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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 11/04/2017

All'indirizzo http://www.diritto.it/docs/39253-funzione-e-fondamento-del-principio-di-tassativit-in-diritto-penale

Autore: Arles Calabrò

Funzione e fondamento del principio di tassatività in diritto penale

Funzione e fondamento del principio di tassatività in diritto penale

Pubblicato in Diritto penale il 11/04/2017

Autore

50532 Arles Calabrò
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Funzione e fondamento del principio di tassatività in diritto penale Ai fini dell’analisi delle problematiche sottese alla tematica in esame, sembra opportuno prendere le mosse dal principio di tassatività nel diritto penale, valutandone le disposizioni normative di riferimento, la funzione ed il fondamento. Successivamente sarà poi possibile addentrarsi nella disamina dell’istituto della confisca, inquadrandone la natura giuridica, la ratio, nonché le differenti tipologie contemplate nel nostro ordinamento. In tale fase della trattazione, si darà conto, in modo particolare, della confisca enucleata dagli artt. 6 e 19 del d.lgs. 231/2001. Da ultimo, si esaminerà la confisca obbligatoria per equivalente (contemplata anche per i reati tributari previsti dal d.lgs. 74/2010), così come introdotta dalla legge 244/2007 (nota come legge finanziaria 2008) e ci si soffermerà, quindi, sulla valutazione in ordine alla possibilità o meno di un’interpretazione analogica di tale ultima disposizione normativa. Più nel dettaglio, ci si dovrà interrogare se, mediante una siffatta interpretazione analogica, possa essere applicata o meno la disciplina ivi enucleata in riferimento alla confisca per equivalente, anche in relazione ai beni appartenenti alla società.
Orbene, avviando l’indagine dal principio di tassatività, giova rilevare come, in forza dell’art 25 della Carta fondamentale, nessuno può essere punito se non in base ad una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso.
Lo stesso principio, ai sensi dell’art 25 c. 3 Cost., è applicabile, altresì,
alle misure di sicurezza, le quali, pertanto, possono essere disposte solo nei casi espressamente previsti dalla legge.
Sul versante codicistico, il canone costituzionale in esame è richiamato dall’art. 1 cp, nonché dall’art. 14 delle disposizioni preliminari al codice civile, ai sensi del quale è preclusa all’esegeta qualsivoglia interpretazione analogica del precetto penale: in riferimento al procedimento ermeneutico, sono ammissibili, allora, argomentazioni di ordine letterale, teleologico e sistematico, consentendosi, tuttalpiù, un’interpretazione estensiva della norma stessa, ma solo allorquando quest’ultima non travalichi la littera legis della disposizione medesima.
Con particolare riferimento alle misure di sicurezza, preme rilevare come il principio di tassatività, oltre che nell’art 25 c. 3 Cost, sia contemplato, altresì, nell’art 199 cp, a tenore del quale nessuno può essere sottoposto a determinate misure di sicurezza che non siano espressamente previste dalla legge.
Venendo ora al fondamento di tale principio, giova

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giova evidenziare come quest’ultimo affondi le proprie radici nella necessità di evitare che si creino eventuali arbitri da parte del potere legislativo o giudiziario: l’attribuzione al giudicante di uno spatium decidendi che travalichi l’interpretazione estensiva (sconfinando in un’applicazione analogica del precetto penale) creerebbe un vulnus alle garanzie riconosciute dalla Carta fondamentale ad ogni singolo consociato. Quest’ultimo, infatti, si troverebbe al cospetto non più di un giudice sottoposto alla legge (ex art 101 Cost.) con funzioni applicative ed interpretative del precetto penale, ma resterebbe “in balia” di una sorta di giudicante, per così dire, creatore del diritto.
La funzione del principio di tassatività risiede, allora, nell’esigenza di evitare, altresì, che dall’attività ermeneutica possa sortire un’applicazione analogica in malam partem della norma penale: alla stregua di un orientamento ormai consolidatosi, infatti, il giudicante può interpretare analogicamente una norma penale solo allorquando il risultato di tale procedimento esegetico si riverberi a vantaggio del reo (si ponga mente, a mero titolo esemplificativo, alla riconosciuta possibilità di applicazione analogica delle cause di giustificazione del reato).
Ciò precisato, non può tuttavia sottacersi come il rispetto del principio in esame non sia rivolto solo all’interprete, ma anche al legislatore, il quale, pertanto, nella redazione della fattispecie astratta della norma penale, dovrà aver cura di delineare in modo chiaro e preciso il relativo precetto, avvalendosi di concetti rigidi, elastici, ma mai vaghi, non decifrabili, ovvero suscettibili di attribuire all’interprete uno spatium decidendi eccessivamente generoso: si volga lo sguardo, ma solo a mero titolo esemplificativo, alla riscontrata illegittimità costituzionale del reato di plagio, ex art 603 cp. Bene, in tale circostanza, la Corte Costituzionale ebbe a precisare come il precetto penale, relativo a tale fattispecie delittuosa, fosse stato redatto in termini poco chiari, in palese violazione, oltre che del principio di legalità ex
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