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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 11/04/2017

All'indirizzo http://www.diritto.it/docs/39269-sicurezza-delle-cure-e-del-paziente-rischio-sanitario-cambiamenti-per-operatori-asl-e-pazienti

Autore: Luigi Martina

Sicurezza delle cure e del paziente, rischio sanitario: cambiamenti per operatori, Asl e pazienti

Sicurezza delle cure e del paziente, rischio sanitario: cambiamenti per operatori, Asl e pazienti

Pubblicato in Medicina e Diritto il 11/04/2017

Autore

50536 Luigi Martina
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Sicurezza delle cure e del paziente, rischio sanitario: cambiamenti per operatori, Asl e pazienti 1. Dettagli terminologici.

È piuttosto insolito che una legge di iniziativa parlamentare venga citata con il nome di un proponente, mentre è oramai frequente per le leggi o i decreti di “natura governativa” (es. decreto Balduzzi, legge Madia, legge Brunetta ecc.). La legge 8 marzo 2017, n. 24 è una legge di iniziativa parlamentare e nel corso del suo iter è stata spesso denominata, nonché identificata, come DDL, oggi legge, “Gelli” dal nome del relatore alla Camera. Spesso la si ritrova citata anche come legge “Bianco-Gelli” (Amedeo Bianco, relatore al Senato).
La legge 24/2017, similmente a quanto aveva già fatto il decreto Balduzzi[1], fa venir meno la locuzione “professione sanitaria” o “professioni sanitarie” in favore di “esercenti le professioni sanitarie”[2].
E’ utile ricordare, inoltre, che tradizionalmente l’unica professione sanitaria, fino alla fine degli anni novanta dello scorso secolo era il medico (insieme al veterinario e il farmacista). Le altre figure professionali – gli infermieri, le ostetriche ecc. – erano classificate come professioni sanitarie ausiliarie[3]. Con la legge 26 febbraio 1999, n. 42 è venuta meno questa distinzione.
A tal proposito, attraverso, appunto, l’emanazione della Legge n. 42 del 26 febbraio 1999, l’attività dell’infermiere ha ottenuto il pieno riconoscimento sul piano sia giuridico che formale.
Inoltre, è stato chiarito il ruolo di
tale professionista, riconoscendone la validità sul piano normativo e sociale. Tale legge ha abolito la denominazione di professione sanitaria ausiliaria, dando vita all’attuale definizione di Professione Sanitaria di Infermiere.
L’esercizio di tale professione risulta regolato, proprio in base alla Legge n. 42/99, da tre tipi di norme regolamentari:
-          Profilo professionale dell’infermiere;
-          Ordinamento didattico Universitario del Corso di Laurea;
-          Codice deontologico.
Viene poi riconosciuta la piena responsabilità, nelle decisioni e nelle scelte assistenziali, dell’infermiere, che non è più un semplice esecutore, ma è soggetto attivo nello svolgimento del proprio lavoro, con responsabilità dirette ben precise.
La nuova definizione della professione ha una valenza fondamentale, con l’articolo 1 della L. 42/99 si afferma che: “La denominazione professione sanitaria ausiliaria” nel testo unico delle leggi sanitarie, approvato con Regio Decreto 27 luglio 1934, n. 1265, e successive modificazioni, nonché in ogni

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ogni altra disposizione di legge, è sostituita dalla denominazione “professione sanitaria”, cioè viene riconosciuta di fatto una attività sanitaria propria e non solo semplicemente di supporto”.
La nuova norma ha esplicitato ed ulteriormente rafforzato, in maniera chiara il concetto di “autonomia” e di completezza della professione.
Vi è da considerarsi, però, una tendenza convenzionale e non prettamente giuridica a distinguere la professione medica dalle (altre) professioni sanitarie.
Tornando al nucleo centrale, con l’espressione esercenti le professioni sanitarie[4] il legislatore ha voluto ricomprendere, come nel 1999, di nuovo tutte le professioni senza operare distinzioni[5] o meglio dire “discriminazioni”.
 
2. La sicurezza delle cure ed il correlato rischio clinico.

ARTICOLO 1
Sicurezza delle cure in sanità La sicurezza delle cure è parte costitutiva del diritto alla salute ed è perseguita nell’interesse dell’individuo e della collettività. La sicurezza delle cure si realizza anche mediante l’insieme di tutte le attività finalizzate alla prevenzione e alla gestione del rischio connesso all’erogazione di prestazioni sanitarie e l’utilizzo appropriato delle risorse strutturali, tecnologiche e organizzative. Alle attività di prevenzione del rischio messe in atto dalle strutture sanitarie e sociosanitarie, pubbliche e private, è tenuto a concorrere tutto il personale, compresi i liberi professionisti che vi operano in regime di convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale.
Nella definizione di Charles Vincent[6] (2011), una delle più note a livello internazionale, per sicurezza delle cure si intende quello specifico processo che porta a evitare, prevenire e mitigare effetti avversi o danni derivanti dal processo di assistenza sanitaria. La sicurezza delle cure riguarda gli errori e le deviazioni dalle regole che sono causa di incidenti. Alla luce di questa definizione, essa non può quindi non considerarsi parte costitutiva del diritto alla salute. La sicurezza del paziente costituisce la base
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