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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 10/04/2017

All'indirizzo http://www.diritto.it/docs/39262-il-principio-del-ne-bis-in-idem-in-ambito-tributario

Autore: Ilaria Leccese

Il principio del ne bis in idem in ambito tributario

Il principio del ne bis in idem in ambito tributario

Pubblicato in Diritto tributario, Diritto penale il 10/04/2017

Autore

50517 Ilaria Leccese
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Il principio del ne bis in idem in ambito tributario Il principio del ne bis in idem è un principio generale di diritto (penale) presente in molti sistemi giuridici. Talvolta riconosciuto quale principio di diritto costituzionale, come la clausola relativa al ne bis in idem che proibisce la doppia punizione - double jeopardy contenuta nel Quinto Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America.
Il divieto di doppio giudizio, nella sua accezione sostanziale ed in quella processuale, come diritto a non essere puniti o giudicati due volte per lo stesso fatto è, infatti, concetto che implica e sottende principi fondamentali costitutivi degli ordinamenti di tutti gli Stati democratici: tra questi, l’interesse di valenza collettiva alla certezza del diritto, attuata anche mediante le statuizioni degli organi giurisdizionali, e la finalità di evitare che le pronunce di tali organi siano sottoposte ad eventuali, continue verifiche che le rendano cronicamente afflitte dal carattere dell’incertezza; la garanzia dei diritti dell’individuo sottoposto a procedimento penale, che non deve trovarsi illimitatamente esposto per lo stesso fatto alla pretesa punitiva dello Stato; le esigenze di economia processuale tese ad evitare un inutile spreco di risorse per l’accertamento di vicende già definite. In passato si sosteneva che il principio del ne bis in idem trovasse applicazione soltanto a livello nazionale e che fosse limitato alla giustizia penale. Il rapporto tra giudice nazionale e giudice comunitario/convenzionale
ha acquisito negli ultimi anni un rilievo sempre maggiore, destinato peraltro ad accrescere in ragione della via via più forte incidenza del diritto sovranazionale sulla produzione e sull’interpretazione della legislazione interna.
Negli ultimi anni si è registrata una rinnovata attenzione da parte di giurisprudenza e dottrina per il principio del ne bis in idem, sotto la pressante spinta delle pronunce delle Corti europee che si sono succedute sul tema. Le sentenze della Corte di Giustizia europea Aklagaren c. Hans Akerberg Fransson del febbraio 2013, C-617/10 (sentenza, 23 febbraio 2013, in causa C-617/10 Aklagaren contro Akerberg Fransson) e quella della Corte EDU del 4 marzo 2014 Grande Stevens c. Italia (cui hanno fatto seguito altre pronunce della Corte di Strasburgo di analogo contenuto e tenore), pur con alcune non irrilevanti differenze, hanno posto con forza sulla scena europea e nazionale canoni

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canoni di applicazione del principio - stabilito dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea (CDFUE)[1]  all’ art. 50 CDFUE, e dal Protocollo aggiuntivo alla CEDU n. 7, all’art.4 - che sembrano proiettarlo verso una massima espansione. La sentenza Grande Stevens , in particolare, aveva stabilito con nettezza che uno stesso fatto non potesse essere sanzionato due volte, dapprima nel procedimento amministrativo in materia di abusi di mercato (ex art. 187 ter d.lgs. n. 58 del 1998), caratterizzato da una tale afflittività del peso della sanzione da essere senza dubbio ricompreso nella “materia penale” individuata secondo i criteri di Engel, e quindi, successivamente, in un procedimento penale sorto sugli stessi fatti, in base al reato di cui all’art. 185 d.lgs. n. 58 del 1998. A questa pronuncia ne seguirono del medesimo tenore, con riguardo a sistemi di doppio binario sanzionatorio presenti negli ordinamenti dei diversi Stati dell’Unione, soprattutto nella materia fiscale (cfr. le sentenze della Corte EDU Nykanen c. Finlandia del 20 maggio 2014; Lucky c. Svezia del 27 novembre 2014 e Kiivari c. Finlandia del 10 febbraio 2015). Un nuovo parametro valutativo ha fatto recentemente irruzione nella giurisprudenza della Corte EDU, grazie alla sentenza n. 24130/11 Grande Chambre, A e B c. Norvegia del 15 novembre 2016: http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=187361&pageIndex=0&doclang=it&mode=req&dir=&occ=first&part=1) la connessione sostanziale e temporale sufficientemente stretta tra i due procedimenti. La Grande Camera, pur non sconfessando la propria giurisprudenza consolidata sulle nozioni di materia penale e di idem factum, utilizza, infatti, in tale pronuncia citata da ultimo, una nuova chiave di valutazione per la verifica della sussistenza di una violazione del divieto di doppio giudizio nell’ordinamento interno di uno Stato membro, nel caso in cui ad una sanzione amministrativa definitiva si affianchi un procedimento penale per lo stesso fatto, nei confronti della
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