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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 09/03/2006

All'indirizzo http://www.diritto.it/docs/21674

Autore: Vingiani Luigi

Usucapione abbreviata

Usucapione abbreviata

Pubblicato in Diritto civile e commerciale il 09/03/2006

Autore:

45915 Vingiani Luigi     Vai alla scheda dell'autore
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  • Un singolare caso di usucapione abbreviata ex art.1159 cod. civile.
  • Usucapibilità di un bene “pubblico” ma riconducibile alla categoria dei beni patrimoniale disponibile appartenente ad un ente territoriale.
  • Esclusione della garanzia per evizione in caso di usucapione e allorquando il compratore abbia dato causa con il suo comportamento ala perdita del bene acquistato.
Si segnala all’attenzione dei lettori un recente e singolare caso di usucapione abbreviata relativo a una porzione immobiliare acquistata dall’ente territoriale (Comune) da parte di un istituto religioso e rivenduti successivamente a terzi che hanno posseduto in buona fede per oltre un decennio.
Questo in breve il riepilogo dei fatti: nel corso degli anni 30 l’istituto XX divenne proprietario di un cospicuo patrimonio immobiliare, situato nella zona del vescovato, a seguito di donazione. Nel 1987 l’istituto XX vendeva l’immobile al Comune . Nel 1989 l’istituto XX vendeva ai coniugi I e D un sottotetto trasformato in abitazione. La suddetta parte dell’abitazione risultava essere parte di quanto era già stato venduto al Comune.
I coniugi I e D , poiché sulla consistenza immobiliare avevano maturato il periodo di tempo necessario per l’usucapione decennale, considerata l’inerzia del Comune nel far valere il suo diritto, convenivano in giudizio il Comune per far valere il loro diritto di proprietà sull’immobile. Il Comune si costituiva in giudizio eccependo l’inammissibilità della domanda sostenendo che il cespite immobiliare appartenesse alla categoria giuridica di bene pubblico e quindi non usucapibile. Il Comune sollevava altre eccezioni tra cui la nullità del titolo di acquisto e infine proponeva domanda di riconvenzionale per la consegna della porzione immobiliare e domanda di evizione nei confronti dell’Istituto venditore.
Nell’interessante , articolata e pregevole decisione del Tribunale di Torre Annunziata sezione di Castellammare di Stabia il giudice monocratico dr.Giovanni Caparco, - richiamando la normativa del codice canonico (canoni 1530 e segg. C.j.c. del 1917 e canoni 1291 e segg. C.j.c. del 1983) e le modifiche apportate al Concordato con l’accordo firmato a Roma in data 18.2.1984 ha escluso la nullità del
contratto di compravendita da parte di soggetto privo della qualifica di rappresentante legale dell’ente religioso (falsus procurator), ritenendo che: “l’amministrazione dei beni appartenenti agli enti ecclesiastici è da ritenersi soggetta esclusivamente ai controlli previsti dal diritto canonico, salva l’applicazione delle leggi statali italiane relativi agli acquisti delle persone giuridiche”.
Non va sottaciuto che per costante giurisprudenza della Suprema Corte (Cass. 93/ 5418; Cass. 83/5287), pur dovendosi riconoscere efficacia in Italia ai controlli esercitati secondo le norme canoniche, le quali acquistano forza di legge nell’ordinamento italiano in virtù di rinvio formale, la mancanza di licentia può essere dedotta soltanto dall’ente ecclesiastico nel cui interesse il controllo avrebbe dovuto essere svolto e non anche dall’altro contraente.
Inoltre, è stata dichiarata infondata l’eccezione di non usucapibilità della porzione immobiliare oggetto di causa richiamando la giurisprudenza di legittimità a sezioni unite (Cass. ss.uu. 99/391) secondo cui “affinché un bene immobile non appartenente al demanio necessario possa collocarsi nella categoria dei beni patrimoniali indisponibili destinati ad un pubblico servizio, regolata dall’art. 826 c.c. ed assoggettata al regime di cui all’art. 828, comma 2, c.c., non è sufficiente la determinazione amministrativa di destinare quel determinato bene ad un pubblico servizio, ma occorre anche l’effettiva ed attuale utilizzazione in conformità alla destinazione ad esso impressa” e rilevando che nella fattispecie non era stata provata in alcun modo l’esistenza di un atto amministrativo di destinazione del bene in questione ad uffici comunali, essendo anzi evidente l’insussistenza dell’ulteriore requisito della effettiva ed attuale destinazione del bene de quo alla finalità per esso soltanto ipotizzata dall’ente pubblico.
Alla stregua di tali considerazioni il Giudice ha ritenuto che il cespite immobiliare oggetto di causa non può che ritenersi riconducibile alla categoria dei beni patrimoniali disponibili appartenenti all’ente territoriale, i quali sono beni di proprietà privata della pubblica amministrazione e, come tali, sono soggetti alle comuni regole del diritto privato, ad eccezione della sola alienazione che deve sempre avvenire nelle forme del diritto pubblico (pubblici incanti, asta pubblica o
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