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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 05/04/2007

All'indirizzo http://www.diritto.it/docs/23745-le-impronte-digitali-la-firma-del-criminale

Autore: Mancini Massimiliano

Le impronte digitali, la firma del criminale

Storia e attualità della dattiloscopia.- Parte 1

Le impronte digitali, la firma del criminale

Storia e attualità della dattiloscopia.- Parte 1


Pubblicato

in

Diritto penale

il 05/04/2007

Autore:

45804 Mancini Massimiliano     Vai alla scheda dell'autore

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Risale a circa un secolo fa il primo caso giudiziario risolto proprio grazie alle impronte digitali lasciate dal colpevole.
 
Polpastrelli e palmi delle nostre mani (e anche dei piedi) sono cosparsi di minuscole papille di forma conica che si susseguono l'una dietro l'altra formando sottili creste separate da piccoli solchi.
 
Le creste descrivono disegni caratteristici, assolutamente individuali (anse, archi, vortici), che due gemelli monovulari hanno sì lo stesso Dna, ma impronte digitali diverse.
 
Le creste papillari si formano nel corso della dodicesima settimana e si completano dopo il sesto mese di vita intrauterina si conservano anche nei cadaveri sino alla sussistenza del supporto epidermico.
 
Queste, cioè, non subiscono trasformazioni nell'arco della vita di un individuo (tranne in casi particolari, in cui costituiscono, esse stesse contrassegni salienti per l'identificazione di una persona); sulla variabilità delle impronte, perché sono diverse da individuo ad individuo (in un medesimo individuo, inoltre, le impronte lasciate dalle dieci dita, sono tutte diverse fra loro); sulla classificabilità delle impronte digitali, che sono riconducibili ai quattro tipi fondamentali di figura, cioè adelta, monodelta, bidelta e composta.
 
I disegni papillari, infatti, non alterano la propria morfologia nel corso della vita dell'individuo, cioè rimangono immutati dal momento della loro formazione, intorno al terzo mese di vita intrauterina, sino al subentrare dei fenomeni putrefattivi successivi alla morte, tranne in caso di effetti traumatici (ad esempio, l'asportazione in profondità del derma), oppure a seguito di particolari malattie infettive della pelle.
 
L'epidermide si stratifica sui dermatoglifi contenuti sugli strati inferiori del derma e quindi le impronte si ricostruiscono anche in caso di lesioni sulla cute.
 
LA STORIA DELLE IMPRONTE
Bertillon (XVIII secolo) ritenne che il sistema coercitivo di marchiare a fuoco i detenuti fosse inutilmente crudele, per questa ragione cominciò a sviluppare un sistema di rilevamento antropometrico.
 
William Herschel fu, probabilmente, il primo vero ricercatore che ritenne di utilizzare le impronte delle
palme delle mani e dei polpastrelli nel segnalamento personale.
 
Tuttavia, chi per primo intuì che era vantaggioso ricorrere alle impronte digitali per identificare l'autore di un reato fu Henry Faulds poiché, come egli stesso scrisse alla rivista inglese Nature, se sul luogo del delitto si trovano impronte digitali, questo può portare alla scoperta del colpevole.
 
Le impronte erano utilizzate anche dai romani, pare che San Paolo firmasse le sue lettere con l'impronta digitale, in Cina e, in tempi più recenti, in India dagli inglesi.
 
Francis Galton e Edward Henry alla fine del 1800 ebbero una trovata geniale per utilizzare le impronte, inventando un sistema di classificazione relativamente semplice, suddividendo i disegni delle creste e dei solchi in tipi e sottotipi generali. Nasceva così la dattiloscopia.
 
Giovanni Gasti nel 1905 perfezionò ulteriormente il sistema di classificazione delle impronte digitali di Galto ed Henry.
 
 
STRUTTURA DELLE IMPRONTE
La pelle che ricopre tutto il corpo umano quindi l’epidermide è formata da quattro strati dall’interno all’esterno del corpo, caratterizzati da uno stato di cheratinizzazione maggiore:
-         basale o germinativo, composto di cellule piccole e molto addensate, disposte a palizzata sulla membrana a contatto con il derma. Le cellule di questo strato si riproducono e sono spinte verso la superficie a formare lo strato successivo;
-         spinoso o del Malpighi, formato da cellule di forma grossolanamente poliedrica, più appiattite rispetto a quelle dello strato basale e separate tra loro da sostanza intercellulare;
-         strato granuloso, transizione tra gli strati spinoso e corneo, spesso da 1 a 4 file di cellule e più abbondante in sede palmo-plantare;
-         strato corneo, direttamente a contatto con l'esterno, di spessore variabile secondo la sede. Le cellule di questo strato, ricche di cheratina, non contengono più i nuclei, e vengono eliminate come lamelle cornee dalla superficie epidermica.
 
Le superfici delle palme delle mani, delle piante dei piedi ed interne delle falangi, sono caratterizzate da una struttura
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