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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 06/11/2008

All'indirizzo http://www.diritto.it/docs/26793-mobbing-prassi-giuridica-e-metodologia-peritale

Autore: D’Angiò Giovanni - Recco Arianna - Ottobre Paola

Mobbing: prassi giuridica e metodologia peritale

Mobbing: prassi giuridica e metodologia peritale

Pubblicato in Diritto penale il 06/11/2008

Autore:

46417 D’Angiò Giovanni - Recco Arianna - Ottobre Paola     Vai alla scheda dell'autore
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Introduzione al fenomeno del mobbing
 
Il lavoro rappresenta il principale fattore di identità sociale dell’individuo, favorisce l’accrescimento delle proprie condizioni di vita, l’indipendenza economica, una percezione di sé positiva, la conquista di un ruolo nella società, il miglioramento delle relazioni familiari e del contesto di vita in genere. Come ricorda la Corte di Cassazione: “il lavoro non è solo un mezzo di guadagno, ma costituisce un mezzo prevalente di estrinsecazione della personalità di ciascun cittadino” (Cass., n. 8835, 13 agosto 1991). In tal modo la persona se privata della possibilità di accedere all’ambito lavorativo viene innanzitutto depauperata della stima di sé, frenata nelle proprie aspettative, impossibilitata a sfruttare le proprie risorse, riducendo incontrovertibilmente il livello di qualità della vita. Questo accade quando il luogo di lavoro si trasforma in sede di soprusi e vessazioni, con un clima intimidatorio crescente e comportamenti discriminatori che ledono la dignità personale.
Il mobbing o terrore psicologico sul posto di lavoro è da anni oggetto di molteplici analisi  omogenee, che interpretano questo fenomeno come comportamenti persecutori più o meno espliciti, messi in atto da una o più persone, al fine di ridurre il mobbizzato oggetto di vessazioni in una condizione di impotenza e impossibilità di difesa per un lungo periodo di tempo fino ad espellere la vittima dall’ambiente di lavoro. Il termine mobbing dalla lingua inglese “to mob” ha il significato di attaccare, assalire, aggredire, utilizzato in etologia per descrivere il comportamento aggressivo messo in atto da alcune specie di uccelli per allontanare un membro del gruppo. La forma di mobbing più ricorrente è quella verticale tradizionalmente esercitata dal superiore gerarchico, meno frequente è quella orizzontale istruita dai colleghi di pari grado, rara è quella ascendente ad opera dei sottoposti coalizzati contro il capo. Il mobbing può esprimersi sia attraverso forme spontanee che organizzate come il bossing, una vera e propria strategia aziendale programmata dai vertici dirigenziali per ridurre il personale, anticipando i pensionamenti o soltanto per rimuovere
dal suo ruolo una persona indesiderata. In questo modo si evitano le lungaggini come nel caso di dimissioni e si eludono problemi di natura sindacale.
Le strategie vessatorie sul luogo di lavoro seguono un percorso che si sviluppa per gradi. In principio la persona mobbizzata si trova nelle condizioni di essere attaccata e isolata dal gruppo e posta nell’impossibilità di sviluppare tattiche comportamentali utili, dove ogni azione o reazione si trasforma in una trappola. In seguito, l’emarginazione attuata nell’ambito professionale, si riflette inevitabilmente nella vita affettiva e sociale, sconvolgendo l’equilibrio dell’ambiente familiare.
Sono molteplici le azioni mobbizzanti che il mobber, autore del comportamento lesivo, può mettere in pratica mediante attacchi alla persona o minacce alla carriera professionale:
-         derisione, soprattutto in presenza di colleghi o superiori,
-         diffusione di false informazioni,
-         esclusione,
-         intrusioni nella vita privata,
-         isolamento,
-         istigazione da parte dei colleghi contro la vittima,
-         maldicenze continue,
-         minacce di violenza,
-         molestie sessuali,
-         offese verbali,
-         umiliazioni,
-         assegnazione di compiti nuovi senza formazione o senza gli strumenti necessari,
-         assegnazione di compiti pericolosi o inadatti alla salute,
-         controllo eccessivo,
-         critiche e rimproveri ripetuti,
-         esclusione da riunioni, progetti o corsi di formazione,
-         mancanza di comunicazione,
-         mancanza di riconoscimento,
-         minacce di azioni disciplinari,
-         minacce di licenziamento,
-         negazione delle informazioni essenziali per lo svolgimento del lavoro,
-         retrocessioni di carriera,
-         rimozione di strumenti essenziali per il lavoro,
-         sovraccarico di lavoro con scadenze impossibili da rispettare,
-         trasferimenti ingiustificati in posti lontani o remoti.
La messa in opera di un processo mobbizzante protratto nel tempo, può comportare sull’individuo conseguenze psico-fisiche tali da cagionare un danno biologico, un danno morale, quanto esistenziale, per la compromissione della qualità della vita normale del soggetto. Il mobbing può essere considerato una malattia professionale, combinata ad un rischio professionale e di conseguenza connesso a problematiche di risarcimento economico. In sede giudiziaria per la quantificazione del
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