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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 09/03/2006

All'indirizzo http://www.diritto.it/docs/21686-la-riforma-della-legittima-difesa

Autore: Selene Pascasi

La riforma della legittima difesa

La riforma della legittima difesa

Pubblicato in Diritto penale il 09/03/2006

Autore:

45917 Selene Pascasi     Vai alla scheda dell'autore
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Il 6 luglio 2005 il Senato approva il disegno di legge n° 1899, relativo alla riforma della legittima difesa, e il 24.01.2006 con il sì definitivo del Parlamento, e con ben 244 voti favorevoli su 175 contrari, il provvedimento diviene legge e rinomina l’art.52 c.p., che diviene "Difesa legittima", anziché “Legittima difesa”: cambio di sostanza, oltre che di nome.
 
La riforma, che di fatto ruota intorno ad una singola modifica del testo di cui all’art.52 del Codice Penale, al quale aggiunge due commi, ha suscitato opinioni contrastanti, non solo nel pensiero dei comuni cittadini, che temono una sorta di “ritorno al Far West”, ma anche tra gli operatori del settore, docenti di diritto penale, autorevoli magistrati ed avvocati.
 
Per comprendere l’entità della riforma, occorre comparare la nuova norma con quella ora abrogata, in cui si leggeva che “non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa».
 
Il nuovo testo, non ancora promulgato o pubblicato, consta di un solo articolo nominato “Diritto all’autotutela in un privato domicilio”, e aggiunge due commi alla norma originaria: «Nei casi previsti dall’articolo 614, primo e secondo comma, sussiste il rapporto di proporzione di cui al primo comma del presente articolo se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere: a) la propria o altrui incolumità;   b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione. La disposizione di cui al secondo comma si applica anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all’interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale».
 
In altri termini, diviene legittima la condotta di colui che, per difendere la propria o l’altrui persona dal pericolo di un’aggressione da parte
di chi ne abbia violato il privato domicilio, colpisca o addirittura uccida il malvivente con un’arma legittimamente detenuta, che sia da taglio o un mero oggetto contundente, sempre che non vi sia desistenza da parte dell’intruso. 
Il rapporto di proporzionalità, pilastro della vecchia disciplina e chiave di svolta tra azione legittima e reato, trova un’espansione non di poco conto, tale da consentire di comprendere nell’alveo del lecito talune fattispecie finora ritenute illegittime.
 
In effetti, il giudizio sulla proporzionalità o meno tra la difesa e l’offesa, prima affidato al giudice, ora diviene superfluo poiché la proporzione della difesa si presume ex lege, sollevando il giudice da un compito difficile che lo portava a dover propendere, caso per caso, fra la tutela dell’onesto cittadino e la garanzia dei diritti dei malviventi.
 
Se prima la difesa veniva legittimata dalla presenza di una causa di giustificazione, solo laddove essa risultava proporzionale sia sotto il profilo dei mezzi di difesa e offesa e sia sotto quello della pregnanza dei beni difesi ed offesi, oggi è legittimo l’utilizzo delle armi da parte del cittadino, non solo per difendere la «propria o altrui incolumità», ma anche a tutela di meri interessi patrimoniali, ove l’offesa verta su beni «propri o altrui»; e ancora, sarà assolto anche colui il quale si difenda con le armi da un delinquente che non ne abbia l’utilizzo.
 
Inoltre, le nuove disposizioni, oltre a cancellare l’eccesso di difesa finora punibile, trovano applicazione non solo all\'interno delle abitazioni private, ma anche all’interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale. Es: supermercato
 
Ci si chiede: la nuova disciplina si limita a tutelare in maniera più sentita il cittadino in pericolo ovvero, col legittimare la difesa a priori, finisce per restituire al privato quel potere di autotutela, quel farsi giustizia da sé, che lo renda unico garante della propria persona e dei propri beni, ruolo di garanzia che dovrebbe spettare per lo più
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