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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 10/05/2017

All'indirizzo http://www.diritto.it/docs/39340-l-importanza-dell-equilibrio-contrattuale

Autore: Stefanelli Eleonora

L’importanza dell'equilibrio contrattuale

L’importanza dell'equilibrio contrattuale

Pubblicato in Diritto del lavoro, Diritto civile e commerciale il 10/05/2017

Autore

47980 Stefanelli Eleonora
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L’importanza dell'equilibrio contrattuale

I. Equilibrio contrattuale e contratti sinallagmatici

Quando si parla di equilibrio del contratto occorre considerare che si tratta di un concetto da analizzare sotto una duplice veste: in senso economico nonché in senso strettamente normativo.
In termini economici, l’equilibrio va inteso essenzialmente quale “valore delle prestazioni”, dando così preferenza ad una dimensione suscettibile di valutazione patrimoniale. Prestazioni che, in ogni caso, vanno considerate non singolarmente bensì tenendo conto dell’intera e complessa operazione economica cui le stesse accedono.
Diversamente, se spostiamo l’attenzione verso la prospettiva normativa, l’equilibrio andrà qualificato quale insieme delle prestazioni normative assunte dai soggetti aderenti alla contrattazione. Dunque, quale assetto di natura contrattuale teso, sotto il versante finalistico, alla assegnazione dei rispettivi diritti e doveri, obblighi, oneri e rischi.
È evidente che l’equità sia concetto ontologicamente connesso a quello di giustizia contrattuale. Ciò in ragione del fatto che l’esigenza primaria - cui tende lo stesso Legislatore - è quella di evitare una sproporzione tra prestazione e controprestazione. Pertanto, la ratio che muove l’intera disciplina è la seguente: preservare l’equità dei rapporti contrattuali e, dunque, la proporzionalità. Venendo così in rilievo il concetto di sinallagma, tanto utilizzato in relazione alla categoria dei contratti a prestazioni corrispettive, proprio per questo definiti contratti sinallagmatici[1].
Viene spontaneo chiedersi cosa dobbiamo intendere con il termine “sinallagma”. Semplicemente si
tratta di un legame, di un nesso c.d. di “corrispettività” che deve intercorrere tra le prestazioni dedotte a fondamento di un contratto e la cui esistenza può riscontrarsi tanto in fase di costituzione e/o nascita quanto in fase di svolgimento del negozio giuridico.
Nel primo caso, si suol discorrere di sinallagma genetico; nel secondo caso, invece, di sinallagma funzionale. Il “discrimen” afferisce essenzialmente al momento in cui viene ad esistenza il legame tra prestazione e controprestazione, ben potendosi intendere quale distinzione inerente la dimensione temporale.
A seconda del momento in cui il sinallagma viene a mancare o risulta viziato, entreranno in gioco diversi meccanismi  tesi a salvaguardare la vita del contratto e gli interessi delle parti aderenti allo stesso. Prendiamo ad esempio il contratto di locazione, ex art. 1571 c.c., classico esempio di contratto sinallagmatico.
Se manca il sinallagma di tipo

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tipo genetico, il contratto de quo sarà considerato nullo ab origine in quanto risulterebbe mancante la causa, quale elemento essenziale del contratto ex art. 1325 c.c..
Al contrario, se ricorre una violazione del sinallagma funzionale, il contraente si vedrà riconosciuta la possibilità di esperire, quale rimedio civilisticamente previsto, la risoluzione. La motivazione è semplice: solo nel secondo caso, si è presenza di un contratto originariamente valido ma divenuto inefficace per una sproporzione intervenuta successivamente tra prestazione e controprestazione.
 

II. I rimedi volti a tutelare la proporzionalità: rescissione e risoluzione

Come anticipato nel paragrafo precedente, al fine di porre rimedio ad una alterazione e, dunque, ad uno squilibrio tra prestazioni, entrano in gioco la rescissione e la risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta. Interventi aventi natura e finalità correttiva, dal momento che la loro applicazione ha luogo nei casi in cui la determinazione del corrispettivo avviene in modo anomalo, ovvero sotto l’influenza di cause e/o circostanze perturbatrici[2].
Se, per un verso, è possibile accomunarli sotto il profilo applicativo, per altro, invece, va sicuramente detto che non mancano elementi di distacco. Difatti, nelle ipotesi rescissorie si è in presenza di uno squilibrio già presente al momento della conclusione del contratto; diversamente, nelle ipotesi risolutive, l’alterazione del valore delle prestazioni si verifica in un momento successivo rispetto alla conclusione del contratto. Più precisamente, in conseguenza di avvenimenti imprevedibili e straordinari.
Partiamo dalla rescissione e, nello specifico, dalla disamina degli artt. 1447 e 1448 c.c..
La previsione normativa di cui all’art. 1447 c.c., propriamente rubricato “Contratto concluso in stato di pericolo”, regolamenta l’ipotesi in cui una parte assume obbligazioni a condizioni inique, per la necessità, nota alla controparte, di salvare sé stessa o altri dal pericolo attuale di un grave danno alla persona[3].
Orbene, la parte
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