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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 13/04/2017

All'indirizzo http://www.diritto.it/docs/39255-il-nesso-causale-anche-alla-luce-della-teoria-del-rischio

Autore: Arles Calabrò

Il nesso causale, anche alla luce della teoria del rischio

Il nesso causale, anche alla luce della teoria del rischio

Pubblicato in Diritto penale, Diritto processuale penale il 13/04/2017

Autore

50532 Arles Calabrò
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Il nesso causale, anche alla luce della teoria del rischio Il principio di personalità della responsabilità penale, espresso dall’art. 27 della Costituzione, esige che tale forma di responsabilità possa essere affermata in relazione ad un fatto proprio e colpevole. Ai fini dell’applicazione della legge penale è, dunque, necessario che sussista un rapporto di causalità tra la condotta posta in essere dall’autore del reato e l’evento.
Il nesso causale rientra nell’ambito dell’elemento oggettivo del reato, accanto alla condotta e l’evento. Tale nesso trova, infatti, esplicito fondamento normativo nell’art. 40 c.p.. Ai sensi dell’art. 40 c.p. è necessario, ai fini della punibilità, che sussista un rapporto di causalità tra la condotta, attiva od omissiva, e l’evento dannoso o pericoloso da cui dipende l’esistenza del reato. Il nesso di causalità, pertanto, attiene sia ai reati commissivi sia a quelli omissivi.
Inoltre, riguarda sia i reati di pericolo che quelli di danno. A tal proposito, occorre precisare che il nesso di causalità si atteggia in modo diverso, a seconda che il reato sia commissivo od omissivo.
Infatti, nella prima ipotesi, la causalità è di tipo naturalistico ossia è da intendersi in termini di derivazione materiale dell’evento dalla condotta posta in essere dal soggetto agente. In tal caso, infatti, il nesso causale si instaura tra elementi (condotta ed evento) entrambi apprezzabili nel mondo fenomenico.
Nella seconda ipotesi, invece, la causalità è
da intendersi in senso normativo o ipotetico, poiché la condotta omissiva non si traduce in un comportamento materialmente percepibile.
La distinzione tra causalità materiale (o naturalistica) e normativa (o giuridica) si apprezza inoltre anche per i reati di evento e quelli di mera condotta. Difatti, in dottrina, si afferma che la causalità materiale si avrebbe solo nei reati di evento, inteso in senso naturalistico, quale effettiva lesione del bene - interesse protetto dalla norma incriminatrice. Il nesso di causalità, inteso in senso materiale, non potrebbe, invece, essere affermato nei reati di mera condotta, data la mancanza in tali reati di un evento in senso naturalistico. Nei reati di mera condotta, infatti, si ha la sussistenza solo di un evento in senso giuridico, inteso quale lesione solo potenziale del bene interesse protetto in termini di offesa. Dunque, per questi reati, la causalità

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causalità dovrebbe essere intesa di matrice squisitamente normativa.
Orbene, cio premesso, preme rilevare come diverse siano state le teorie prospettate in dottrina e giurisprudenza per la ricostruzione dell’accertamento causale.
Secondo la teoria condizionalistica o dell’equivalenza causale, una condotta può dirsi causa dell’evento quando rappresenti una condizione senza la quale l’evento non si sarebbe verificato. Il giudice deve, quindi, procedere ad un giudizio c.d. contrafattuale ossia di eliminazione mentale della condotta tenuta e verificare se l'evento si sarebbe ugualmente realizzato. In caso positivo il giudice deve concludere per l’insussistenza del nesso causale. Nell’ambito dei reati omissivi, invece, l’eliminazione mentale si atteggia in modo diverso. In tal caso, infatti, il giudice deve supporre come posta in essere la condotta doverosa omessa e verificare se l’evento si sarebbe comunque verificato.
Secondo la teoria della causalità adeguata, invece, la condotta può dirsi causa dell’evento qualora sia probabile, secondo l’id quod plerumque accidit, il verificarsi dell’evento medesimo. Il giudice, secondo i propugnatori di tale teoria, deve effettuare un giudizio di c.d. prognosi postuma. La prognosi è postuma appunto perché effettuata nel corso del giudizio, ma il giudicante deve valutare il comportamento dell’agente, ex ante, ossia al momento in cui quest’ultimo ha posto in essere la condotta incrimintrace.
Secondo, infine, la teoria della causalità umana, sostenuta da autorevole dottrina, il rapporto di causalità sussisterebbe in relazione a tutti quegli eventi, che rientrano nella signoria o dominio del soggetto agente. Il nesso causale, dunque, sarebbe interrotto solo in rarissimi casi.
In giurisprudenza, per l’accertamento del nesso causale, per anni ha dominato la cd. teoria condizionalistica, sia pure con il correttivo della sussunzione del medesimo nesso causale sotto leggi scientifiche di copertura, universali o statistiche. Le Sezioni Unite della Suprema Corte, in più circostanze, hanno però affermato come l’accertamento del nesso causale
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