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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 28/03/2017

All'indirizzo http://www.diritto.it/docs/39215-detrazione-iva-anche-su-operazioni-di-costo-eccessivo-se-l-ufficio-non-prova-che-fraudolenta

Autore: Graziotto Fulvio

Detrazione IVA anche su operazioni di costo eccessivo se l'Ufficio non prova che è fraudolenta

Detrazione IVA anche su operazioni di costo eccessivo se l'Ufficio non prova che è fraudolenta

Pubblicato in Diritto tributario il 28/03/2017

Autore

50130 Graziotto Fulvio

Qui la sentenza n. 2875/2017 - 3/2/2017 - Corte di Cassazione - Civile, V

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Detrazione IVA anche su operazioni di costo eccessivo se l'Ufficio non prova che è fraudolenta Il diritto alla detrazione dell'IVA può essere negato solo se l'Ufficio dimostri, in modo oggettivo, che tale diritto è stato esercitato dal soggetto passivo in modo fraudolento o abusivamente.
 
Decisione: Sentenza n. 2875/2017 Cassazione Civile - Sezione 5
Classificazione: Tributario
Parole chiave: #accertamento, #detrazioneIVA, #IVA, #ricorso, #fulviograziotto, #scudolegale
 
Il caso.
Una SRL a socio unico in liquidazione subiva ricorreva avverso un avviso di accertamento, con cui l'Agenzia delle Entrate recuperava a tassazione l'IVA, calcolata sulla svalutazione imputata a bilancio relativamente a un immobile precedentemente acquistato.
Successivamente l'immobile veniva ceduto a un prezzo inferiore a quello di acquisto, ma superiore a quello di iscrizione a bilancio dell'immobile (iscritto tra i beni merce).
La Commissione Tributaria Provinciale rigettava il ricorso, e ugualmente pronunciava la Commissione Tributaria Regionale.
Nella sentenza di appello, il collegio sosteneva che la differenza negativa tra il prezzo di acquisto e il di vendita rendeva l'operazione antieconomica, e che le le giustificazioni addotte dalla società non erano né provate né plausibili.
La società propone ricorso per cassazione fondato su quattro motivi, ricorso che viene accolto.
 
La decisione.
La Suprema Corte accoglie il primo motivo di ricorso: «Con il primo motivo di ricorso la ricorrente deduce, ai sensi dell'art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c., la violazione degli artt. 41 della Carta
dei diritti fondamentali dell'Unione e 12, comma 7, legge n. 212 del 2000, per avere la CTR implicitamente rigettato il motivo di appello con cui aveva dedotto la nullità e comunque l'illegittimità dell'avviso di accertamento per violazione del principio del contraddittorio anticipato, dato che la contestazione afferente l'indebita detrazione dell'IVA era stata formulata per la prima volta nell'avviso di accertamento».
Il Collegio ritiene che la società ricorrente «avrebbe potuto far valere in sede di contraddittorio preventivo con l'ufficio finanziario le ragioni che ha addotto nel secondo motivo di ricorso (di seguito esaminato) e, più precisamente, la circostanza che la ripresa a tassazione operata nella specie dall'ufficio si pone in contrasto con il principio di neutralità dell'IVA, poiché relativa ad un importo per il quale era stata emessa regolare fattura e VIVA in essa indicata regolarmente pagata e portata in detrazione, corrispondendo

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corrispondendo ad un'operazione commerciale di compravendita di immobile - quella oggetto di verifica - regolarmente e concretamente effettuata. E' quindi invalido l'avviso di accertamento impugnato, in quanto emesso in violazione del principio sopra enunciato».
La Cassazione ritiene fondato anche il secondo motivo di ricorso, con il quale la ricorrente deduce, ai sensi dell'art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c., la violazione degli artt. 13 e 19, primo comma, d.P.R. n. 633 del 1972.
Infatti, la ricorrente sostiene che «a prescindere dalla congruità del prezzo di cessione del complesso immobiliare, l'IVA era stata regolarmente fatturata, pagata e portata in detrazione in quanto versata in relazione a somme effettivamente corrisposte, cosicché il recupero a tassazione dell'IVA sulla parte (pari ad 2.500.000,00) di prezzo versato era illegittimo in quanto in contrasto con il principio di neutralità dell'IVA».
E la Cassazione non fa altro che richiamare il fermo orientamento della Corte nel ritenere quanto segue:
  • «a) che i principi affermati in materia di imposte sui redditi (...) non sono immediatamente ed automaticamente applicabili in materia di detraibilità del tributo IVA che, com'è noto, è tributo armonizzato alla disciplina introdotta dapprima con la sesta direttiva CEE e, da ultimo, con la dir. 2006/112/CEE»
  • «b) che il sistema comune dell'IVA è ispirato al principio della neutralità dell'imposizione fiscale per tutte le attività economiche»
  • «c) che, infatti, costituisce un principio fondamentale del sistema comune dell'IVA istituito dalla normativa unionale (...) il diritto dei soggetti passivi di detrarre dall'IVA di cui sono debitori VIVA dovuta o versata a monte per i beni acquistati e per i servizi loro prestati»
  • «d) che, infatti, la normativa unionale riconduce il diritto alla detrazione alla sola esigibilità ed inerenza dell'acquisto del bene o servizio, senza contemplare alcun riferimento, e comunque non in modo diretto,
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