I cookie permettono il funzionamento di alcuni servizi di questo sito. Utilizzando questi servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. [Leggi i dettagli] [OK]
Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 10/05/2016

All'indirizzo http://www.diritto.it/docs/38188-cyberstalking-le-nuove-frontiere-del-diritto-penale

Autore: Pramila Sicuro

Cyberstalking: le nuove frontiere del diritto penale

Cyberstalking: le nuove frontiere del diritto penale

Pubblicato in Diritto penale, Informatica giuridica il 10/05/2016

Autore

50273 Pramila Sicuro
Pagina: 1 2 3 4 di 4

Cyberstalking: le nuove frontiere del diritto penale Il cyberstalking è un reato del quale si parla poco nonostante, al giorno d’oggi, si faccia un uso intenso di internet, chat, social network, newsletters e message boards.
Occorre precisare che non esiste nel codice penale o in altra fonte giuridica una definizione vera e propria di cyberstalking. Con tale termine si intende l’utilizzo di dispositivi informatici di comunicazione come internet o la posta elettronica con la finalità di molestare una persona.
Per inquadrare la fattispecie giuridica del reato in esame occorre procedere ad un excursus tra i reati di molestia (art.660 c.p.), di minaccia (art.612 c.p.) e di atti persecutori (art.612-bis c.p.).
L’art.660 c.p. prevede che “Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a euro 516”. Esaminiamo la fattispecie di reato con riferimento al bene giuridico tutelato, alla condotta tipica ed all’elemento soggettivo.
Quanto al bene giuridico, la norma tutela l’ordine pubblico sotto il profilo della minaccia alla tranquillità pubblica. In tema di condotta tipica, la fattispecie de qua punisce tutti i soggetti che, in luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero per mezzo del telefono arrechino ad altri disturbo o molestia. Ma cosa
si intende per disturbo o molestia? Per molestia deve intendersi ciò che altera in modo doloso, con fastidio ed in modo inopportuno la condizione psichica di una persona. Per disturbo, invece, si considera ciò che altera le normali condizioni di svolgimento di un’attività da parte di un soggetto. Secondo la disposizione normativa sia la molestia che il disturbo vanno valutati con riferimento alla psicologia normale delle persone e cioè tenendo conto del modo di vivere delle stesse. Inoltre la condotta deve essere posta in essere in un luogo pubblico o aperto al pubblico. Un piccolo passo in avanti è stato fatto nel 2004 dalla giurisprudenza (Cass. Pen., Sez. III, 26.03.2004, n.28680) la quale ha ammesso anche la punibilità della molestia commessa a mezzo del telefono includendo anche l’invio di sms. Infine, quanto all’elemento soggettivo, l’art.660 c.p. richiede che il soggetto agente

Libro in evidenza

Vittime di crimini violenti

Vittime di crimini violenti


L'ambito di indagine della presente opera riguarda la VITTIMOLOGIA CRIMINALE e, in particolare, le sole vittime di delitti "comuni" contro la persona aventi natura dolosa ed intenzionale. L'analisi delle problematiche è condotta sapientemente con modalità interdisciplinare, non solo sul piano giuridico...

38.00 € 32.30 € Scopri di più

su www.maggiolieditore.it

agente sia mosso da petulanza o da altro biasimevole motivo. Ciò implica che la condotta posta in essere sia caratterizzata dal dolo specifico ed infatti si richiede che il fine specifico sia quello di interferire inopportunamente nell’altrui sfera di libertà. Anche qui occorre interpretare cosa si intenda per petulanza e per biasimevole motivo. Per petulanza si intende l’atteggiamento di colui che insiste ad interferire nell’altrui sfera di libertà pur accorgendosi che tale intervento non è gradito. Per biasimevole motivo, invece, va inteso un comportamento, diverso dalla petulanza, ma che è ugualmente riprovevole in sé o in relazione alla persona molestata.
L’art.612 c.p. prevede, al suo co.1, che “Chiunque minaccia ad altri un ingiusto danno è punito, a querela della persona offesa, con la multa fino a euro 1.032”. Occorre procedere, anche nel reato di minaccia, all’esame degli elementi costitutivi del reato: il bene giuridico protetto, il soggetto attivo, il soggetto passivo, la condotta e l’elemento soggettivo. Con riferimento al bene giuridico tutelato, l’individuazione dello stesso appare controversa. Parte della dottrina lo ha individuato nella libertà morale e psichica del soggetto che può essere compromessa a causa del timore ingenerato dalla minaccia altrui (Pisapia); secondo altra parte della dottrina, invece, il bene direttamente offeso va individuato nella tranquillità individuale e cioè nell’interesse di ciascun individuo a vivere libero da ogni preoccupazione (Antolisei, Fiandaca-Musco, Mantovani). Quanto ai soggetti, il reato di cui al 612 c.p. è un reato comune e, pertanto, il soggetto attivo può essere chiunque; al contrario il soggetto passivo deve essere determinato o determinabile. In relazione alla condotta incriminata, essa deve consistere nella minaccia ad altri di ingiusto danno. Per minaccia si deve intendere la prospettazione ad una persona di un danno o di un male futuro, la cui verificazione dipende soltanto dalla
[...]
Pagina: 1 2 3 4 di 4

Poni un quesito in materia di penale


Libri correlati

Logo_maggioliadv
Per la pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it | www.maggioliadv.it
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Logo_maggioli