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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 01/08/2016

All'indirizzo http://www.diritto.it/docs/38542-economia-della-condivisione-stato-dell-arte

Autore: Ilaria Stellato

Economia della condivisione: stato dell'arte

Economia della condivisione: stato dell'arte

Pubblicato in Giurisprudenza amministrativa il 01/08/2016

Autore

50306 Ilaria Stellato
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Economia della condivisione: stato dell'arte Il presente contributo si propone di indagare lo "stato dell'arte" di un fenomeno di veemente attualità e le sue potenziali prospettive di sviluppo nel panorama giuridico italiano: il riferimento è, in particolare, alla emergente "economia della condivisione", c.d. Sharing Economy.  Previa individuazione delle caratteristiche salienti del nuovo modello, si focalizzerà l'attenzione sulla necessità di normare una realtà "in continuo divenire", ma ciononostante bisognosa di regole.
 
L’economia collaborativa, c.d. sharing economy, si propone come un nuovo modello economico e culturale, capace di promuovere forme di consumo consapevole che prediligono la razionalizzazione delle risorse basandosi sull’utilizzo e sullo scambio di beni e servizi piuttosto che sul loro acquisto, dunque sull’accesso piuttosto che sul consumo di tipo proprietario.
Una vera e propria rivoluzione in atto che, veicolata per il tramite dell'information technology e dell’utilizzo massiccio dei social media,   ha conosciuto nel volger di pochi anni uno sviluppo travolgente, attraendo nella sua orbita importanti settori della vita economico e sociale e catalizzando, sovente, l'attenzione dei media e dei decisori pubblici.
Ma in cosa consiste questo nuovo "paradigma"? Quali, in concreto, le caratteristiche salienti che ne hanno favorito l'irresistibile ascesa?
Orbene, con ampio margine di schematizzazione, nell'universo variegato delle esperienze attualmente presenti nel panorama mondiale, tre sono -in particolare- i tratti distintivi dell’economia collaborativa: la condivisione, ossia l’utilizzo comune di
una risorsa (ex plurimis, beni di consumo, mezzi di trasporto ma anche prodotti digitali, spazi, tempo, competenze e servizi); la relazione peer-to-peer, ossia il rapporto orizzontale tra i soggetti coinvolti che si distingue dalle forme tradizionali di rapporto tra produttore e consumatore rispondendo a nuovi bisogni, tra cui, ad esempio, la crescente necessità di interagire negli scambi in una modalità più partecipativa; la presenza di una piattaforma digitale che supporta tale relazione fungendo da "market place", luogo d'incontro virtuale in cui, sovente, è presente un meccanismo di reputazione digitale e le transazioni avvengono tramite pagamento elettronico.
Indiscusso generatore di ingenti occasioni di ricchezza e di occupazione lavorativa, il nuovo modello di produzione e di scambio si appalesa foriero di considerevoli opportunità di crescita economica, ma anche di inevitabili pericoli di approfittamento. Ed è proprio su questo versante che si appuntano,  per

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per la verità, i più consistenti profili di criticità.
Nella partita tra tradizione e innovazione non sono mancati, infatti, momenti di tensione sfociati -talvolta- in violenti episodi di guerriglia urbana: per citare i casi più eclatanti, nel maggio 2015 il tribunale civile di Milano ha disposto il blocco di “Uber-pop” (i tassisti fai-da-te) su tutto il territorio nazionale con inibizione dalla prestazione del servizio,  mentre AirBnb (colosso internazionale degli affitti di case condivise) continua a subire attacchi sempre più frequenti da parte di albergatori e associazioni di categoria.
S'intravede tra le righe il cuore del problema: nonostante l'accreditamento de facto del fenomeno, balza evidente l'assenza di regole chiare ed omogenee.
Celando veri e propri modelli di business proliferati –vertiginosamente– all'ombra di un generalizzato gap normativo, è divenuta sempre più pressante l'esigenza di una regolamentazione ad hoc della platform economy che disciplinasse i processi di profonda trasformazione in corso, onde evitare una pericolosa deriva in senso anti-concorrenziale.
Un primo, significativo passo in tale direzione lo si è fatto con la proposta di legge italiana n. 3564 presentata alla Camera da un gruppo di parlamentari appartenenti all'Intergruppo innovazione tecnologica con il professato scopo di «disciplinare le piattaforme digitali per la condivisione di beni e servizi» e di «promuovere l'economia della condivisione».
Preceduta da una corposa introduzione, la proposta di legge – prima nel suo genere in Europa e già ribattezzata Sharing Economy Act (SEA) - condensa in 12 articoli soluzioni di "compromesso"  tra istanze corporativistiche, liberalismo economico e protezione dei consumatori.
Limitando in questa sede l'analisi ai punti salienti, premessa una operazione di "perimetrazione" dell'economia della condivisione (trattandosi, in particolare, di quella «generata dall’allocazione ottimizzata e condivisa delle risorse di spazio, tempo, beni e servizi tramite piattaforme digitali (…)» con esclusione delle «piattaforme che operano intermediazione
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