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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 15/12/2005

All'indirizzo http://www.diritto.it/docs/21193-la-colpevolezza-nel-diritto-penale-francese

Autore: Taboga Annamaria

La colpevolezza nel diritto penale francese

La colpevolezza nel diritto penale francese

Pubblicato in Diritto penale il 15/12/2005

Autore:

45863 Taboga Annamaria     Vai alla scheda dell'autore
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In Francia ? finora mancata una rigorosa elaborazione della colpevolezza, paragonabile a quella realizzata in Germania, Spagna ed Italia, ove essa ? stata ricostruita come categoria dogmatica che concilia componenti normative e soggettivistiche.

Sollecitata dalle scienze empirico sociali, mossa anzitutto da preoccupazioni politico criminali, la dottrina ha dato prova di notevole fluidit? al riguardo[1].

Tradizionalmente ? invalsa una concezione "psicologizzante[2]" della colpevolezza. Essa traspare dalle classiche definizioni di dolo e di colpa, incentrate sulla presenza e sull'assenza di volont? (volont?)[3], senza sviluppo del momento ascrittivo-valutativo caratterizzante la concezione
normativa di colpevolezza[4].

Questa weltanschauung si spiega in parte con l'influsso esercitato sui penalisti dalle scienze criminologiche, che in Francia godono di notevole prestigio. Generalmente i criminologi ritengono la teoria normativa deficitaria e inattendibile, in quanto costruita su un modello irreale di agente che non tiene conto di complessi meccanismi psicologici[5].


Tuttavia recentemente, soprattutto ad opera di A.-Ch. Dana[6], ? stata denunciata la falsit? del contenuto psicologico della colpa, la quale si sostanzierebbe unicamente nell'oggettiva violazione del dovere di diligenza.
Si ? cos? assistito ad un "glissement de la faute psychologique vers la faute normative" [7], a seguito di cui sono oggi frequenti affermazioni del seguente tenore: "La colpevolezza non ha un contenuto psicologico contrariamente a ci? che afferma la tesi tradizionale in Francia. Essa ? d' ordine normativo"[8].

Simile lettura della colpevolezza colposa in chiave di "normativit?"[9], secondo una valutazione oggettiva, meramente legale, del realizzarsi della violazione ? pi? aderente alla realt? giurisprudenziale. Invero i giudici, avvallati dalla Cassazione, si sono spinti oltre. Attraverso meccanismi probatori presuntivi, essi hanno oggettivizzato gli stessi requisiti strutturali del dolo, abbreviando la distanza che lo separa dalla colpa.
Infine, con la creazione delle infractions mat?rielles[10], la giurisprudenza ha dato la massima concretizzazione al rischio insito in ogni ricostruzione normativa: l'ascrizione della responsabilit? penale sulla base della sola divergenza dal precetto[11].

Secondo Donini[12], si
tratta di un processo favorito, sotto la vigenza del Code Napol?on, dalla propensione del legislatore a costruire fattispecie di mera condotta apparentemente dolose, ma prive di referenti oggettivi pregnanti, d'elementi di dolo specifico, di tendenza, di frode ecc. Invero,
se la descrizione del fatto non ? espressiva del dolo, se non reca in s? la sua impronta, vengono condizionate la prova e l'identit? della tipicit? soggettiva. Ci? ha consentito ai giudici, di affermare che il dolo fosse in re ipsa, oppure che la fattispecie fosse implicitamente colposa o, com'?
accaduto per i delitti contravvenzionali, che il legislatore implicitamente legittimasse la responsabilit? oggettiva.

A siffatte aberrazioni del giudizio normativo di colpevolezza si ? giunti anche per la scarsa consapevolezza del rango sovraordinato dello Schuldprinzip[13], problema acuito dal fatto che in Francia il principio del nullum crimen sine culpa non ? costituzionalizzato.

In questo contesto s'inserisce il codice penale del 1994[14]. Nel titolo II (De la responsabilit? p?nale) del libro I esso racchiude l'art. 121-3 n.C.p., prima consacrazione generale dei criteri d'imputazione soggettiva del reato[15]. La norma, novellata nel 1996[16] e nel 2000[17],
oggi consta di? 5 commi e prevede una serie articolata di criteri d'imputazione soggettiva.

Per alcuni interpreti questa minuziosit? dovrebbe consentire una modulazione della sanzione in funzione del tipo e del grado d'adesione psicologica al fatto di reato[18]. Altri reputano che essa testimoni l'affanno del legislatore nell'accostarsi al problema della responsabilit? penale
colpevole[19]. Infine una dottrina[20] sostiene che la norma, di per s? non risolutiva, possa rappresentare lo stimolo per la costruzione di una compiuta teoria della colpevolezza. In quest'ultima ottica ? possibile osservare che certe previsioni dell'art. 121-3 n.C.p., se coerentemente
applicate, potrebbero risolvere taluni dei problemi suesposti. In tal senso, sono ipotizzabili un ripensamento del dolo come criterio d'imputazione dotato di coefficienti psicologici reali (quale effetto indiretto della creazione della mise en danger d?lib?r?e)[21] ed un'introduzione di correttivi all'eccessiva oggettivizzazione della colpa[22].

Alla luce di queste
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