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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 09/11/2015

All'indirizzo http://www.diritto.it/docs/37526-non-si-corregge-in-cassazione-la-difformit-tra-dispositivo-e-motivazione

Autori: Antonio Di Tullio D'Elisiis, redazione, AR redazione

Non si corregge in Cassazione la difformità tra dispositivo e motivazione

Nota a Cass. pen., sez. IV, sentenza ud. 29 settembre 2015, n. 43419, Pres. C. D’Isa, Giud. estens. V. Pezzella.

Non si corregge in Cassazione la difformità tra dispositivo e motivazione

Nota a Cass. pen., sez. IV, sentenza ud. 29 settembre 2015, n. 43419, Pres. C. D’Isa, Giud. estens. V. Pezzella.

Pubblicato in Diritto processuale penale il 09/11/2015

Autori

48017 Antonio Di Tullio D'Elisiis
45829 redazione
47250 AR redazione
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Nella sentenza n. 43419 emessa dalla quarta sesta della Corte di Cassazione in data 29 settembre 2015, è stato affrontato il delicato tema inerente il caso in cui vi siauna discrasia tra quanto affermato in motivazione e quanto riportato nel dispositivo[1].
Nella fattispecie in esame, la difesa ha dedotto «un evidente contrasto tra la parte motiva e la parte dispositiva del provvedimento impugnato» rilevando che nella motivazione il Tribunale riteneva che l’imputato dovesse andare assolto mentre, nel dispositivo,  «al contrario di quanto motivato, lo condanna»va.
Secondo la difesa, di conseguenza, era «indubbio (…) che nel contrasto debba darsi prevalenza alla parte motiva, sia per pacifico orientamento giurisprudenziale sia perché il provvedimento impugnato svolgerebbe un’attenta e condivisibile analisi dell’impugnato (…) pervenendo alla necessità di un’assoluzione».
Ciò posto, il Supremo Consesso ha ritenuto, su conclusione conforme della Procura generale, fondato tale motivo di ricorso.
La Corte, infatti, dopo aver ripercorso l’intera vicenda giudiziaria da cui è scaturito siffatto errore, ha ritenuto il provvedimento impugnato illegittimo sulla scorta del seguente ragionamento giuridico.
Innanzitutto, la Cassazione, richiamando diverse pronunce, ha evidenziato che «principio a lungo affermato di una prevalenza del dispositivo sulla motivazione subisce delle deroghe nel caso in cui la motivazione consenta di ricostruire la reale volontà del giudicante» «atteso che la motivazione conserva la sua
funzione di spiegazione e chiarimento delle ragioni per cui è il giudice è pervenuto alla decisione e pertanto ben può contenere elementi certi e logici che facciano ritenere errato il dispositivo o parte di esso».
In effetti, come si rileva anche dalle stesse decisioni a cui la stessa Corte ha fatto espresso rinvio nella pronuncia in commento, si evidenzia che, all’«orientamento secondo cui il contrasto tra dispositivo e motivazione non determina nullità della sentenza, ma si risolve con la logica prevalenza dell'elemento decisionale su quello giustificativo, potendosi eliminare eventualmente la divergenza mediante ricorso alla semplice correzione dell'errore materiale della motivazione in base al combinato disposto degli artt. 547 e 130 cod. proc. pen.. ((…) Sez. 5, Sentenza n. 22736 del 23/03/2011 Rv.250400), se ne oppone altro (…) in base al quale il principio della prevalenza dell'elemento decisionale su quello giustificativo non

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non può costituire un canone interpretativo inderogabile, attesa l'ampia gamma dei contrasti che possono in proposito sussistere (Sez. 3, 25 settembre 2007, n. 38269, rv. 237828; Sez. 4, 24 giugno 2008, n. 27976, rv. 240379 Sez. 1, n. 37536 del 07/10/2010 Rv. 248543)»[2].
Invero, come emerge in una recente pronuncia adottata sempre in sede di legittimità, dal momento che, «nell'economia della sentenza penale, il dispositivo (elemento volitivo) è la parte che attua la volontà della legge del caso concreto, mentre la motivazione (elemento logico) assume una funzione meramente strumentale, correlata alla necessità di dare ragione dell'iter logico seguito dal giudice e serve soltanto alla interpretazione del dispositivo»[3] ne deriva che «il giudicato si forma limitatamente al dispositivo della sentenza sicchè ogni parte della motivazione, in qualunque affermazione si sostanzi, se non trova la sua conclusione nel dispositivo, non è di per suscettibile di conseguenze giuridiche (v., tra le tante: Sez. 6^, n. 935 del 28/10/1988 - dep. 24/01/1989, omissis, Rv. 180268)»[4] e quindi, «la sentenza deve considerarsi nulla per contraddittorietà, non solo quando vi sia inconciliabilità fra le considerazioni logico- giuridiche in ordine a uno stesso fatto, ma anche quando vi sia contraddizione tra motivazione e dispositivo»[5].
Più in particolare, «pur avendo il dispositivo il carattere di immediata espressione della volontà decisoria del giudice, la motivazione conserva la sua funzione di spiegazione e chiarimento delle ragioni per cui il giudice è pervenuto alla decisione e pertanto ben può contenere elementi certi e logici che facciano ritenere errato il dispositivo o parte di esso»[6].
Tal che ne deriva come sia ben possibile che «la motivazione prevalga sul dispositivo "per funzione di spiegazione e chiarimento delle ragioni per cui il giudice è pervenuto alla decisione" potendo "contenere elementi certi e
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