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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 09/01/2017

All'indirizzo http://www.diritto.it/docs/38932-l-instabilit-a-danno-dei-congegni-anticrisi

Autore: Francesco Pizzuto

L’instabilità a danno dei congegni anticrisi

L’instabilità a danno dei congegni anticrisi

Pubblicato in Diritto del lavoro il 09/01/2017

Autore

50409 Francesco Pizzuto
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L’instabilità a danno dei congegni anticrisi Nel mese di marzo dell’anno scorso, con la sentenza n. 70, la Corte Costituzionale ha fatto breccia nel sistema di risparmio della spesa previdenziale messo a punto dalla riforma pensionistica del 2011, servendo un assist perfetto a tutti i soggetti interessati affinché potessero pregustare il recupero di quei denari non intascati a causa dell’interruzione delle indicizzazioni per gli anni 2012 e 2013. La Consulta si è pronunciata nel senso dell’illegittimità del blocco della perequazione automatica istituito dalla Legge Fornero e rivolto alle pensioni superiori a tre volte il trattamento minimo. Facendo seguito a tale statuizione, l’opinione comune auspicava un aggiornamento d’ufficio disposto da parte dell’Istituto previdenziale a correzione dei trattamenti in questione, sotto il duplice aspetto della restituzione delle quote di mancato aumento annuale in percentuale agli indici istat e della rettifica del valore corrente della prestazione. Tuttavia ciò non è avvenuto.
Oggi, tutti i pensionati titolari di un assegno superiore a tre volte il minimo (si tratta di un reddito complessivo lordo mensile più alto di 1.405 euro per l’anno 2012 e di 1.443 euro per il 2013) hanno l’opportunità di presentare un’istanza all’Inps con l’obiettivo prioritario di interrompere la prescrizione progressiva dei ratei. La richiesta intesa al conseguimento della rivalutazione pensionistica e del rimborso degli arretrati relativi al biennio 2012-2013 (oltre ad interessi e
rivalutazione monetaria) si basa sulla pretesa di vedere riconosciuto il proprio diritto all’aumento annuale della pensione in forma integrale, a contrasto del blocco innescato attraverso il Decreto Legge del 6 dicembre 2011. Proprio quest’ultimo, all’art. 24 prevedeva testualmente: “In considerazione della contingente situazione finanziaria, la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici, secondo il meccanismo stabilito dall’articolo 34, comma 1, della Legge 23 dicembre 1998, n. 448, è riconosciuta, per gli anni 2012 e 2013, esclusivamente ai trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a tre volte il trattamento minimo Inps, nella misura del cento per cento”. È proprio questo inciso ad essere stato dichiarato incostituzionale dai giudici di legittimità. Una conclusione personalmente non condivisibile, a maggior ragione se si considera che tanti continuano a difendere strenuamente le loro rivendicazioni.
Per edificare un parere soggettivo è necessario ricostruire oggettivamente il percorso storico-cronologico, nonché il

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il contesto economico-politico dei provvedimenti che hanno portato fino all’ultimo stadio della vicenda.
La perequazione automatica è lo strumento ideato per adeguare le pensioni al mutare del potere d’acquisto, e focalizzando l’attenzione sulle date più significative, la prima normativa di riferimento risale al 21 luglio 1965. La Legge n. 903 asseriva l’obiettivo di far fronte alla svalutazione sofferta dalle prestazioni previdenziali. Nel 1969 la perequazione veniva agganciata all'aumento percentuale dell'indice del costo della vita calcolato dall’Istituto di statistica, ma solo a condizione che l'aumento fosse risultato superiore al 2%. In caso contrario se ne prevedeva lo slittamento all’anno seguente. Il testo normativo della Legge n. 730 del 1983 attuava un apparato a fasce, a tutela dei redditi più bassi. Così, la quota di rivalutazione spettante doveva seguire percentuali prestabilite: 100% per le pensioni fino a due volte il trattamento minimo; 90% per quelle di valore compreso tra due e tre volte il minimo; 75% per le pensioni più alte. Nel 1992 attraverso il Decreto Amato si procedeva in via del tutto eccezionale alla sospensione parziale dell’indicizzazione. Una scelta maturata in un clima di recessione. Veniva introdotto un parametro di riferimento univoco su base annuale corrispondente all’aumento del costo della vita e da applicare a partire dalla mensilità di novembre. Due anni dopo, il termine di perequazione sarebbe stato spostato al mese di gennaio. La finanziaria varata a fine ’97  poneva un blocco (della durata annuale) alla perequazione dei trattamenti superiori a cinque volte il minimo e prevedeva per i successivi tre anni una rivalutazione ridotta al 30% (anziché al 75%). A partire dal 2001 l’indicizzazione totale veniva estesa alle prestazioni di importo complessivo fino a tre volte il minimo e una novella ancor più benevola avrebbe cambiato la situazione un’altra volta. Dal 2008 infatti,
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