I cookie permettono il funzionamento di alcuni servizi di questo sito. Utilizzando questi servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. [Leggi i dettagli] [OK]
Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 21/03/2017

All'indirizzo http://www.diritto.it/docs/39192-il-diritto-del-figlio-nato-da-parto-anonimo-e-il-diniego-posto-dalla-madre

Autore: Giarrizzo Mauro

Il diritto del figlio nato da parto anonimo e il diniego posto dalla madre

Il diritto del figlio nato da parto anonimo e il diniego posto dalla madre

Pubblicato in Diritto civile e commerciale il 21/03/2017

Autore

47332 Giarrizzo Mauro

Qui la sentenza n. 1946/2017 - 25/1/2017 - Corte di Cassazione - Civile, Sezioni Unite

Pagina: 1 2 3 4 5 di 5

Il diritto del figlio nato da parto anonimo e il diniego posto dalla madre Il diritto del figlio nato da parto anonimo trova limite insuperabile nel diniego posto dalla madre a seguito di interpello.
 
Nella sentenza in commento la Corte di Cassazione, a Sezione Unite n.1946,  il 25/01/2017, emette il seguente principio di diritto:<<In tema di parto anonimo, per effetto della sentenza della Corte Costituzionale n. 278 del 2013, ancorché il legislatore non abbia ancora introdotto la disciplina procedimentale attuativa, sussiste la possibilità per il giudice, su richiesta del figlio desideroso di conoscere le proprie origini e di accedere alla propria storia parentale, di interpellare la madre che abbia dichiarato alla nascita di non voler essere nominata, ai fini di una eventuale revoca di tale dichiarazione, e ciò con modalità procedimentali, tratte dal quadro normativo e dal principio somministrato dalla Corte costituzionale, idonee ad assicurare la massima riservatezza e il massimo rispetto della dignità della donna; fermo restando che il diritto del figlio trova un limite insuperabile allorché la dichiarazione iniziale per l’anonimato non sia rimossa in seguito all’interpello e persiste il diniego della madre di svelare la propria identità[1]>>.
La fattispecie è da inquadrarsi nella legge n. 184 del 4/5/1983, rubricata “Diritto del minore ad una famiglia”[2], art. 28, comma 7°. Comma dichiarato, dalla Corte Costituzionale, incostituzionale ed espunto dall’Ordinamento lo stesso giorno della pubblicazione della
sentenza sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.  Norma, quindi, inesistente nel diritto vivo e non applicabile da alcun Giudice di merito.
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, è arrivata, a detto principio, su sollecitazione del Procuratore Generale della medesima Corte, ai sensi e per gli effetti dell’art. 363[3],  primo comma, c.p.c., quale enunciazione nell’interesse della legge.
Il Consigliere Estensore, nella sentenza in commento, analizza il contrasto di giudicati interni; sviluppa il suo ragionamento sui principi di diritto enucleati dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 278/2013; relaziona sui principi della sentenze della CEDU del 25/09/2012[4] e conclude con il suddetto principio di diritto.
Ad avviso di chi commenta, la sentenza non crea principio di diritto,  poiché esso è pienamente rappresentato all’interno dell’intero ordinamento giuridico che conferisce tutela ai diritti soggettivi.
Infatti, con la sentenza della Corte Costituzionale 278/2013 si

Libro in evidenza

Casi di affidamento ingiusto conflitti familiari  e tutela del minore

Casi di affidamento ingiusto conflitti familiari e tutela del minore


Il volume, aggiornato alla recente giurisprudenza, affronta le delicate problematiche che nascono nei conflitti familiari nell’ambito dell’affidamento dei figli. Si illustrano le soluzioni indicate dalle decisioni giurisprudenziali, anche alla luce della riforma della filiazione nel diritto di famiglia. Si approfondiscono le...

48.00 € 40.80 € Scopri di più

su www.maggiolieditore.it

si espunge, dall’ordinamento, il limite che era stato posto dal legislatore con l’art. 28, settimo comma, chiudente la possibilità di poter accedere al diritto di avere informazioni sui propri genitori.  Diritto che veniva escluso anche in presenza del divieto di un solo genitore.  Caduto detto vincolo, è il Giudice di Merito a dover scegliere, tra  tutte le norme dell’ordinamento,  la tutela migliore per il bilanciamento degli opposti interessi. Arrivare a chiedere alla Suprema Corte di Cassazione a Sezione Unite di poter decidere su una questione già possibile di soluzione pare  inutile. E per tracciare un solco giuridico unitario per i Giudici di Merito, poiché non vi è una norma specifica ma un semplice disegno di legge giacente in Parlamento  per la fattispecie del singolo diritto, si scomodano le Sezioni Unite, per crearlo.
L’Estensore della sentenza, nel dare atto dei vari contrasti di giudicato, li conferma quali diversi indirizzi giuridici, rammentati anche nella memoria del Sig. Procuratore Generale della medesima Corte. Trova, però, valente soluzione nelle <<linee guida di altri Tribunali per i minorenni[5]>> che  <<prevedono la convocazione, da parte del Giudice, del rappresentante dell’Ufficio provinciale della pubblica tutela, che consegna la busta chiusa contenente il nominativo della madre[6]>>. Capacità che i Tribunali, avrebbero potuto/dovuto creare, stante il fatto che la fattispecie, complessa, appartiene al diritto di Famiglia, branca molto delicata dello stesso Ordinamento. Linee guida, quindi che, quanto meno,  sarebbe stato opportuno avere presso ogni Tribunale dei Minori. Linee guide quali itinerari esplicitati dallo stesso Ordinamento.
Ma le linee guida non dovrebbero essere delle raccomandazioni redatte a partire dalla letteratura scientifica e dal parere di esperti? E non dovrebbero essere uniformi in tutto il territorio della Repubblica Italiana? E mi chiedo: non è forse troppo stressante, per gli operatori della giustizia dell’Italia
[...]
Pagina: 1 2 3 4 5 di 5

Poni un quesito in materia di civile


Libri correlati

Logo_maggioliadv
Per la pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it | www.maggioliadv.it
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Logo_maggioli