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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 21/04/2011

All'indirizzo http://www.diritto.it/docs/31515-pagamento-del-debito-dopo-la-presentazione-del-decreto-ingiuntivo-aspetti-pratici

Autore: Boretti Marco Carlo A.

Pagamento del debito dopo la presentazione del decreto ingiuntivo. Aspetti pratici.

Pagamento del debito dopo la presentazione del decreto ingiuntivo. Aspetti pratici.


Pubblicato

in

Diritto processuale civile

il 21/04/2011

Autore:

45980 Boretti Marco Carlo A.     Vai alla scheda dell'autore

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Decreto ingiuntivo

Decreto ingiuntivo


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Uno dei problemi pratici che si presenta nelle questioni relative all’adempimento delle obbligazioni pecuniarie è quello relativo al pagamento del debito in pendenza di ricorso per decreto ingiuntivo.
E’ infatti notorio, che in molti Uffici Giudiziari trascorra del tempo fra la presentazione del ricorso in sede monitoria e l’emissione del decreto richiesto.
E’ pacifico che dopo la notifica del decreto ingiuntivo il debitore non possa liberarsi dell’obbligazione corrispondendo solo la sorte capitale, essendo tenuto al pagamento di interessi e spese liquidati.
Caso differente è quello che si verifica nell’ipotesi in cui il pagamento del dovuto intervenga dopo l’emissione del decreto ingiuntivo ma prima della sua notifica.
In tale ipotesi per essere liberato da ogni ulteriore obbligazione il debitore dovrebbe dimostrare la sussistenza di un eventuale accordo fra le parti relativo all’accettazione del pagamento da parte del creditore della somma capitale a tacitazione di ogni e qualsivoglia pretesa dell’odierna opposta, alla luce del disposto di cui all’art. 1326 c.c.
In mancanza di ciò la questione dovrà quindi essere decisa in diritto, alla luce della maggioritaria interpretazione giurisprudenziale sul punto.
E’ di palmare evidenza che con la proposizione di una domanda in sede monitoria, il (preteso) creditore richieda il pagamento di una somma, con il pagamento della quale perde l’interesse concreto alla propria azione.
Pertanto, con il pagamento della somma ingiunta, viene meno in capo a parte creditrice l’interesse ad agire ed a contraddire in giudizio, secondo il chiaro disposto di cui all’art. 100 c.p.c., condizione per l’azione
Infatti il venir meno dell’interesse ad agire e a contraddire delle parti comporta come naturale corollario il dovere del giudice, anche per economia processuale, alla pronunzia di cessazione del giudizio per definizione del medesimo1 .
Quindi la spontanea corresponsione della somma, oggetto del credito, di parte debitrice al proprio avente diritto, rappresenta una vera e propria solutio giuridicamente rilevante nel rapporto sostanziale credito-debito intercorrente tra le parti processuali, nonché la causa del venir meno dell’ontologico presupposto materiale
dell’ingiunzione, la cui mancanza non può non assurgere che a valida ragione di revoca dello stesso.
Sul punto si è espressa la Suprema Corte2:
Pertanto, secondo la visione che si ritiene corretta dalla maggioritaria interpretazione giurisprudenziale, ogni qualvolta il debitore corrisponda il capitale in favore del creditore, si dovrà dichiarare la cessazione della materia del contendere con declaratoria di revoca del decreto ingiuntivo opposto.
Permane pertanto la questione relativa alle spese di lite che parte creditrice ha sopportato.
Infatti parte creditrice col mero pagamento della sorte capitale non viene ristorata delle perdite economiche sopportate a seguito dell’inadempimento, che possono comprendere gli interessi e le spese sopportate.
Orbene, non si può non evidenziare che, sempre per la costante lettura ermeneutica della giurisprudenza di legittimità, il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo si pone come un “unicum” rispetto al procedimento monitorio, per cui anche in sede di liquidazione di spese di giudizio occorre tenere conto di tutta la fase dal deposito del ricorso.
E’ infatti consolidato, tanto in dottrina quanto in giurisprudenza l’orientamento secondo cui il giudizio di opposizione, previsto e disciplinato nell’art. 645 C.P.C., dà luogo ad un vero e proprio procedimento ordinario di cognizione, il quale - sovrapponendosi allo speciale e sommario procedimento monitorio – investe il giudice adito del potere-dovere di accertare non solo la sussistenza delle condizioni di ammissibilità e validità del procedimento monitorio, ma altresì la fondatezza della pretesa creditoria fatta valere col decreto ingiuntivo, nel pieno rispetto del contraddittorio tra le parti3. Ne deriva che l’opposizione a decreto ingiuntivo – quale vero e proprio procedimento di cognizione – non presenta alcun’autonomia rispetto al giudizio monitorio.
Si rileva per inciso, che se è pur vero che a norma dell’art. 643 c.p.c. la notificazione del decreto ingiuntivo determina la pendenza della lite, tale pendenza deve essere intesa in termini processuali e non sostanziali, nel senso che la pendenza retroagisce al momento della presentazione del ricorso in caso di opposizione,
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1 ex pluribus. : Cass. civile, sez. I, 28 luglio 2004, n. 14194; Cass. civile, sez. III, 2 agosto 2004, n. 14775; Cass. civile, sez. III, 1 giugno 2004, n. 10478; Cass., sez. lav., 10 luglio 2001, n. 9332,; Cass., sez. unite, 28 settembre 2000, n. 1048; Cass. civile sez. lav., 13 marzo 1999, n.; Cass. civile sez. lav., 7 marzo 1998, n. 2572; Cass. civile sez. II, 15 maggio 1997, n. 4283; Cass. civile sez. III, 28 gennaio 1995, n. 1047; Cass. civile sez. III, 5 luglio 1991 n. 7413; Cass. civile, sez. I, 19 marzo 1990 n. 2267; Cass. civile, sez. I, 28 ottobre 1988 n. 5859

2 Il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo non è limitato alla verifica delle condizioni di ammissibilità e validità del decreto, ma si estende anche all'accertamento dei fatti costitutivi, modificativi ed estintivi del diritto in contestazione, con riferimento alla situazione esistente al momento della sentenza; ne consegue che la cessazione della materia del contendere verificatasi successivamente alla notifica del decreto - nella specie per avvenuto pagamento della somma portata dal medesimo - travolge anche il medesimo decreto che deve essere revocato, senza che rilevi, in contrario, l'eventuale posteriorità dell'accertato fatto estintivo rispetto al momento di emissione dell'ingiunzione.
Cass. Sez. I 22 maggio 2008 n. 13085; Cfr. Cass. Sez. Un. 7448/93, Cass. 4531/2000

3 Cfr.: Cass. Civ. 28.01.1985 n.485; Cass. Civ. 23.10.1990 n.10280; Cass. Civ. 01.12.2000 n.15339; In dottrina: Garbagnati, Il procedimento di ingiunzione, Pajardi, Il procedimento monitorio. In giurisprudenza: Cass. 11.01.1989 n.63; Cass. 07.04.1987 n.3355. Cass. Sez. I Ord 3 settembre 2009 n. 19120. Cass. Sez. III 9 agosto 2007 n. 17469.

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