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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 29/03/2017

All'indirizzo http://www.diritto.it/docs/39226-l-opposizione-alla-convalida-di-sfratto-instaura-un-autonomo-giudizio-a-cognizione-piena

Autore: Mancusi Amilcare

L'opposizione alla convalida di sfratto instaura un autonomo giudizio a cognizione piena

L'opposizione alla convalida di sfratto instaura un autonomo giudizio a cognizione piena

Pubblicato in Diritto civile e commerciale il 29/03/2017

Autore

49853 Mancusi Amilcare

Qui la sentenza n. 7430/2017 - 23/3/2017 - Corte di Cassazione - Civile, III

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L'opposizione alla convalida di sfratto instaura un autonomo giudizio a cognizione piena Nel caso di cessione del contratto di locazione d'immobile urbano adibito ad uso diverso da quello di abitazione è onere del conduttore cedente provare l'esistenza della dichiarazione con cui il locatore lo abbia liberato dalla responsabilità sussidiaria per l'ipotesi in cui il cessionario non adempia le obbligazioni assunte
Nel procedimento per convalida di sfratto, l'opposizione dell'intimato determina la conclusione del procedimento a carattere sommario e l'instaurazione di un nuovo e autonomo procedimento a cognizione piena, pertanto, è consentito al locatore domandare con la memoria la condanna al pagamento dei canoni pregressi il cui mancato pagamento non è stato dedotto nell'intimazione di sfratto per morosità.
È quanto ha stabilito la Corte di Cassazione, Sezione III Civile, con ordinanza del 23 marzo 2017, n. 7430, mediante la quale ha accolto il ricorso e cassato quanto già deciso dalla Corte d’appello di Torino.
 
La vicenda
La pronuncia traeva origine dal FATTO che CAIO intimò innanzi al Tribunale di Torino - sezione distaccata di Susa lo sfratto per morosità, in relazione a locazione ad uso diverso da quello abitativo, per il mancato pagamento dei canoni a partire dal gennaio 2011 per Euro 12.600,00 oltre IVA, nei confronti sia di MEVIA, originaria conduttrice, sia di TIZIO, cui era stato ceduto il contratto di locazione con la cessione dell'azienda.
Quest'ultimo oppose
l'esistenza di accordo verbale stipulato nel novembre 2010 di riduzione del canone mensile a Euro 1.000,00 per diminuzione dei locali locati a decorrere dal gennaio 2011 e propose domanda riconvenzionale di risarcimento del danno.
Emessa ordinanza di rilascio dell'immobile, e proposta dall'intimante a seguito del mutamento del rito in sede di memoria integrativa domanda di condanna al pagamento della somma di Euro 36.000,00 per canoni pregressi, il Tribunale adito accolse la domanda del locatore, condannando TIZIO al pagamento della somma di Euro 36.000,00 oltre IVA a titolo di canoni di locazione per il periodo gennaio 2008 - febbraio 2012, e rigettò la domanda riconvenzionale.
Avverso detta sentenza proposero appello sia il CAIO che TIZIO.
La Corte d’appello di Torino, previa riunione delle cause, rigettò l'appello proposto da CAIO ed a parziale riforma della sentenza impugnata condannò TIZIO al pagamento della somma

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somma di Euro 14.000,00 e CAIO alla restituzione in favore di TIZIO della somma versata a titolo di deposito cauzionale, pari ad Euro 2.160,00.
In riferimento all'appello proposto da TIZIO, la Corte d’appello osservò che la domanda di condanna al pagamento proposta in sede di memoria integrativa dopo il mutamento del rito, in quanto non relativa ai canoni a scadere ma ad inadempimenti antecedenti al gennaio 2011 (non dedotti tempestivamente ed anzi implicitamente ammessi come non avvenuti), era inammissibile perché nuova e che in ogni caso parte convenuta aveva provato il pagamento mediante estratti di conti bancari e relativi bonifici nonché fatture quietanzate.
Aggiunse il giudice di appello che l'accordo verbale opposto dal conduttore, avente ad oggetto la riduzione del canone in corrispettivo della diminuita superficie in godimento, era stato provato mediante testimonianze, ammissibili non essendo prevista per la locazione ad uso non abitativo la forma scritta e sussistendo un principio di prova scritta rappresentato sia dalla copia di alcuni assegni intestati a CAIO.
Avverso la citata sentenza, CAIO ha proposto ricorso per cassazione sulla base di sei motivi.
 
I motivi di ricorso
Per quanto è qui di interesse, con il primo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 36 legge n. 392 del 1978 e 2697 cod. civ., ai sensi dell'art. 360, comma 1, n. 3, cod. proc. civile.
Osserva il ricorrente che la norma di cui all'art. 36 va interpretata nel senso della corresponsabilità di cedente e cessionario, salvo ricorra la dichiarazione di liberazione del cedente da parte del locatore, e che la circostanza della manifestazione di volontà di esonero del conduttore cedente rientra nell'onere della prova di quest'ultimo.
Con il secondo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 667 - 426 cod. proc. civ., ai sensi
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