determinato. Ne discende, finanche, un differente regime di responsabilità: l’erede, confondendo il patrimonio con quello del de cuius, risponde di tutti i debiti, i pesi e gli oneri, anche al di là di quanto abbia ricevuto (salvo accettazioni con beneficio di inventario); il legatario, invece, risponde intra vires, cioè nei limiti di quanto sia stato lui conferito.
Da tale distinzione si comprende il motivo per il quale il legislatore abbia stabilito che il legato si acquisti automaticamente all’apertura della successione, senza bisogno di accettazione e salvo rifiuto: il legatario, infatti, non potrà mai essere esposto a pesi e oneri al di là del valore del diritto o della cosa oggetto del legato, con la conseguenza che non si richiede una sua esplicita manifestazione di volontà. Per l’erede, invece, è necessaria l’accettazione e quest’ultima potrà essere espressa presunta o tacita ma dovrà sempre sussistere, in ragione della possibile assunzione di responsabilità ultra vires hereditatis. Se l’erede accetta anche con beneficio di inventario, in
tal modo esclude “la confusione” del proprio patrimonio con quello del de cuius.
L’unico soggetto capace di divenire erede senza bisogno di accettazione è lo Stato, in parte in ragione del fatto che egli è erede ultimo e necessario e in parte in ragione del fatto che la sua accettazione è sempre beneficiata (ex lege).
A ben vedere, queste rilevanti differenze fra l’erede e il legatario, e la ratio ad esse sottese, tendono ad apparire di difficile applicazione quando occorre interpretare o la volontà del de cuius o la previsione di legge per stabilire se ci si trovi di fronte ad un erede o ad un legatario.
Come nell’ipotesi contempalata nell’art. 588 c.c.: poiché la disposizione è a titolo universale anche quando è attribuita una quota dell’intero patrimonio, occorre distinguere l’ipotesi in cui si è eredi con altri

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altri (coeredi) dall’ipotesi in cui, invece, vengano attribuiti più beni determinati o un insieme di beni a titolo di legato. Di qui, il fatto che l’interprete sia chiamato ad individuare, dopo aver ricostruito la volontà del de cuius, il regime da applicare.
Un problema ulteriore si pone nel caso della previsione in sede testamentaria di un legato in sostituzione di legittima: il de cuius attribuisce, infatti, ad un soggetto che dovrebbe divenire erede, la qualità di legatario.
L’art. 551 c.c., nel prevedere una simile eventualità, contempera la libertà del testatore di escludere un soggetto (pur legittimario) dalla comunione ereditaria, rendendolo legatario, con il diritto potestativo di questi di divenire erede.
Il fulcro dell’istituto è infatti nella scelta rimessa al legittimario: se egli decide di conseguire il legato, normalmente non potrà ottenere il supplemento, cioè la differenza di valore fra il legato conseguito e la quota di legittima spettante, salvo che tale possibilità sia espressamente prevista; se, invece, decide di chiedere la legittima rinunciando al legato, dovrà agire in giudizio per ottenere la quota di spettanza.
La predetta disposizione normativa lascia una serie di dubbi circa l’operatività del meccanismo di scelta, con specifico riguardo alle posizioni che il legittimario va ad assumere fino a che la situazione non si consolida.
In sede dottrinale e giurisprudenziale, ci si è interrogati sulla più corretta esegesi da attribuire a questa peculiare figura, la quale coinvolge un soggetto che avrebbe diritto a conseguire sempre una quota del patrimonio del de cuius, in ragione della protezione rafforzata che le norme sulla successione necessaria attribuiscono a taluni soggetti particolarmente vicini al de cuius (coniuge, figli e in mancanza di figli, ascendenti).
Anzitutto, si è cercato di individuare l’ambito di operatività del legato: esso deve sostituire,
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